La situazione della società civile occidentale

di Andrea Zhok

La situazione della società civile occidentale, e italiana in particolare, credo sia riassumibile in questi punti.

1) Da mezzo secolo il lavoro di demolizione della democrazia reale è all’opera, consapevolmente e costantemente. Vi hanno partecipato le riforme scolastiche e i monopoli mediatici, l’ideologia dell’antipolitica e l’incentivazione alla competizione individuale illimitata. È stato un lavoro che ha coinvolto due generazioni e ora è completo, perfetto.

2) La gente non è necessariamente né più stupida, né più ignorante di mezzo secolo fa, ma ha perduto nella maniera più completa la capacità primaria di organizzarsi, di dialogare, di costruire insieme qualcosa. Manca la formazione, manca l’atteggiamento, manca la base materiale ed istituzionale per fare alcunché: l’azione collettiva è morta.

3) Tutti coloro i quali si appellano a qualche “situazionismo”, a qualche flash mob, a qualche chiassata estemporanea per “ottenere la visibilità dei media” come forma di azione collettiva non ha capito niente. Sta chiedendo al sistema di prendere sul serio la sua voce laddove il sistema è nato per silenziare o strumentalizzare le voci sgradite.

4) A livello delle classi dirigenti la demolizione della sfera politica, della sua autorevolezza e della comprensione della sua necessità ha condotto ad un declino verticale della qualità di questi ceti apicali. Questo processo di degrado e dilettantismo delle classi dirigenti politiche non è un monopolio italiano, ma è una tendenza generalizzata: quando non sono dilettanti allo sbaraglio sono tecnocrati a gettone. È per questa semplice ragione che stiamo precipitando nell’abisso senza muovere un sopracciglio. Siamo un intero continente che si comporta come quell’uomo, in caduta libera dal grattacielo, che ad ogni piano si dice: “Finora tutto bene.”

5) A livello sociale e riflessivo la situazione è egualmente disperante. L’intera sfera dell’attenzione sociale è rivolta a dimensioni privatistico-sentimentali, finto-intimistiche, immaginando che il mondo cambierà se solo avremo portato alla luce con abbastanza sottigliezza qualche intimo fremito, qualche zona umbratile del nostro animo tra sonno e veglia. Questa iperconcentrazione sulle sorti del proprio ombelico è la cifra dell’ultima generazione, che per tutto ciò che riguarda i rapporti strutturali, storici, sociali, lavorativi, legali, tradizionali, comunitari è ridotta al livello zero: rotelline disposte a tutto, che dove le metti stanno, sensibili solo all’agenda di moda.

6) Una volta qualcuno pensava che fosse la religione l’oppio dei popoli. Fu un grave errore di analisi. La religione che avevano davanti gli occhi nell’800 giocava sì quel ruolo, ma era semplicemente una deriva culturale in cui i ceti dominanti mettevano a tacere le coscienze strumentalizzando promesse virtuali (l’Aldilà garantito agli obbedienti). Oggi le promesse virtuali che addormentano le coscienze le abbiamo ovunque intorno a noi h24 in forma di infinite comunicazioni mediatiche, paradisi artificiali delle pubblicità, stili di vita tanto al chilo sparati alla TV, narrative consolanti ed edificanti intorno a mondi lontani, esotici o fittizi. Una volta il rinchiudersi in un mondo virtuale, accomodante, impermeabile e restio a percepire quale che accade fuori era segno dell’indebolimento terminale dei molto anziani, che riducevano la complessità percepita del mondo perché non avevano più le forze per affrontarla. Oggi questo tratto è pressoché universale.

7) Non so se c’è una via d’uscita da tutto ciò che non passi attraverso la catastrofe. E di questi tempi le catastrofi possono non essere qualcosa che coinvolge solo lutti personali, ma possono coinvolgere la stessa esistenza in vita di tutti. Se ci fosse una via d’uscita, se una via stretta fosse ancora disponibile, essa deve passare dall’abbandono di personalismi e velleitarismi, dall’abbandono di due idee petit bourgeois: quella per cui “se solo tutti facessero così allora sì che…”, e quella per cui “posso aderire a un progetto solo se è fatto a mia immagine e somiglianza”.

Per inciso, non accade mai che tutti facciano la stessa cosa salvo in due casi: se c’è una costrizione esterna dovuta alla necessità (tutti si rifugiano se sei sotto un bombardamento) o se c’è un coordinamento prodotto da un’organizzazione. Il primo si verificherà se arriveremo alla catastrofe. Il secondo richiede di prendere dannatamente sul serio la possibilità della catastrofe e la responsabilità di evitarla.

Fonte: Idee&Azione

2 ottobre 2022

La situazione della società civile occidentale
La situazione della società civile occidentale

Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti danno fuoco all’Iran

di Redazione di Katehon

La scorsa settimana e all’inizio di questa settimana, un’ondata di proteste ha investito molte città iraniane. I media occidentali globalisti hanno scritto che ciò è stato causato dalla morte di Mahsa Amini, che sarebbe stata uccisa dalla polizia giudiziaria per non aver indossato il velo (in Iran, le ragazze e le donne sono obbligate per legge a coprirsi il capo). In realtà, però, aveva avuto un infarto alla stazione di polizia. È stata mandata in ospedale, ma non è stato possibile salvarla. Il resto dei dettagli non è noto, perché da lì in poi le cose cominciarono a deteriorarsi drasticamente. Inoltre, un gran numero di storie false è apparso sui social media e su pubblicazioni straniere.

Il caso della ragazza è avvenuto il 16 settembre. Già il 18 settembre sono iniziate le proteste e le rivolte di massa. Un agente di sicurezza è stato ucciso da una folla di assalitori sconosciuti e anche quattro giovani iraniani sono stati uccisi dai manifestanti durante gli scontri. È chiaro che la situazione stava deliberatamente degenerando. Nei giorni successivi, le proteste hanno interessato diverse città dell’Iran. È stato segnalato il sequestro di armi. I video che circolano sui social media mostrano gli istigatori alla rivolta che lanciano molotov contro le auto della polizia e picchiano gli agenti. Sono emersi anche filmati della folla che canta “Lunga vita allo Scià Pahlavi”. Questi canti sono sorprendenti, dato che la stragrande maggioranza degli iraniani attuali non ricorda l’era Pahlavi (lo Scià fuggì dal Paese durante la Rivoluzione islamica del 1979, e fu proprio la natura repressiva del regime dello Scià la chiave del suo successo). Uno scenario del genere ricorda gli eventi in Libia, anch’essi iniziati con un piccolo incidente e poi evoluti in azione politica (con la comparsa di striscioni monarchici) e guerra civile. Sviluppi simili si sono verificati anche durante le elezioni presidenziali, quando Mahmoud Ahmadinejad era in corsa per un secondo mandato. Il “movimento verde” del Paese ha invitato alla mobilitazione e alle proteste di massa attraverso i social media.

Già il 22 settembre si sapeva che 61 ambulanze erano state distrutte dai vandali. Alla seconda settimana erano stati segnalati più di quaranta morti

Non disponiamo di statistiche complete sui reati e sui crimini in Iran. Tuttavia, possiamo ipotizzare che ci siano gli incidenti standard con la morte dei colpevoli, così come i casi di abuso di potere da parte dei membri del ramo esecutivo. Ma in questo caso c’è una deliberata promozione del tema della vittima e delle “autorità cattive”. La primavera araba in Tunisia è iniziata con un caso simile. In questo caso, è anche indicativo che i manifestanti non chiedano di “occuparsi dei colpevoli”, ma di incolpare le autorità in generale; cioè, le azioni sono dirette contro la Guida Suprema dell’Iran e l’istituzione del rakhbar, che rappresenta le autorità spirituali, che sono al di sopra degli organi secolari.

Tralasciando il fattore emotivo e le turbolenze socio-politiche in Iran (che sono diminuite rispetto a un anno fa), bisogna guardare al contesto geopolitico e ai legami internazionali. In Iran, l’ondata di proteste è iniziata subito dopo il vertice della SCO a Samarcanda, dove l’Iran è stato accettato come membro a pieno titolo dell’organizzazione.

Inoltre, l’Iran sta attualmente adeguando una serie di leggi per conformarsi alle norme dell’EAEU, al fine di passare da una zona di libero scambio alla piena adesione all’IRI. Con la Russia sono stati firmati numerosi accordi, tra cui la fornitura di gas naturale all’Iran e l’utilizzo del Paese per il transito verso la vicina Repubblica del Pakistan, anch’essa interessata alle risorse energetiche russe. La cooperazione infrastrutturale e tecnico-militare è in fase di rafforzamento. La comparsa di droni kamikaze iraniani nelle file dell’esercito russo, che sta conducendo un’operazione in Ucraina, cambia la situazione in prima linea a favore della Russia.

C’è un altro fatto interessante da notare. Il giorno prima che l’Albania interrompesse ufficialmente le relazioni diplomatiche con l’Iran. Il motivo dichiarato è un attacco informatico presumibilmente condotto dai servizi segreti iraniani alle infrastrutture dell’Albania. Ma in realtà la cassa ha un doppio fondo. Sul territorio albanese sono presenti campi in cui vivono e si addestrano i rappresentanti dell’organizzazione terroristica dei mujahedin-e Khalq del popolo iraniano, che propugnano il rovesciamento del governo iraniano. In particolare, distribuiscono contenuti di propaganda e conducono operazioni informatiche contro l’Iran. È probabile che la rappresaglia delle forze di sicurezza iraniane o degli hacker contro i server del Mojahedin-e Khalq abbia provocato effetti a cascata che hanno colpito altri elementi delle infrastrutture critiche. Microsoft è stata coinvolta nelle indagini sull’incidente informatico in Albania.

Inoltre, la controversia sul programma nucleare iraniano è prossima alla risoluzione. La Russia sostiene pienamente Teheran su questo tema. Anche gli Stati dell’UE sono interessati a rimettersi in carreggiata prima che gli Stati Uniti impongano nuove sanzioni. Solo Washington è finora riluttante, a causa degli stretti legami tra Stati Uniti e Israele. La normalizzazione delle relazioni è stata notata anche con l’Arabia Saudita, da sempre antagonista dell’Iran. L’insieme di questi fattori suggerisce che negli ultimi tempi l’Iran ha rafforzato in modo significativo la sua posizione nella regione, nonostante le continue sanzioni statunitensi.

La domanda sorge spontanea: chi trae vantaggio da una crisi o da un colpo di stato in Iran? Il Pakistan, il Turkmenistan, la Turchia e l’Iraq sono difficilmente interessati a un grave deterioramento del clima politico in un Paese confinante, in quanto eventuali disordini potrebbero ripercuotersi su di loro. Ma ci sono altri attori che trarrebbero vantaggio da un’eventuale crisi in Iran. Soprattutto Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti non sono interessati all’aumento del ruolo e dello status dell’Iran. Israele e gli Stati Uniti hanno dichiarato apertamente la necessità di rovesciare il “regime degli ayatollah” in Iran. Il primo a causa della sicurezza e dei legami delle fazioni palestinesi e degli Hezbollah libanesi con il governo iraniano. Quest’ultimo a causa dell’idea fissa di instaurare una democrazia occidentale di tipo liberale. Va aggiunto che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche negli Stati Uniti è stato riconosciuto come organizzazione terroristica. I rappresentanti di questa organizzazione sono costantemente e infondatamente accusati da Washington di pianificare e organizzare atti illegali e di minacciare gli interessi statunitensi.

Infine, la vittima-eroina delle proteste era originaria della regione curda dell’Iran, il che aggiunge un fattore regionale e curdo alla storia, dal momento che diverse organizzazioni curde sono impegnate in attività sovversive contro il governo iraniano, che vanno dalla propaganda politica agli attacchi alle guardie di frontiera e alle forze di sicurezza. Visti i legami di lunga data di Israele e degli Stati Uniti con i curdi iracheni e la loro capacità di manipolare i social media, si può ipotizzare che gli interessati difficilmente si lasceranno sfuggire l’occasione di usare la morte della ragazza per fomentare il malcontento e i disordini sociali.

Inoltre, il livello e l’esperienza dei servizi di intelligence degli Stati in questione suggeriscono che solo questi Paesi potrebbero condurre un’operazione di tale livello in un altro Stato. Gli stessi insider di Catechon in Iran riferiscono di un aumento dell’attività di propaganda sionista e occidentale all’interno del Paese. Allo stesso tempo, affermano che la situazione è sotto controllo dalla mattina di martedì 27 settembre. Ciononostante, una nuova disinformazione o un’altra disinformazione potrebbero portare a un’altra serie di violenze e innescare una reazione a catena.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: Idee&Azione

3 ottobre 2022

Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti danno fuoco all’Iran
Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti danno fuoco all’Iran

L’India ribadisce il suo appoggio alla Russia

di Andrew Korybko

L’osservazione del Primo Ministro Modi al Presidente Putin, a margine del vertice SCO del mese scorso a Samarcanda, sul fatto che “so che ora non è un’epoca di guerre”, è stata manipolata da molti, tra cui figure di spicco della comunità Alt-Media (AMC) come M. K. Bhadrakumar, per affermare falsamente che l’India si sta mettendo contro la Russia. Questo nonostante l’ex ministro degli Esteri e ambasciatore in Russia Sibal e l’ambasciatore russo in India Alipov abbiano chiarito la questione, seguiti anche dal ministro degli Affari esteri Jaishankar che ha ribadito la neutralità di principio dell’India nei confronti del conflitto ucraino.

In una mossa che ha trasformato le parole di Delhi in azioni, screditando così tutti coloro che speculavano sulle sue intenzioni, la nascente Grande Potenza dell’Asia meridionale si è astenuta dal votare una risoluzione sostenuta dagli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannava la riunificazione della Russia con il suo territorio storico di Novorossiya. Il Rappresentante permanente Kamboj ha spiegato questa posizione dichiarando che “è importante che si trovino le vie per un ritorno al tavolo dei negoziati. Tenendo conto della totalità della situazione in evoluzione, l’India ha deciso di astenersi da questa risoluzione”.

È quindi indiscutibile che coloro che in precedenza hanno considerato le osservazioni del Primo Ministro Modi come presumibilmente implicanti un cambiamento nella posizione dell’India nei confronti della Russia si sbagliavano. Col senno di poi, ciò che si è svolto nelle ultime settimane nello spazio informativo globale può essere descritto come una campagna di guerra informativa volta a seminare il sospetto tra le società di questi partner strategici speciali e privilegiati. Alcuni, come Bhadrakumar, avevano presumibilmente intenzioni innocenti, ma semplicemente non capiscono il gioco di equilibri dell’India, mentre altri, come Jacob Happymon, hanno deliberatamente distorto le sue politiche.

Da questa osservazione, si può concludere che individui con buone intenzioni, ma mal guidati e autorevoli presso il loro pubblico, come Bhadrakumar, possono inavvertitamente contribuire alle infowar che i loro colleghi ideologicamente opposti stanno deliberatamente conducendo. La prima categoria di commentatori è teoricamente capace di riformarsi e quindi redimibile in termini di integrità, a patto che riesca a superare il proprio ego per riconoscere pubblicamente di aver sbagliato, mentre la seconda non ha questa possibilità, dal momento che sta volontariamente manipolando le percezioni altrui per ragioni che solo loro possono spiegare se messe in discussione.

Guardando al futuro, si possono fare una serie di previsioni. In primo luogo, l’India continuerà a praticare la sua politica pragmatica di neutralità di principio. In secondo luogo, questa stessa politica continuerà a essere mal interpretata e mal rappresentata da entrambe le categorie di commentatori. In terzo luogo, il pubblico a cui si rivolgono continuerà a essere confuso, poiché ciò che viene detto loro da fonti attendibili si scontra con i fatti reali che stanno accadendo. In quarto luogo, alcuni di questi stessi spettatori potrebbero alla fine rendersi conto di essere stati ingannati. E quinto, potrebbero a loro volta rifiutare le fonti precedenti e cercarne altre.

L’ultimo punto può essere ampliato proponendo che altri esperti russi, indiani e di altro tipo, anch’essi specializzati nelle relazioni tra queste due Grandi Potenze, ma con un curriculum di analisi accurate molto più elevato, condividano più attivamente le loro opinioni con un pubblico più ampio, per contrastare la disinformazione dei loro colleghi. A tal fine, essi dovrebbero essere oggetto di scouting da parte di quelle piattaforme – comprese quelle finanziate con fondi pubblici e quelle vicine ai partiti al governo di queste due grandi potenze – che hanno interesse a chiarire la realtà delle loro relazioni così come esiste oggettivamente. La cosiddetta “vecchia guardia” è screditata ed è ora che ne sorga una nuova.

Pubblicato in partnership su One World

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: Idee&Azione

3 ottobre 2022

L’India ribadisce il suo appoggio alla Russia
L’India ribadisce il suo appoggio alla Russia

NO ALL’INVIO DI ARMI ITALIANE IN UCRAINA

di Antonio NuovoMondo

Il mio “NO” forte e chiaro, all’invio delle armi da guerra all’UCRAINA, deliberato dal Governo italiano, in palese ed illecita grave violazione dell’art.11 della nostra Costituzione (l’Ucraina oltretutto non è neppure un paese membro dell’Unione Europea e della NATO).

“SI” AGLI AIUTI UMANITARI E A IMMEDIATE INIZIATIVE NEGOZIALI DI “PACE”, “NO” INVECE ALL’INVIO E FORNITURA DI ARMI !!! 🌹❤️

L’articolo 11 della nostra Costituzione, stabilisce che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali, rivolte a tale scopo”.

Quindi nonostante l’art. 11 della nostra Costituzione, stabilisca espressamente, che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, cosa fa il nostro Governo con l’assenso plaudente del Parlamento, invece di promuovere qualsiasi idonea iniziativa negoziale di pace tra la Russia e l’Ucraina, il Governo con una condotta di fatto belligerante, e che avvantaggia e di fatto finanzia e ingrassa l’industria bellica e i mercanti di armi, manda e fornisce armi da guerra all’Ucraina (cose da pazzi !).

Non si è mai visto fermare una guerra, inviando armi ai combattenti, invece di sollecitare idonee e immediate iniziative di pace (è come voler tentare follemente di spegnere un incendio, versando sul fuoco della benzina al posto dell’acqua).

Il nostro pianeta, da secoli e millenni, è un feroce campo di lotta e di battaglia, ove l’umanità in nome dell’egoismo, dell’avidità di potere e di false e ingannevoli motivazioni, ha compiuto e commesso inenarrabili atrocità e lotte fratricide senza quartiere, ove sono stati resi schiavi, trucidati e sterminati milioni e milioni di uomini e donne di ogni età, etnia e fede religiosa (un vero diabolico e satanico Inferno). E senza aver fatto alcun tesoro delle dolorose lezioni del passato, il genere umano stoltamente continua imperterrito sulla stessa atroce cattiva strada, e al posto delle iniziative di negoziazione di pace, continua a scegliere la merdosa criminale “guerra”, come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, nonostante l’espresso divieto stabilito da molte Costituzioni pacifiste (come la nostra), e da numerose leggi e trattati internazionali ratificati (pazza stolta umanità, ove prevale lo spirito belligerante e guerrafondaio).

Stendiamo poi un velo pietoso, nei confronti dei maggiori organi di stampa e d’informazione televisiva e radiofonica, che venendo meno al proprio diritto dovere di cronaca e di libera informazione critica, omettono e soffocano qualsiasi iniziativa di libero dialettico critico dibattito, nel contraddittorio delle parti, per correttamente accertare la verità e comprendere la dinamica, le cause, le responsabilità, presenti e passate, del conflitto bellico attualmente in atto tra la Russia (aggressore) e l’Ucraina (aggredita), e per quindi meglio gestire e valutare correttamente progetti, proposte e iniziative negoziali di pace.

L’iniziativa illecita e inopportuna del Governo italiano, d’inviare armi da guerra all’Ucraina, oltre violare espressamente l’articolo 11 della nostra Costituzione, viola anche alcune disposizioni della legge n.185 del 1990, sul commercio e l’esportazione delle armi. Qualora poi il conflitto che dura da oltre sette mesi dovesse perdurare, c’è anche il serissimo pericolo che possa estendersi, e coinvolgere l’Italia, l’Europa, gli Stati Uniti d’America e l’intero mondo, potendo in tal modo diventare un conflitto mondiale nucleare. Di fatto, siamo quindi sull’orlo del baratro e dell’abisso della terza guerra mondiale, questa volta però, fatta con armi termonucleari, che possono determinare la distruzione e la morte totale del nostro intero pianeta e di tutte le forme di vita sullo stesso esistenti.

Attualmente sul nostro pianeta, oltre la guerra in Ucraina, sono in corso altre 60 guerre fratricide (sessanta), con una corsa generale al riarmo e un arsenale bellico nucleare, che a livello mondiale attualmente comprende circa 13.000 “Testate Nucleari” (tredicimila), per il 90% detenute dagli Stati Uniti e dalla Russia.

Le guerre in atto, come quelle del passato, stanno producendo indicibili sofferenze, devastazioni e milioni di morti, tra cui bambini e uomini e donne di ogni età, etnia e fede religiosa. Questi sono solo alcuni, degli effetti devastanti dell’umana bestiale follia, degli uomini e Governi belligeranti e guerrafondai.

Dobbiamo rimboccarci le maniche e impegnarci seriamente nell’opera di costruzione ed edificazione di un NuovoMondo, ove perenne ed eterna regni la Pace, la Giustizia e l’Amore Universale, riscoprendo il senso del sacro e del Divino, che permea la realtà fisica e metafisica e ogni aspetto ed esperienza delle nostre vite (basta con la stupidità e la follia umana belligerante e guerrafondaia).

Facendo appello agli uomini e donne di buona volontà, preghiamo DIO che ci assista, protegga e ispiri, affinché venga immediatamente sospeso e interrotto l’invio di armi, e contestualmente vengano assunte e organizzate immediate idonee iniziative negoziali di Pace, ispirate dai principi spirituali unitari di Giustizia e Amore Universale, ricordando che siamo tutti fratelli e sorelle, e cittadini dell’Universo. Che la pace, la gioia, l’amore e il saggio discernimento, siano sempre saldi nei nostri cuori e nelle nostre menti, e ispirino il nostro quotidiano corretto e giusto agire.

NO ALL'INVIO DI ARMI ITALIANE IN UCRAINA
NO ALL’INVIO DI ARMI ITALIANE IN UCRAINA

La falsa volontà egoistica arcontica

di Mike Plato

Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi»

Questa è la ricetta per la vita eterna, così vien detto nel testo del vangelo. Sembra una barzelletta alla lettera, per cui occorre cogliere il meta-Senso del portato letterale.

I poveri – ptokoi – ebionim non sono quelli in miseria economica. Poveri sono il gruppo di Yeshua, sono coloro che sanno di esser poveri ontologicamente rispetto a Dio che è ricco di tutto. Poveri lo siamo tutti perché tutti versiamo nella miseria della morte e dellincoscienza, ma i veri Poveri sono quelli che nne hanno consapevolezza. Un conto è esser poveri e non saperlo credendo di essere padroni della propria esistenza. Ben altro è esser poveri, consci che questa vita è miseria rispetto alla ricchezza dell’eternità, che qyesto corpo mortale è miseria rispetto al corpo incorruttibile.

Cristo non ingiunge solo di offrire i suoi beni al suo gruppo ma di offrire ciò che l’uomo ha più cara: l’illusione di autodeterminazione, che scaturí dal peccato primordiale. La mortificazione della falsa volontà egoistica arcontica in noi è la presunta ricchezza cui occorre davvero rinunciare, perché ogni volontà umana si risolve in un nulla, a meno che questa volontà non si esprima per annullare se stessa.

La falsa volontà egoistica arcontica
La falsa volontà egoistica arcontica

ATEISMO: UNA MALATTIA SPIRITUALE

di San Nektarios di Egina

“L’ateismo è un disturbo psichico: è un terribile male dell’anima difficile da curare. L’ateismo è una passione che opprime fortemente chiunque essa afferra. Tiene in serbo tante disgrazie per il suo prigioniero, e diventa dannoso non solo per lui ma anche per altri che entrano in contatto con lui.
L’ateismo nega l’esistenza di Dio. Nega che esista un Creatore divino dell’universo. Nega la provvidenza di Dio, la Sua saggezza, la Sua bontà e, in generale, le sue qualità divine. L’ateismo insegna una falsità ai suoi seguaci e crea false teorie sulla creazione dell’universo. Si professa, come Pizia su un treppiede, che la creazione è un risultato del caso, che si perpetua e preserva attraverso interazioni senza scopo, casuali, che il suo splendore si è traspirato spontaneamente nel tempo, e che l’armonia, la grazia, e l’essere auty testimoni in natura sono attributi inerenti alle leggi naturali. L’ateismo detrae da Dio, a cui ha negato, le sue caratteristiche divine, e, invece, conferisce loro e il Suo potere creativo alla materia senza vita e debole. L’ateismo proclama liberamente la materia come causa di tutte le cose, e divinifica la materia per negare l’esistenza di un Essere superiore, di uno Spirito supremo, creativo, che cura e sostiene tutte le cose.
Per incredulità, la materia diventa l’unica vera entità; mentre lo spirito diventa inesistente. Per l’ateismo, lo spirito e l’anima sono invenzioni egocentrici dell’uomo, inventate per soddisfare la sua vanagloria. L’ateismo nega la natura spirituale dell’uomo. Trascina l’uomo dall’altezza elevata dove è stato posto dal potere e dalla grazia del Creatore, e lo abbassa tra il rango di animali irrazionali, che lui accetta come antenati della sua distinta e nobile stirpe. L’ateismo fa tutto questo per testimoniare le parole del Salmo: “L’uomo, essendo in onore, non ha compreso; è paragonato agli animali senza cervello, ed è diventato simile a loro” (Ps. 48:20).
L’ateismo detrae la fede, la speranza e l’amore dal mondo, queste fonti di vera felicità per l’uomo, espelle la giustizia di Dio dal mondo, e nega l’esistenza della provvidenza e del soccorritore di Dio.
L’ateismo accetta le leggi che esistono in natura, eppure nega Colui che ha nominato queste leggi. L’ateismo cerca di condurre l’uomo ad una felicità immaginaria; tuttavia, lo abbandona e lo abbandona in mezzo al nulla, nella valle del lamento, sterile di tutti i beni celesti, vuoto di consolazione dall’alto, vuoto di forza spirituale, privo del potere della virtù morale, e spogliato del solo disposizioni indispensabili sulla terra: fede, speranza e amore.
L’ateismo condanna il povero uomo alla perdizione e lo lascia solo come preda tra le difficoltà della vita. Avendo rimosso l’amore dentro l’uomo, l’ateismo lo priva successivamente dell’amore degli altri, e lo isola dalla famiglia, dai parenti e dagli amici. L’ateismo disloca ogni speranza di un futuro migliore e la sostituisce con la disperazione.
L’ateismo è terribile! È la peggiore delle malattie spirituali! “

ATEISMO: UNA MALATTIA SPIRITUALE
ATEISMO: UNA MALATTIA SPIRITUALE

Sull’origine tradizionale della Rivoluzione islamica dell’Iran

a cura di Giuseppe Aiello

Un giorno mi trovavo a casa di Agha Fazel Lankarani, una degli insegnanti del Seminario islamico di Qom. Raccontò da un suo amico:

“Eravamo con l’Imam (Sayyid Ruhollah Musavi Khomeini) (ra) nella città santa di Najaf e la conversazione è caduta sull’Iran.

Dissi: “Qual è il tuo piano riguardo alla rimozione dello Scià dall’Iran? Non si può mandar via un inquilino dalla sua casa, e tu vuoi mandar via lo Scià della nazione?”

L’imam rimase in silenzio.

Pensai che forse non mi aveva sentito. Ho ripetuto le mie parole. L’imam si arrabbiò e disse: “Signore! Che dice? Hazrat Baqiyatullah Imam Mahdi (aj) mi direbbe qualcosa di sbagliato? Lo Scià deve andarsene”.

Hujjatulislam Kansari

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L’Imam Khomeini si mosse su ordine dell’Imam al-Mahdi, suprema autorità tradizionale del nostro tempo. La Repubblica islamica dell’Iran è di origine divina, nessuna forza umana può farla cadere, se Dio non vuole. Non lo si vuole ancora capire o accettare, ma forse a breve si sarà costretti a farlo. La legittimazione della rivoluzione di Khomeini è di un ordine superiore.

Sull’origine tradizionale della Rivoluzione islamica dell’Iran
Sull’origine tradizionale della Rivoluzione islamica dell’Iran

IL BENESSERE CI DROGA

di Mike Plato

Il benessere ci droga, ci addormenta, ci fa credere che la materia possa essere manipolata per farne un paradiso. Ma nessun paradiso inizia con una nascita e finisce con una morte. Parimenti, nel suo verso opposto, la miseria ci addormenta nella materia perché ci inchioda esclusivamente alla sopravvivenza e non ci fa pensare ad altro. Ergo, in modi diversi, carenza e abbondanza di materia ci irretiscono e assopiscono, facendoci dimenticare che la vita esterna è solo illusione ingannevole, in parte di per sé, in parte perché orchestrata in tal senso.

Dunque in media stat virtus. Moderazione, temperanza, accontentarsi del poco bastevole per una vita dignitosa. Ma vedo che anche quelli che credonsi spirituali non sanno stare senza agi, senza almeno 2 viaggi all’anno, senza questo e senza quello, tutti comunque morsi dalla tarantola, non riescono a fermarsi, non riescono nranche a sopportare il fatto di starsene un po’ da soli. Devono organizzare freneticamente, agire, correre, aggregarsi, desiderare e lottare per desideri (definisco desiderio leccedenza del bisogno). Non hanno e desiderano, hanno e desiderano in più. Un tormento senza fine che cessa solo con la fine dell’ego, motore pulsante della brama sempre insoddisfatta. E così facendo, il potente inganno della materia ci avrà per sempre, perché non cesserà con la morte.

Forse la carenza che si prospetta, in agguato dietro l’angolo, causa pseudo guerra, potrebbe iniziare a farci capire in che razza di incubo illusorio viviamo da eoni. Ma non ci spero

IL BENESSERE CI DROGA
IL BENESSERE CI DROGA

La Finanza Buona: un divorzio inevitabile per salvare l’Europa

di Vincenzo Di Maio

Bisogna separare la finanza buona da quella cattiva, un divorzio inevitabile per salvare l’Europa dalle grinfie angloamericane.

La finanza buona è realmente europea e non è giudea, è radicata tra i popoli e non è sionista, è orientalista e non è occidentalista, è filorussa e non è filoatlantica, è per la giustizia sociale e non è per lo sfruttamento sociale, è per la liberazione dell’uomo e non per la sua oppressione, è etica morale e religiosa e non è grezza amorale e atea, è per un Europa dei popoli e non per un Europa tecnocratica, è per la pace nel mondo e non per la guerra dei mondi, è legittima e non è criminale, è per una realistica Repubblica Magistrale Europea e non per una fantomatica Unione Europea.

La Finanza Buona: un divorzio inevitabile per salvare l'Europa
La Finanza Buona: un divorzio inevitabile per salvare l’Europa

Gesù e la Legge

a cura di Giuseppe Aiello

“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.

In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppur una “yod”(la più piccola lettera ebraica) o un segno (che si mette sulla yod) dalla legge, senza che tutto sia compiuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.”

Matteo, 5, 17-19

Gesù e la Legge
Gesù e la Legge