Una brevissima chiarificazione su una apparente posizione antitradizionale della dottrina islamica sciita: Essa si presenta come fortemente antimonarchica (si pensi all’”ancestrale” ostilità per il califfo/monarca Muawiyah, Yazid ecc., o per lo Shah di Persia). In realtà ciò che viene condannata è la monarchia profana intesa come una dinastia di regnanti che non ha avuto alcuna legittimazione divina, priva di un crisma superiore, non il Principio della “Regalità Sacra”, di cui anzi l’Imamato rappresenta una perfetta incarnazione. L’Imam Ali e sua moglie Fatima Zahra (figlia del Profeta) sono gli archetipi del ”Re” e della “Regina”.
Vi sono, mi pare evidente, forze e poteri più o meno occulti che ci spingono sempre più verso un individualismo sfrenato, e che mirano ad uniformare i popoli, ad annichilire le diversità culturali, ad annientare la straordinaria ricchezza delle tradizioni, perfino ad annullare l’identità di genere sessuale e, insomma, a renderci tutti uguali: semplici unità separate ed indifferenziate che vivono, consumano e la pensano in modo identico. Proprio come gli insetti che vorrebbero farci mangiare. René Guénon lo scriveva già nella prima metà dello scorso secolo. E perché vogliono questo? È chiaro: per controllarci e manipolarci meglio! Ma, anche se arriveranno molto vicino allo scopo, essi non vinceranno; non possono farlo. È metafisicamente una battaglia persa. La separatività è soltanto un’errata percezione dell’Unità del Reale, e Satana è una creatura di Dio. Cito: “Se prendiamo in esame l’insieme di quell’ambito di manifestazione che è il nostro mondo, possiamo dire che in esso, man mano che si allontanano dall’unità principiale, le esistenze diventano sempre meno qualitative e sempre più quantitative […]. La […] uniformità, per essere possibile, supporrebbe esseri sprovvisti di qualsiasi qualità e ridotti a semplici «unità» numeriche […]; ma è evidente che, in nome di una pretesa «uguaglianza», uno degli «ideali» alla rovescia più cari al mondo moderno, si cerca effettivamente di rendere gli individui tanto simili tra loro quanto la natura lo permette, e questo in primo luogo pretendendo di imporre a tutti una educazione uniforme […]; in tal modo il «livellamento» si effettua sempre dal basso, e d’altronde non può essere diversamente, poiché questo stesso livellamento non è che una espressione della tendenza verso il basso, cioè verso la quantità pura […]. Ne deriva la conseguenza, solo in apparenza paradossale, che il mondo è tanto meno «unificato» nel senso reale del termine, quanto più diviene uniformizzato; ciò è assolutamente naturale in fondo, poiché […] il senso in cui viene condotto è quello di una «separatività» sempre più accentuantesi” (René Guénon; Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, VII, pp. 53-55). “[…] mai l’umanità è stata così lontana dal «Paradiso terrestre» e dalla spiritualità primordiale. Bisognerà forse concludere che questo allontanamento sia definitivo, che nessun potere stabile e legittimo reggerà più la terra, che ogni autorità spirituale scomparirà dal mondo e che le tenebre, estendendosi dall’Occidente all’Oriente, nasconderanno per sempre la luce della verità? Se tale fosse la nostra conclusione, non avremmo certo scritto queste pagine, né avremmo scritto nessuno degli altri nostri libri, giacché si sarebbe trattato ovviamente di fatica sprecata” (René Guénon; Autorità spirituale e Potere temporale, VIII, p. 95). “La legge è negata nel momento stesso in cui è negato il principio dal quale emana; ma in realtà i suoi negatori non hanno potuto sopprimerla di fatto, ed essa si rivolge contro di loro; così il disordine deve alla fine rientrare nell’ordine, al quale nulla può opporsi se non in apparenza e in modo affatto illusorio” (René Guénon; Autorità spirituale e Potere temporale, IX, p. 98).
a cura di Associazione Internazionale SOL COSMICUS
“Se alla democrazia si togliesse la maschera, in America come altrove, si vedrebbe chiaro in che misura la democrazia è solo lo strumento di un’oligarchia sui generis la quale segue il metodo della “azione indiretta” assicurandosi possibilità di abuso e di prevaricazione.”
L’Italia è davvero uno strano Paese: ogni anno spedisce a Londra migliaia di giovani laureati per fare i lavapiatti e mantiene i clandestini a vivere in albergo. E’ un Paese che lascia i propri concittadini colpiti dalla tragedia del terremoto a dormire nei container, ma ospita i profughi in centri di accoglienza come quello di Villa Camerata, che ho visitato lo scorso settembre: una villa rinascimentale immersa nel verde a due passi dal centro storico di Firenze. A Rapallo gli immigrati dimorano presso l’Istituto delle Orsoline, una struttura residenziale di lusso, e hanno a disposizione: spiaggia privata, campetto da calcio, palestra, wi-fi e il pocket money per affrontare le spese di tutti i giorni. Poi il Governo non trova i soldi per sistemare gli esodati, lasciati senza lavoro e senza pensione. L’accoglienza dei clandestini costa alla collettività 4 miliardi di euro all’anno, ma queste sono solo le cifre ufficiali. Quelle reali non le conosce nessuno, ma sono molto più alte. I nostri nonni che emigrarono, morivano nelle miniere e non ebbero mai nulla, anzi vennero maltrattati e derisi pur comportandosi bene ed essendo rispettosi delle regole del paese che li ospitava. Il Governo provvede alle spese della Marina Militare e della Guardia di Finanza per le operazioni in mare, di cui non è dato conoscere il costo. Sappiamo però che questo stesso governo non trova le risorse per pagare la manutenzione e la benzina per le auto dei carabinieri. Si distaccano migliaia di poliziotti per le operazioni di identificazione, con costi non irrisori, mentre la mafia spadroneggia in Sicilia e la ‘ndrangheta nel nord. Non si conoscono nemmeno i costi aggiuntivi affrontati dal sistema sanitario nazionale per la gestione dell’emergenza migranti: in compenso i pronto soccorso degli ospedali sono al collasso. Non c’è più da meravigliarsi di nulla in un Paese dove i padroni sono tenuti a raccogliere gli escrementi dei loro cani, mentre gli stranieri ospiti cagano sui marciapiedi.
UN MEMBRO DELL’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE HA LASCIATO DA POCO TEMPO IL PIANO TERRESTRE, MA VIA VIA CADRANNO UNO A UNO COME LE TESSERE DI UN DOMINO…
Fratellanza del Serpente e Ordine dell’Antico Serpente.
Nella “Fratellanza del Serpente”, millenni or sono, confluirono coloro che avevano maggiore conoscenza e potere iniziatico: i più provenivano dalla leggendaria Lemuria e alcuni dal continente perduto di Mu. I loro poteri erano immensi ma non ne abusavano mai, al contrario erano utilizzati al servizio dell’umanità, con saggezza e discrezione. L’Ordine dell’Antico Serpente”, invece, è il gruppo che ha scelto, giusto per intendersi, il Lato Oscuro del Potere: esso incarna, quindi, le forze della contro-iniziazione e dell’anti-tradizione, utilizzando un esoterismo deviato. I membri di quest’Ordine sono i membri della Gran Loggia Suprema che sta al Vertice della “Piramide del potere occulto mondiale” di oggi, che sottomette i popoli mediante l’insaturazione del Nuovo Ordine Mondiale, sotto forma di Unico Governo Mondiale che cercano di instaurare. Vi confluiscono tutte la massonerie nazionali e sovranazionali, la Rosacroce, sette sataniche, organizzazioni paramassoniche, comitati d’affari senza patria, Mafia, Triade, criminalità organizzata, membri e gruppi politici corrotti, multinazionali, fondazioni, eccetera. La “Fratellanza del Serpente” ha messo in campo forze di contrasto a tutti i progetti diabolici elaborati e azionati dall’“Ordine dell’Antico Serpente”: per questo non sono riusciti ancora ad ottenere quel dominio totale che sembrava facile conquistare. È in atto, quindi, una ulteriore terrificante battaglia tra i Figli della Luce e i Figli della Tenebra che si consuma spietatamente sopra la testa dell’uomo comune. Tutto sembra aver assunto le sembianze di una vera e propria sospensione dello Stato di diritto e di essere al centro di un colossale “esperimento sociale” che la partecipazione a questo questionario richiesta dal governo conferma. Questa guerra disumana tra i Figli della Luce e i Figli della Tenebra si svolge anche attraverso terribili atti magici tra potenti Maghi Neri e Maghi Bianchi, una guerra occulta sui piani sottili, invisibili agli uomini comuni che ne subiscono ignari le conseguenze. Le diverse forme di Magia sono più che presenti nella società moderna e supertecnologica del 5G e del 6G: le azioni magiche vengono veicolate attraverso i più svariati canali insospettabili del quotidiano (internet, tv, cinema, concerti, manifestazioni pubbliche varie, ecc.). Il Piano-Azioni della Tenebra avanza inesorabile e a livello profondo in tutta la società umana e per questo la chiamata a raccolta della Luce della “Fratellanza del Serpente” ha attivato, in questo momento critico, quelli che vengono chiamati i “ponti telepatici”, i “ponti di ascolto”, i “ponti di trasmissione”. Nei “ponti telepatici” viene usato il corpo eterico, tenendo sotto controllo la mente e il corpo fisico grossolano. Si tratta di “ponti telepatici” che vengono lanciati verso alcune località particolari. Sono attivi in diverse parti del mondo tra Regioni, tra Paesi, tra Continenti. I Maestri della “Fratellanza del Serpente” non cercano discepoli buoni ma discepoli potenti che hanno ricevuto il talento di un dono divino, né tantomeno personaggi pieni di sapere, ma cercano in realtà chi sarà capace di alzare la pietra tombale della Materia che non permette di vedere il mondo ignorato dell’Anima. La “FRATELLANZA del Serpente”, a differenza dell’“Ordine dell’Antico Serpente” (gli “Illuminati”), prepara un futuro che dovrà essere il tempo dell’uomo che si riconosce quale Anima Immortale, un uomo che riesce a trovare il silenzio nel suo cuore facendo tacere la mente e facendo diventare i sensi opachi al rumore del mondo. Realizzare quel tempo primordiale in cui l’uomo cammina come Anima e che l’“Ordine dell’Antico Serpente” cerca di impedire a tutti i costi. L’uomo attuale, spento cerebralmente e coscienzialmente, non solo è dimentico del suo “Stato Originario” ma ancora non vede oltre il proprio naso.
Nel riquadro sotto il simbolo della Fratellanza del Serpente che salverà il pianeta in qualità di Figli di Dio Altissimo.
LA FRATELLANZA DEL SERPENTE NON E’ L’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE
Se dico ARCONTI CHE DOMINANO IL. MONDO DA UN PIANO SOTTILE DALLA QUARTA PARETE, la mente non riesce a sentire la drammaticità della cosa, perchè gli arconti sono una realtà invisibile, come Dio, ragion per cui si fa fatica a percepirne la schiavitù. Ma è diverso se dico BADATE CHE C’È STATA UNA INVASIONE ALIENA NELLA NOSTRA CIVILTÀ PLANETARIA. ASSUMONO LA NOSTRA FORMA, PRESIDIANO I CENTRI DI POTERE, CONTROLLANO TUTTI I GANGLI VITALI DEL SISTEMA. CI HANNO CONQUISTATO. IL MONDO È UNA COLONIA ALIENA. AVETE PRESENTE IL FILM “THEY LIVE”? ECCO Ora, un conto, per la gente, sarebbe affrontare un nemico totalmente invisibile, incrostato nell’interiorità umana, nell’inconscio collettivo. Un altro conto sarebbe combattere un nemico esterno, che può essere reso visibile… Perché è ovvio che un nemico interno è una parte di te, sei tu. Un nemico esterno non sei tu, e questo tu fa sentire comunque dalla parte del bene. Poi si chiederebbero: COME COMBATTO CHI NON VEDO? E SE È UNA PARTE DI ME, COSA FACCIO? DEVO TAGLIARMI UN BRACCIO? DEVO COMBATTERE ME STESSO? Se qualcuno dicesse che siamo diventati schiavi di alieni, sarebbe più credibile di uno che parla di schiavitù arcontica perché la prima è una realtà tangibile esteriormente mentre la seconda è una realtà tangibile interiormente, proprio come gli insegnamenti di Gesù in tutti i vangeli a noi pervenuti, apocrifi e canonici che siano, hanno provato a comunicare ai posteri la lotta pneumatica per la purificazione dello spirito da ogni bassezza fisica, animica e spirituale.
Le fazioni della Resistenza islamica non hanno rivelato il loro potenziale
Gli osservatori dell’Iraq hanno spesso sentito il termine “fazioni della resistenza” o “resistenza islamica dell’Iraq”. Questi nomi sono applicati all’unione di varie fazioni con ideologia islamica, che si sono dichiarate per la prima volta durante l’occupazione americana. Le principali organizzazioni che si nascondono sotto il marchio “Resistenza islamica” sono Kataeb Hezbollah, Asaib al-Haq, Harakat Hezbollah al-Nujaba e la Brigata del Signore dei Martiri. Ognuno di questi gruppi ha i suoi proxy e le sue filiali. Nonostante la gloriosa storia del jihad, oggi le fazioni della Resistenza islamica in Iraq sono giunte a una vera e propria impasse nel loro sviluppo.
Le fazioni della Resistenza, nonostante il comune sistema di vedute, non riescono a unirsi in un’unica forza religiosa e politica, né a proporre un’ideologia per la trasformazione rivoluzionaria dell’Iraq. La situazione dimostra che c’è uno scarso orientamento filo-iraniano, perché oltre a loro, in Iraq ci sono leader politici, religiosi e organizzazioni abbastanza noti, il cui punto di riferimento è la Repubblica Islamica dell’Iran e che si stanno realmente muovendo verso cambiamenti fondamentali, cosa che non si può dire di fazioni come Kataeb Hezbollah e Sheikh Khazali, che hanno sostenuto per molto tempo la modalità del “sistema delle quote”. Il sostegno alla dittatura del cartello petrolifero in Iraq dimostra la contraddizione più forte nella politica delle fazioni della Resistenza islamica, ad eccezione di Harakat al-Nujaba, che finora si sono opposte al sistema delle quote solo verbalmente. La contraddizione sta nella natura antimperialista delle fazioni, ma questo non impedisce loro di sostenere il sistema di governo imposto dagli americani nel loro Paese.
Un altro punto è Sistani, è noto che Marja è il principale oppositore dell’Iran nell’ambiente sciita dell’Iraq. Le fazioni della resistenza ignorano la dittatura di Najaf, che prima o poi si trasformerà in un grosso problema, dal momento che l’anziano Sistani ha un figlio apertamente anti-iraniano, molto più radicale del padre nei confronti di Teheran. Ma la Resistenza islamica non può nemmeno scegliere un’autorità religiosa locale in contrapposizione a Marja per avviare in qualche modo dei cambiamenti nella società.
La principale lamentela nei confronti della Resistenza islamica irachena è la passività in termini di vendetta contro gli americani e i sionisti per l’assassinio di Suleimani e Muhandis. Qui si può obiettare, si dice che gli iraniani hanno deciso di pianificare una risposta più ampia agli yankee rispetto al semplice bombardamento delle basi del Pentagono nella regione, sì, ma questo non significa che gli iracheni siano sollevati dalla responsabilità. Le basi statunitensi sono ancora in funzione sul territorio iracheno e la distruzione degli occupanti non influirebbe comunque sull’accordo nucleare tra Iran e Occidente o sulla situazione regionale. D’altra parte, i gruppi di resistenza effettuano costantemente attacchi leggeri contro gli occupanti, più volte al mese, finora senza conseguenze letali per Washington, il che indica un alto livello di addestramento al combattimento delle fazioni, che possono portare qualsiasi attacco ovunque in Iraq. Ma cosa succederà dopo? Qui torniamo alla questione dell’ideologia. Non basta cacciare gli americani dal loro Paese, non basta dichiararsi a gran voce, è molto più importante cambiare il famigerato sistema delle quote, ma la Resistenza islamica dell’Iraq non osa fare un passo del genere, perché non ha alcuna idea rivoluzionaria per la società locale.
Oggi, alcuni leader delle fazioni riescono a giustificare la loro inazione contro gli occupanti con dichiarazioni controverse, così lo sceicco Khazali ha dichiarato che “la resistenza era pronta ad attaccare gli americani, ma stavamo aspettando un segnale dagli iraniani, loro hanno esitato e poi era troppo tardi”. Lo sceicco dovrebbe capire che la risposta degli iraniani è una cosa, ma gli iracheni sono un’altra cosa ancora. Le risposte degli iraniani e degli iracheni agli americani non devono necessariamente coincidere, Asaib al-Haq deve assumersi la responsabilità o unirsi ad altre forze politiche con un certo piano d’azione. Inoltre, lo sceicco ha sottolineato che il presunto “intervento turco è più pericoloso del rimanere degli americani nel Paese”. I turchi sono solo le guide degli americani nella regione e temono in ogni modo di entrare in un confronto diretto con le fazioni filo-iraniane in Iraq, mentre il Pentagono è stato ufficialmente dichiarato terrorista per conto della Repubblica Islamica dell’Iran. La differenza tra turchi e americani è enorme.
Dicono che c’è una sorta di tregua tra le fazioni della resistenza e gli yankee, in ogni caso è evidente che si è trascinata e sta facendo il gioco di Washington. Così, la tattica di conformismo delle forze di resistenza irachene ha influito sulle loro relazioni con l’IRGC.
Anche la situazione con i sionisti solleva interrogativi. Mentre i gruppi di resistenza si posizionano come “principale forza antisionista”, essi si sono limitati a una partecipazione parziale alla Battaglia della Spada di Al-Quds. Anche se nessuno impedisce ai gruppi di attaccare le posizioni sioniste nell’autoproclamato Kurdistan, nell’Anbar o a Baghdad [1]. Le fazioni della resistenza non sono state nemmeno in grado di imporre una lotta ai sionisti nell’arena politica, per cui lo stesso Muqtada Sadr ha preso l’iniziativa nelle proprie mani e ha presentato al Parlamento una legge sul “divieto di ogni tipo di relazione con i sionisti”.
Per concludere, passerò alla cronologia della formazione della Resistenza islamica, come sala operativa dei gruppi nel periodo post-occupazione, quando gli americani occuparono l’intero Iraq. Nel 2018, lo sceicco Nasiri, allora associato a Harakat al-Nujaba, ha dichiarato in un’intervista al canale al-Mayadeen che “presto verrà creato un enorme esercito per liberare al-Quds, la cui spina dorsale sarà costituita dalle fazioni della resistenza irachena”. Sono passati quattro anni, non c’è stato alcun annuncio ufficiale dell’“esercito di al-Quds” e c’è ancora una spaccatura all’interno della fazione in Iraq e disaccordi con le altre principali forze politiche del Paese. Non è necessario rinunciare al progetto, ma al momento ci sono molti problemi in divenire. A proposito, né lo sceicco Khazali né il Kataeb Hezbollah hanno detto nulla del genere sull’“Esercito di liberazione della Palestina”, la domanda sorge spontanea: quali sono i loro piani per la zona occupata di al-Quds?
Alla fine di maggio 2019, è apparso un video che rivendicava la creazione del cosiddetto “Fronte dei rivoluzionari liberi”, che ritraeva diverse persone sullo sfondo delle bandiere di Hashad al-Shaabi e di diversi gruppi del PMU: in particolare, Asaib Ahl al-Haq, Saraya Ashura, Saraya Al-Khorasani, Kataib Sayyid al- Shuhada, Liwa al-Tafuf, Kataib Jund al-Imam, Badr, Kataib Hezbollah, Kataib al-Imam Ali e Saraya al-Salam. Nel video, l’oratore ha dichiarato l’unità delle fazioni nell’opporsi alla presenza statunitense e ha invitato gli iracheni a unirsi al fronte. Il tempo è passato, il Fronte rivoluzionario non si è dichiarato in termini di attacchi contro i terroristi del Pentagono.
Le fazioni della Resistenza islamica sono esistite per molti anni in un regime ombra, poi integrato in Hashad al-Shaabi, ma con la condizione di mantenere l’autonomia. Tuttavia, i vantaggi della “libertà personale” non hanno permesso loro di uscire dalla faziosità e di creare una struttura monolitica basata su un’unica fazione della resistenza [2]. Pertanto, non dobbiamo sorprenderci se domani sentiremo parlare dello scioglimento di alcune organizzazioni ben note, in questa situazione dovrebbero incolpare solo se stesse. Una cosa è chiara, la Ummah ha bisogno di una nuova repubblica islamica con l’ideologia della rivoluzione di liberazione da Tagut e non di gruppi sparsi di guerriglieri che si tirano addosso la coperta all’infinito.
[1] Kataeb Hezbollah ha mostrato una foto di alcuni combattenti nei tunnel di Gaza al culmine della battaglia e la partecipazione degli iracheni era finita. Harakat al-Nujaba ha espresso la disponibilità ad unirsi, ma per varie ragioni la sua offerta è stata ignorata. Lo sceicco Khazali ha detto che il Mossad è presente ad Anbar, lo sceicco Kaabi ha spiegato che i sionisti girano per Baghdad sotto le sembianze della NATO.
[2] C’è stato un tentativo di creare un analogo del Basij iraniano in Iraq basato su Saraya Al-Khorasani, ma l’idea non è mai stata attuata, anche a causa dell’ampia opposizione di altre fazioni.
Lo studio della storia (almeno quella del novecento), della scienza politica, o anche la stessa esperienza politico-militante, dovrebbero essere dei capisaldi nel mondo delle cosiddette forze anti-sistema o almeno nella loro forma mentis base. E’ impossibile costruire una trasformazione radicale dello status quo, andando sostanzialmente a chiedere, ad edulcorare, o a ripristinare lo Stato liberale, o meglio quello che è rimasto di esso e anche in versione peggiorata. E soprattutto se ci si dichiara contro il liberalismo o il neo-liberismo, ecc.! In Russia, prima del ’17, le basi popolari della rivoluzione (i Soviet), che erano basi produttive e militari, erano già pronte, coordinate e autogestite. Furono messe a regime attraverso il “dualismo dei poteri”, che prevedeva da un lato i Soviet e dall’altro lo Stato, muovendosi a geometria variabile: laddove c’era bisogno di più Stato centrale si aveva più Stato centrale, laddove i Soviet avevano bisogno di meno Stato centrale c’era meno Stato centrale. E ancora, prendiamo ad esempio la meno politicamente corretta Germania degli anni ‘20/’30. Il popolo era già organizzato in organizzazioni produttive e militari come il movimento völkisch, i freikorps, o più tardi le SA. E allo stesso modo che nell’Unione Sovietica, furono messe a regime dall’NSDAP, il quale, parole proprio di Hitler nel Mein Kampf, prese i modelli e i metodi di azione e organizzazione dai bolscevichi. Ma di esempi ne potremmo fare a bizzeffe di leghe bianche, cooperative, ecc., che di marca cattolica o socialista, organizzavano e producevano da sé quanto avevano bisogno. Sulla necessità o meno dello Stato centrale da parte di tali strutture si è articolata poi la dialettica storica di tali esperienze. C’erano gli intransigenti che non volevano alcuna ingerenza, pensiamo ai trotzkisti, alla sinistra del movimento comunista, ai socialisti rivoluzionari ecc. che volevano “solo” Soviet e niente Stato. C’erano le SA che non volevano la Wermacht, e divenire così loro l’esercito nazionale. Questo per dire che solo quando un popolo, e tra l’altro bisogna rivedere pure il concetto di “popolo”, si “auto-organizza” fa davvero paura e può avere il centro nel gioco politico. In alternativa tutto si riduce ad una mera corsa all’elezione in parlamento e nei posti chiave della nazione da parte di una casta burocratica calata dall’alto e chiamata “partito”, la quale non farà gli interessi del popolo perché non ha collegamento con esso. Non lo conosce! Un simile livello politico va ricostruito anche oggi, in Italia, con autonomie territoriali e tematiche (produzione, servizi, difesa, ecc.) che nascano, si sviluppino e si mettano in collegamento, e che abbiano o meno a che fare con lo Stato centrale in base a quanto sia necessario. Tutto ciò considerando che è finita l’epoca delle masse, dei movimenti e dei partiti di massa, è finita la modernità e dunque la concezione moderna, liberale e borghese dello Stato. L’Occidente postmoderno è fluido, atomistico e tribale allo stesso tempo. L’organizzazione della comunità, se così la si può definire, nel XXI secolo deve tenere conto di questo!
Gli inglesi e gli americani spingono incessantemente per l’operazione Kherson. Sarebbe però ironico che questa operazione sia l’errore di giudizio dell’Occidente che tira il primo filo del suo progetto ucraino.
Kiev sta perdendo la sua disperata scommessa di mostrare al mondo che la sua guerra con la Russia non è una causa persa. Il team Zelensky è stato sottoposto a forti pressioni occidentali per la sua lunga controffensiva su Kherson. Lo scorso luglio, Richard Moore, il capo dell’MI6, parlando all’Aspen Security Forum, aveva predetto che le forze russe erano “sul punto di esaurire le forze” e che l’arresto dell’avanzata russa avrebbe dovuto dato alle forze ucraine “ l’opportunità di vendere con le crescenti quantità di armi di qualità che hanno ricevuto”.
Questo era un chiaro messaggio dell’intelligence britannica che ci si aspettava un contrattacco da Zelensky.
Ebbene… era luglio. E pochi giorni fa è stata lanciata la controffensiva finalmente di Kherson, nonostante il notevole clamore dei media anglosassoni. Rapporti e fotografie corroboranti, tuttavia, suggeriscono che non solo l’offensiva è iniziato con un macabro fallimento – con gli ucraini respinti dai pochi villaggi che avevano preso originariamente come parte di una spinta anche tattica – ma che forze le ucraine hanno subito pesanti. Più di 1700 uomini furono persi durante questo primo confronto.
Quanto velocemente cambiano i contest in questi tempi tumultuosi: i russi non sono mai stati bloccati; è semplicemente appropriato che Mosca “rallenta” le sue operazioni militari in Ucraina. L’estensione della durata dell’operazione militare offre semplicemente un maggiore margine di manovra per sentire la pressione energetica esercitata da Mosca sull’Europa. La classica guerra di artiglieria incrementale limita anche le vittime russe, infliggendo maggiori al nemico.
Questo per quanto riguarda il contesto ristretto. Il contesto più ampio rivela che il terreno trema sotto i piedi di Zelensky: l’opinione pubblica europea ha iniziato a criticare a cascata le sanzioni europee contro la Russia e la stanchezza della guerra sta crescendo con l’avanzare del rullo compressore lento e del fuoco calibrato dell’artiglieria russa. Zelensky rischia di vedere il suo sostegno diminuire occidentale o scomparire.
In particolare, l’Ucraina non è stata in grado di rafforzare le posizioni assediate, né di contrattaccare, quindi di tenere i territori riconquistati. Di conseguenza, abbiamo visto il contributo finanziario dell’UE all’Ucraina sempre più messo in discussione, poiché la sua popolazione deve affrontare l’austerità a causa dell’austerità e le consegne di sistemi d’arma dall’UE stanno diminuendo. Anche gli americani stanno riducendo le consegne di armi mentre le loro scorte (esplicitamente insufficienti) stanno affondando verso la soglia critica.
Gli europei sono in crisi e devono affrontare bollette energetiche. Le piccole e medie imprese in bancarotta si rivoltano contro i loro leader. Questo è il motivo per cui l’Occidente considera così importante mostrare all’elettorato almeno un risultato tangibile e duraturo della sua guerra in Ucraina, anche se questa “vittoria” riguarda più l’immagine e le pubbliche relazioni, che sostanza. La controffensiva di Kherson avrebbe dovuto essere quel risultato, ma non funzionerà. E le conseguenze si ripercuoteranno sulla politica americana ed europea.
L’ansia occidentale tocca strati più profondi. Non è solo legato all’Ucraina. La struttura del mondo sta cambiando. Il commercio come lo conosciamo – un sistema che dipendeva da un mondo interconnesso e da linee di approvvigionamento lunghe e complesse – è già scomparso e non sta per tornare.
Inoltre, l’interruzione di queste complesse linee di approvvigionamento “just-in-time” a causa delle sanzioni imposte alla Russia è il motivo per cui l’assenza galoppante non sarà tenuta sotto controllo in tempi brevi. Le catene complesse di approvvigionamento solo in tempo di pace, ma non quando il mondo è in guerra, che si tratti di una guerra economica.
È più importante è il “quadro” generale che preoccupa l’Occidente, e che la vecchia interconnessione che ora si frattura pal bilmente in sfere ancora commerciali ha semplicemente contribuito a una bassa occidentale (prodotti cinesi a buon mercato ed energia russa a buon mercato ). Questa bassa è stata accompagnata da un periodo di bassi tassi di interesse che è durato per decenni. Tutti questi elementi costituiscono l’indebitamento globale.
L’Occidente è diventato molto ricco “stampando” denaro per acquistare beni di consumo molto più numerosi del valore della produzione garantita. Ma questa capacità di “stampare” è nata da circostanze uniche di bassa richiesta, resa possibile dalle esportazioni a basso costo dalla Russia e dalla Cina.
L’Occidente non vuole certo che finisca il paradigma della bassa 2, ma in questa epoca di conflitto in cui materie prime, fabbriche e flotte navali sono dominate da Stati (Russia e Cina) in conflitto con l’Occidente, il mondo la bassa è giunta al termine.
Nel paradigma odierno – quello di un “flop” della controffensiva di Kherson – i leader occidentali saranno quantomeno costretti a testare la fattibilità di continuare il loro quadro politico, poiché la realtà mostra che l’approvvigionamento energetico limita inesorabilmente la misura queste quale politiche di “ salvataggio Ucraina” possono essere perseguite (senza successo una rivolta popolare nel paese).
Questa ‘realtà’ emergente, ovviamente, limita anche, per estensione, l’obiettivo geostrategico occidentale associato all’Ucraina – che è la salvaguardia dell’ordine di governo liberale’ (così centrale per l’Occidente). un ordine che è già minacciato dal cambiamento strutturale geostrategico.
Ciò che è paradossale in questa vicenda sono le notizie secondo cui Zelensky è stato avvertito dal suo capo di stato maggiore, Zaluzhny, e dall’alto comando, che l’attacco dei russi nella regione di Kherson potrebbe portare le forze ucraine in una trappola – un’esca, in altre parole. Lo misero in guardia contro l’offensiva di Kherson (su un terreno pianeggiante della steppa con poche trincee fortificate e poca copertura forestale), poiché rischiava di causare notevoli perdite di manodopera, nonché la demoralizzazione delle truppe. Hanno invece proposto un’offensiva centrata su Izium nell’oblast di Kharkiv.
Ma sono stati respinti. Zelensky, a dire il vero, si trova di fronte a un dilemma: inglesi e americani stanno spingendo per l’operazione Kherson, ne parlano da mesi, e sono loro a “pagare il pifferaio”. Tuttavia, sarebbe ironico se fosse l’errore di giudizio dell’Occidente a tirare il primo filo del suo progetto ucraino.