ITALIA: UN PAESE OCCUPATO DA 77 ANNI

di Hanieh Tarkian

Ho letto vari post e commenti di Facebook su come la difesa della Patria vada al di sopra di ogni cosa, citando esempi estremi e/o impossibili, da chi diceva che se domani la Russia attaccasse l’Italia perché provocata dalla Nato, difenderebbe l’Italia a chi faceva l’esempio della Serbia o della Siria: se un giorno Assad decidesse di fare un’azione di rappresaglia per il sostegno dato dall’Italia alla destabilizzazione di Nato e Stati Uniti nel suo territorio, attaccando e invadendo l’Italia, alcuni hanno risposto che difenderebbero l’Italia senza alcuna esitazione. Beh vi dirò che ho i miei dubbi e per un semplice motivo: l’Italia è già un paese aggredito, invaso e occupato, da ben 77 anni, si è avuto molto tempo a disposizione per difendere la Patria, ma non è mai stato fatto abbastanza, troppo spesso si è ceduto e ci si è arresi, troppo spesso si è scesi a compromessi, troppo spesso ci si è adattati, troppo spesso si è preferito mantenere lo status quo, troppo spesso si è scelto di dividersi invece di unire le forze, troppo spesso si è rimasti in attesa di qualcun altro che ci salvasse.

La situazione in Ucraina dovrebbe offrire l’opportunità per un momento di autocritica e per analizzare in cosa ha sbagliato un paese che doveva ricercare l’indipendenza ma si è ritrovata a sacrificare gli interessi nazionali per soddisfare i capricci degli Stati Uniti e della Nato.

Iddio non cambia il destino di un popolo finché non è esso stesso a volerlo.

ITALIA: UN PAESE OCCUPATO DA 77 ANNI

SULL’INGRESSO DEGLI EX PAESI DEL PATTO DI VARSAVIA NELLA NATO

di Matteo Luca Andriola

È evidente che Washington ha cavalcato un palese malcontento popolare frutto di una certa russofobia presente nella cultura dei paesi dell’est Europa – retaggio di età zarista, usato agli asburgici per fare pressione sull’impero russo – nonché una certa insofferenza per un’economia collettivista che negli anni era ormai in stagnazione, e che non attirava più come prima, a fronte di un Occidente, senz’altro più flessibile, che vivrà dopo l’austerity degli anni settanta una nuova stagione di dinamismo economico.

Motivo per cui nella Repubblica Popolare Cinese la dirigenza che faceva capo a Deng Xiaoping elaborerà durante il XII Congresso del Partito Comunista Cinese tenutosi nel 1982 – a differenza della classe dirigente sovietica guidata da Michail S. Gorbačëv, che nel 1985 diverrà segretario generale del PCUS proponendo la perestrojka e la glasnost’ – il «socialismo con caratteristiche cinesi», un regime a economia mista che fonde statalismo ed economia sociale di mercato, con una forte venatura patriottica. Piaccia o meno, se Gorbačëv avesse imitato Deng Xiaoping, oggi Vladimir Putin sarebbe probabilmente un’ex quadro del KGB divenuto segretario generale del PCUS e presidente dell’Unione Sovietica, e la NATO starebbe ai confini della DDR, e oggi la storia sarebbe diversa (e con un deterrente in piedi, non avremmo avuto guerre nel Golfo, Somalia, Jugoslavia, Serbia e Kosovo, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, rivoluzioni colorate nell’est Europa e primavere arabe e ondate migratorie, ma equilibrio fra blocchi e forse la creazione dell’asse geopolitico Patto di Varsavia-Mosca-Pechino-Tehran e Paesi Non Allineati).

Ma fu spontaneo, caduto il sistema socialista, la spinta all’ingresso nell’Alleanza Atlantica? A detta degli agiografi liberali filoamericani di sinistra e destra sì. Dopotutto, la «fine della storia» predicata da Francis Fukuyama non profetizzava un futuro algido dove la democrazia liberale avrebbe trionfato su tutto e tutti?

La storia è un po’ più complessa, e spiace che ai vari Gramellini non piace, ma è così. Furono fattori esterni a favorire tale processo: nel 1980, il filantropo (o “oligarca liberale”, per parcondicio) ungherese George Soros comincia a utilizzare i suoi milioni per combattere il socialismo in Europa dell’Est, finanziando, tramite la sua Open Society Foundation, dissidenti anticomunisti e individui interni ai partiti comunisti dell’est Europa, pronti a cooperare con lui. Il suo primo successo, l’ottiene in Ungheria. Attacca il sistema educativo e culturale ungherese, smantellando il sistema statale socialista di tutto il paese. Si apre un canale direttamente all’interno del governo ungherese. In seguito, Soros si volse alla Polonia, contribuendo all’operazione Solidarnosc, finanziata dalla CIA, e, lo stesso anno, estende le sue attività in Cina. L’URSS venne dopo. Non era un caso se la CIA ha condotto delle operazioni in tutti da questi paesi.

Ma l’ingresso nella NATO a muro di Berlino caduto? Seguirà l’appoggio a quelle classi dirigenti postsovietiche riformiste, a capo di una sorta di Pds dell’est Europa, che in alcuni paesi andranno al governo, in altri no, alternandosi ai movimenti liberaldemocratici filoamericani formati da ex dissidenti vissuti o ai margini della vita politica socialista, o all’estero favorendone l’ascesa al governo in fase post-1989, senza contare tutti quei giovani mandati a studiare nelle università occidentali, dove si spingeva a modelli economici e politici occidentali; non vanno poi dimenticate politiche euro-americane di sostegno economico a quei paesi e vari piani d’investimento – sul modello del “Piano Marshall” per intenderci, usato nel secondo dopoguerra da Alcide De Gasperi e dalla sua DC come mezzo propagandistico per farci entrare nella NATO nel 1949 – che ovviamente porteranno le locali classi dirigenti a diventare filoamericane.

È ovvio che questo concatenamento di fattori, assieme ad un modello economico di sviluppo effettivamente imbolsito e burocraticizzato e ad una vecchia russofobia, spingerà le classi dirigenti filoccidentali dei paesi dell’est nelle braccia della NATO.

SULL’INGRESSO DEGLI EX PAESI DEL PATTO DI VARSAVIA NELLA NATO.

NON IN NOME MIO

di Federico Federici 

L’Italia guerrafondaia è qualcosa di innaturale, perché sono 80 anni che l’Italia ripudia la guerra. Non abbiamo nemmeno più il servizio militare obbligatorio da quasi 20 anni, possedere un’arma da fuoco è limitato a pochi e, per quei pochi, continuare a possederla è solo una scocciatura burocratica infinita. Un popolo cresciuto tra il buon cibo, il bel vestire, i paesaggi naturali fra i più belli del mondo, con un patrimonio artistico che rappresenta il 70% di tutto il patrimonio mondiale. Un popolo cresciuto con l’idea della bellezza, della maestosità, dell’ingegno umano, idee che fanno parte della sua tradizione. Un popolo che è cresciuto con l’idea della mamma che è sempre la mamma, una figura capace di far rimanere gli uomini eternamente figli e mai cresciuti. Un popolo che è cresciuto con l’idea che non serva agitarsi tanto, perché si è sempre saputo che: “fatta la legge, trovato l’inganno”, un popolo impunito, con una capacità carceraria ridicola rispetto alla popolazione, un popolo che è abituato a essere dominato, ma che invece di agitarsi risponde con la celebre frase:”Francia o Spagna l’importante è che si magna”, per sottolineare che non è importante chi comandi, ma l’importante è che si continui a mangiare. Un popolo refrattario alla guerra, all’uso delle armi come soluzione dei conflitti, un popolo con un forte spirito di accoglienza, con un movimento turistico fra i più consistenti al mondo, turisti che vengono appositamente nel “Belpaese” per queste caratteristiche uniche. Eppure, nonostante tutto questo, oggi OGNUNO DI NOI è stato portato dentro una guerra senza NESSUNA POSSIBILITÀ di rimanerne al di fuori. So che ormai oggi, abituati al virtuale, tutto sembri solo un film, ma questo NON È UN FILM. L’Italia è in guerra contro la Russia, l’Italia è completamente schierata in una posizione chiara, netta e decisa contro tutto ciò che è legato alla Russia. L’Italia MINACCIA la Russia, offende e denigra tutto ciò che è russo e manda armi da usare contro la Russia. L’Italia è l’unico Paese Europeo che è in stato di emergenza fino al 31/12, a causa della guerra. In Italia ci sono 113 basi militari americane, decine di atomiche sono nel nostro territorio, l’Italia è uno dei Paesi più a rischio, nel caso di una escalation bellica. Siamo schierati, SIAMO IN GUERRA di fatto e questo NON è UN FILM. Ma davvero davvero sareste disposti a MORIRE e a combattere sul campo contro la Russia e non su internet? Perché è facile fare i guerrafondai pigiando dei tasti su un computer, ma non vi rendete conto che qui non si sta scherzando, qui si fa sul serio. Pensateci bene quando fate i guerrafondai su internet, affermando anche che chi non è d’accordo con voi è un deficiente, pensateci bene, perché se la guerra arrivasse qui, in Italia, poi vi svegliereste di colpo dal vostro sonno ipnotico e ritornereste in un amen nella realtà delle cose. Un’Italia guerrafondaia è contro-natura, ma ormai SIETE ABITUATI a ciò che è innaturale, ormai siete abituati a scambiare il male per il bene e la realtà con la finzione, ormai siete abituati al virtuale, agli schermi, allo scrivere di tutto e anche il suo contrario senza subirne le conseguenze. Beh, non è detto che possiate farlo per sempre, le conseguenze prima o poi arrivano e, i guerrafondai da tastiera, nulla possono contro la guerra vera, guerra che potrebbe veramente arrivare anche sotto casa sua. Mandate armi e soldati, andate pure a combattere per non si sa bene cosa, ma sempre e comunque non tiratemi in ballo. Fate ciò che volete ma non nel mio nome e nel nome del popolo tutto. L’importante è svegliarsi da un potente incantesimo che ci vuole sfruttare usando belle parole. Tante belle parole usate da una cricca di potere costruita sopra i popoli e che agisce contro i popoli. Una cricca che ha come guida le logiche del danaro e del dominio, logiche ben nascoste dietro a falsi sentimenti di solidarietà, moralità e giustizia. Rendersene conto sarebbe già sufficiente. Il popolo non vuole la guerra, perché sa già in partenza che è proprio il popolo, è proprio la gente comune che ne paga le conseguenze. Not in my name…

NON IN NOME MIO

PICCOLA LEZIONE DI SCIENZA POLITICA

di Emanuele Mastrangelo

La differenza essenziale fra uno Statototalitario del passato e l’attuale Regime del Controllo era che lo Stato totalitario era di matrice etico-hegeliana: ovvero si poneva dei fini etici e progressivi. Condivisibile o no, aveva un’idea collettiva e un fine collettivo a cui tendere. Per questo chiedeva ai cittadini un surplus di disciplina sociale come se fosse una sorta di tassa o di quota di partecipazione al progetto collettivo.

Il Regime del Controllo, invece, è di matrice liberista e individualista. Dunque non ha alcuna etica collettiva. Esso nasce con l’idea che esista una classe di individui privilegiati, biblicamente eletti da un dio (che i suoi esponenti possano essere atei o perfino satanisti non rileva al fine del loro percepirsi come “eletti”) a essere felici e ricchi, e sotto i pezzenti. Noi.
A costoro non viene richiesto altro che ciò che fa comodo all’elite affinché siano utili (consumatori) e non rompano i coglioni (telespettatori). Non c’è una tassa o una quota di partecipazione al progetto collettivo, perché non esiste un progetto collettivo.
Per questo nel Regime del Controllo alle masse viene data l’impressione – del tutto illusoria – d’essere libere di fare “quel che gli piace”. Il che in realtà si concretizza nel diritto di trovare sugli scaffali settordici tipi diversi di succo di frutta colorato, di non doversi mettere un’uniforme e di non dover andare il sabato a fare il salto della baionetta. Pensate che nel Regime di Controllo puoi perfino pubblicare un tuo giornale se vuoi. Tanto non lo leggerà nessuno e chi lo leggerà sarà una minoranza talmente esigua da non costituire un problema per l’elite. Quindi credi pure d’essere titolare di un gratuito “diritto d’espressione” (a differenza dei regimi totalitari, in cui quel diritto era ufficialmente subordinato alla tua disciplina di partito), perché se una cosa è gratis o non vale nulla oppure il prodotto sei tu*.

In realtà le “libertà” concesse alle masse sono del tutto funzionali alle elite, tant’è che stiamo assistendo proprio in questi mesi a una brutale contrazione delle stesse, proprio perché non sono più necessarie. Anzi, la la loro contrazione rappresenta il segno tangibile che le masse sono sottomesse e masochisticamente disposte a restare tali. Come diceva O’Brien in “1984”, se vuoi dimostrare d’avere potere su qualcuno, devi avere il diritto di farlo soffrire. Il gigantesco esperimento di Stanford in cui stiamo vivendo non è altro che questo: la prova che un’elite può decidere come e quanto far soffrire i suoi sottoposti, usandone una parte come carcerieri e una parte come carcerati.

La massa oramai non è più in grado di ribellarsi – tanto perché non esistono più centri di potere, Bastiglie o Palazzi d’Inverno che siano, da attaccare, quanto perché i mezzi di repressione sono irresistibili e saranno sempre peggio. Per questo motivo concedere agli straccioni ciò che gli è stato concesso negli ultimi decenni è divenuto pletorico.
Se fate il combinato disposto considerando che gli esponenti di questa elite sono i diretti discendenti ideologici di coloro che realizzavano i parchi nazionali americani a fine Ottocento, cacciando via a migliaia pionieri e indiani per far spazio ad alci, orsi e lupi (che poi loro si riservavano il privilegio di cacciare per farsi lo scendiletto di pelliccia…) capite bene dov’è che sta andando a parare la situazione.

E mò fatemi un po’ risentire il discorso del “male assoluto”, per favore…

* e infatti a chi ti dice che questo regime è meglio del “male assoluto” il fatto che io possa stare ancora qua a scrivere per i miei 20 lettori queste righe è “la prova” che ora è “meglio” di allora. “Adesso nessuno viene a darti l’olio di ricino se sei dissidente”. Non capendo che il fatto che io stia dissidendo non è altro che una graziosa concessione, del tutto funzionale a questa narrazione. Concessione peraltro pro tempore, e solo finché funzionale. Io in questo momento per cercare di trasmettere questo pugno di memi a chi mi leggerà non sto altro che facendo involontariamente propaganda alla narrazione che la “democrazia” è meglio del “deprecato regime” solo perché sta permettendo la diffusione a quattro innocui gatti di queste quattro innocue righe.

PICCOLA LEZIONE DI SCIENZA POLITICA

LA MENZOGNA ILLUSORIA

a cura di Daniele Miz

“Quando si tratta di controllare gli esseri umani non c’è miglior strumento della menzogna. Perché, vedete, gli esseri umani vivono di credenze. E le credenze possono essere manipolate. Il potere di manipolare le credenze è l’unica cosa che conta. Uno degli errori più comuni è considerare “realtà” i limiti e i condizionamenti nei quali la società vive, e illusorio tutto ciò che li supera.”

“Il mondo degli uomini è così immerso nella materialità che essi considerano “reale” solo ciò che si trova sul piano materiale. Poveri mortali, non si rendono conto che, alla fine, niente può essere meno reale, più vicino al sogno, più transitorio e fantomatico di questo mondo di sostanza materiale. Non vedono che in esso nulla è permanente, che la stessa mente non è abbastanza rapida per afferrare un lampo della realtà, perchè prima che abbia colto un fatto materiale, questo si è già trasformato. In verità la materia acceca lo sguardo dell’uomo, così che egli vede il reale come irreale e viceversa. Più l’anima si eleva lungo la scala dell’esistenza, più reali diventano le sue esperienze; più scende verso la materia, più le sue esperienze diventano irreali.

Quando la natura delle cose terrene viene compresa, queste perdono ogni presa sull’anima umana. Quando comprende l’illusoria natura dell’universo dei fenomeni e si rende conto che il mondo spirituale è l’unico reale, allora i legami della vita materiale si allentano, e l’anima inizia la lotta contro le sue limitazioni. L’unica realtà è lo Spirito che risiede all’interno di ognuno di noi. Quando l’essere umano prende coscienza di chi veramente è e dell’illusione che lo circonda, perviene ad uno stato di pace. E anche se le circostanze della vita lo pongono nel cuore della mischia, pur essendo in essa egli non vi appartiene. Mentre una parte della sua natura gioca il ruolo assegnatole, il suo sè più alto si innalza al di sopra dei tumulti e ne sorride con serenità.”

(William Walker Atkinson – Charles Leadbeater)

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LA MENZOGNA ILLUSORIA

PER L’INDIPENDENZA DELLE NAZIONI

a cura di Hanieh Tarkian

“Nessuna nazione può diventare indipendente se non comprende se stessa, fino a quando avrà perso se stessa e metterà altri al posto di sé, non raggiungerà l’indipendenza”

“Senza dubbio il più elevato elemento che ha un’influenza determinante sull’esistenza di una società è la sua cultura. In realtà la cultura di ogni società determina l’identità e l’esistenza di quella società e se la società devia dalla sua cultura sarà una società vuota anche se forte economicamente, politicamente, industrialmente e militarmente”

Imam Khomeini

PER L’INDIPENDENZA DELLE NAZIONI

BASHAR AL-ASSAD E L’OCCIDENTE

di Francesco Alarico della Scala

Nel suo discorso del 17 marzo 2022 agli insegnanti, il presidente Bashar al-Assad ha lanciato un duro attacco all’imperialismo occidentale: «L’Occidente non è cambiato affatto nel corso della sua storia fino a questo momento.

L’unica differenza è che gli Stati Uniti hanno sostituito la Gran Bretagna e la Francia negli anni ’50 e questi due paesi, insieme al resto dei paesi occidentali, sono divenuti dipendenti dalla politica americana. E l’Occidente è ora più esperto nella menzogna e nell’inganno e più abile nell’uso di maschere ingannevoli per fuorviare i diversi popoli, ed è riuscito a farlo per decenni.

L’Occidente utilizza oggi più terminologie umanitarie, mentre commette più crimini contro i popoli del mondo. Ma di fatto tutte le maschere che l’Occidente ha indossato durante questi decenni non sono mai riuscite a ingannare la Siria neanche una volta, e questo è il problema dell’Occidente con la Siria e il popolo siriano. Tutti gli incidenti avvenuti in Siria hanno obbligato l’Occidente a smascherarsi gradualmente.

Poi è venuta la guerra ucraina per spingere l’Occidente a levarsi ciò che rimane di queste maschere. L’Occidente è ormai completamente nudo, in primo luogo davanti al suo popolo e in secondo luogo davanti agli altri popoli. Ma lo smascheramento non è senza prezzo: questo prezzo è il siluramento delle basi della menzognera propaganda occidentale che aveva cominciato a diffondersi dopo la seconda guerra mondiale».

BASHAR AL-ASSAD E L’OCCIDENTE

FIDEL CASTRO E HO CHI MINH: LA PACE È POSSIBILE SOLO CON LA SCONFITTA DELL’IMPERIALISMO

a cura di Spread It

Gli Stati Uniti che oggi si autoproclamano difensori della pace hanno fatto più guerre distruttive in ogni angolo del mondo. Hanno riempito tutti i continenti delle loro basi militari e promosso colpi di stato ed embarghi per strangolare paesi come Cuba che hanno il solo torto di non piegarsi ai loro diktat imperialistici. Tutto questo è bene aver presente anche nel valutare la drammatica situazione odierna.

Come ci hanno insegnano Fidel Castro e Ho Chi Minh, la vera pace potrà nascere solo dalla sconfitta dell’imperialismo.

“I popoli oppressi combattono per la pace lottando per la loro indipendenza; I popoli oppressi, quando tutte le strade sono chiuse, lottano per la pace rovesciando i regimi reazionari. Gli stessi lavoratori dei paesi imperialisti possono e lottano per la pace, opponendosi allo sfruttamento estorsivo, opponendosi all’aumento del costo della vita, opponendosi alla corsa agli armamenti. E gli scienziati sovietici combattono per la pace rafforzando il potere tecnico e militare dell’Unione Sovietica. […]

Per questo i popoli oppressi possono dare un grande contributo alla pace, combattendo contro l’imperialismo”, Fidel Castro, alla cerimonia di assegnazione del Premio per la Pace “Lenin”, il 21 marzo 1962.

“Il Vietnam si trova a mille miglia di distanza dagli Usa, e il popolo vietnamita non ha mai minacciato gli Usa. Ma, contrariamente agli impegni presi, il governo degli Stati Uniti ha continuato ad intervenire nel Vietnam, ha scatenato e intensificato la guerra di aggressione al Vietnam. […] Il governo degli Stati Uniti ha commesso crimini di guerra, crimini contro la pace e contro l’umanità. […] La guerra di aggressione americana contro il nostro popolo costituisce una sfida ai paesi socialisti, una minaccia per l’indipendenza dei popoli ed un grave attacco alla pace. […] L’unica via alla pace è la sconfitta dell’aggressione statunitense ai popoli del mondo”. Ho Chi Minh, Socialismo e Nazione, 1967.

FIDEL CASTRO E HO CHI MINH: LA PACE È POSSIBILE SOLO CON LA SCONFITTA DELL’IMPERIALISMO

L’ITALIA NON RIPUDIA LA GUERRA

di Antonio Baldini

Il Draghistan dichiara ufficialmente guerra alla Russia, rischiando così di cacciare l’intero popolo italiano in un vicolo cieco.

Davanti alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni (tale è il peso decisionale che ha ormai il Parlamento italiano) si è tenuto stamattina un incontro in videoconferenza con il presidente ucraino Zelensky, divenuto da nazionalista aggressivo simbolo dei pacifici e democratici popoli dell’est Europa.

Discorso conclusivo del premier Draghi, il quale proclama che l’Italia non solo darà aiuto ai profughi ma fornirà armi alla “resistenza ucraina”.

La geopolitica e l’arte della diplomazia sono sconosciute a “super Mario”: nemmeno una parola per cercare quanto meno di comprendere gli antefatti che hanno fatto esplodere il conflitto russo-ucraino e favorire una soluzione negoziata.

Applausi da parte di tutta (o quasi) la Camera.

L’ITALIA NON RIPUDIA LA GUERRA

Per la restaurazione del Dharma

a cura di Vincenzo Di Maio

“Ogni volta che il Dharma decade ed in ogni dove si afferma l’adharma, (materialismo, anarchia, disordine, ingiustizia, N.d.T.) allora Io Mi manifesto. Per la salvezza dei giusti e la distruzione di coloro che fanno il male, per ristabilire fermamente il Dharma, Io rinasco di età in età.”

BHAGAVAD GITA Libro IV°, Sutra 7, 8.

Per la restaurazione del Dharma