Banche e Borse a picco, tutti contro Lagarde: leader Ue infuriati con la Bce

a cura della Redazione

Christine Lagarde finisce sotto accusa da parte di diversi leader presenti al Consiglio europeo. La numero uno della Bce e la sua politica monetaria, fatta di una grande rigidità nell’alzare i tassi di interesse per contrastare l’inflazione, è stata pesantemente critica da Italia, Spagna, Portogallo e Grecia nel giorno nero delle Borse e del crollo dei titoli delle banche europee. “Sono stati sottolineati gli effetti sull’economia dei ripetuti interventi sul costo del denaro. Un’esortazione ‘diplomatica’ a correggere la traiettoria dei tassi” la ricostruzione di Repubblica sul momento difficile dell’economia dell’Ue.

Le difficoltà di Deutsche Bank si sono allargate a macchia d’olio e anche i paesi del nord Europa, Germania compresa, hanno infilzato Lagarde sulla tenuta del sistema bancario, chiedendo garanzie sulla solidità e sui rischi incombenti, cercando di sventare un’altra crisi come quella del 2008. “Lagarde ha confermato che la necessità di puntare verso l’alto il tasso di sconto deriva dal dovere statutario di tenere sotto controllo l’inflazione. L’obiettivo è riportarla al 2%. Ha quindi ribadito che non ci saranno altri aumenti automatici. Che si terrà conto della situazione e soprattutto di quel che accadrà sui mercati. Finché, quindi, si registrerà una tensione, la Bce non agirà con nuove decisioni lungo la linea tracciata. Poi ha voluto rassicurare i governi sulla solidità del sistema bancario ‘Il settore bancario della zona euro è resiliente perché ha posizioni solide in termini di capitale e liquidità’” il resto del riferimento del quotidiano al discorso di Lagarde al Consiglio, in cui ha assicurato che la Bce sarebbe pronta ad iniettare liquidità nella banche in caso di necessità. Da entrambi i fronti in ballo sono tutte mosse volte a rasserenare i mercati.

Fonte: Il Tempo

Banche e Borse a picco, tutti contro Lagarde: leader Ue infuriati con la Bce
Banche e Borse a picco, tutti contro Lagarde: leader Ue infuriati con la Bce

Gli Stati Uniti perdono l’Asia: in fuga dal debito americano per 400 miliardi di dollari in un anno

di Giuseppe Timpone

L’Asia molla il debito americano e in un anno ne riduce le detenzioni di circa 400 miliardi di dollari. C’entra la guerra in Ucraina?

Sul piano delle relazioni geopolitiche, non è un buon momento per gli Stati Uniti d’America in Asia. Lo scontro con la Cina si fa evidente ogni giorno che passa. Troppi i capitoli aperti: dalle tensioni commerciali al sostegno sottobanco di Pechino alla Russia nella guerra in Ucraina, per non parlare del caso Taiwan e dei desideri di egemonia militare dei cinesi nel continente asiatico. Ma i fronti di crisi si stanno moltiplicando. L’Arabia Saudita sta avvicinandosi sempre più all’orbita cinese anche dal punto di vista della sicurezza, un fatto impensabile fino a pochi mesi fa soltanto. La stessa India non si è schierata sulla guerra tra Russia e Ucraina, mentre l’Iraq segnale di guardare più a Pechino che a Washington. I dati sul debito pubblico americano confermano che il problema esisterebbe.

Nel gennaio di quest’anno, i creditori stranieri degli Stati Uniti possedevano più di 7.400 miliardi di dollari in titoli di stato.

Una cifra in calo di oltre 250 miliardi su base annua. Nel complesso, quindi, il debito americano è stato venduto all’estero, al netto dei nuovi acquisti. Sono variazioni per certi versi fisiologiche, che risentono anche della congiuntura economica e del dollaro. Questo si è rafforzato al punto da avere indotto molte banche centrali a difendere i tassi di cambio vendendo titoli del debito americano o cessandone gli acquisti. Il Giappone ne è l’esempio più lampante.

Asia in fuga dal debito americano

Tuttavia, proprio l’Asia lancia segnali di allarme. Nel complesso, a gennaio deteneva meno di 3.400 miliardi di dollari contro i 3.380 miliardi di un anno prima. Il calo è stato di 386,8 miliardi (-10,2%), come segnala il grafico di sotto.

E con l’eccezione di Emirati Arabi Uniti (+20 miliardi), Iraq (+17,8 miliardi), India (+33,4 miliardi) e Hong Kong (+1,2 miliardi), tutti gli altri stati hanno ridotto la quantità di debito americano posseduta. E così, l’incidenza dell’Asia è scesa dal 49,4% al 45,8% dei T-bond complessivamente detenuti dai creditori esteri (-3,5%).

Interessanti i dati di Giappone e Cina. Insieme, hanno ridotto di 370 miliardi il possesso dei titoli del debito americano. Ora, se l’amicizia tra Tokyo e Washington non è in discussione, diverso è il discorso su Pechino. Il tracollo dei T-bond in mani cinesi può essere un segnale sulla mancata volontà di Xi Jinping di continuare a fare credito agli Stati Uniti. E ciò varrebbe particolarmente con lo scoppio della guerra in Ucraina. Nord America ed Europa hanno “congelato” circa 300 miliardi di dollari di riserve valutarie russe. Di fatto, quest’atto segnala come gli asset di un paese siano a rischio nel caso di tensioni geopolitiche.

  • Giappone -195,5 mld (-15%)
  • Cina -174,4 mld (-16,9%)
  • Arabia Saudita -8,4 mld (-7%)
  • Corea -18 mld (-14,5%)
  • Emirati Arabi Uniti +20 mld (+44,5%)
  • Thailandia -9,3 mld (-15%)
  • Filippine -3,7 mld (-7%)
  • Israele -17,7 mld (-27,7%)
  • Kuwait -7,3 mld (-14,4%)
  • Iraq +17,8 mld (+76%)
  • Vietnam -6 mld (-14,2%)
  • Taiwan -12,5 mld (-5,1%)
  • India +33,4 mld (+16,8%)
  • Hong Kong +1,2 mld (+0,5%)
  • Singapore -4 mld (-2,1%)
  • TOTALE  -386,8 mld  (-10,2%)

Boomerang per Occidente sanzioni contro Russia?

La Cina e altri stati asiatici avrebbero motivi di preoccupazione nel concentrare gli investimenti in titoli del debito americano e altri asset finanziari o persino reali negli Stati Uniti o in Europa. Questi potrebbero fare la fine delle riserve russe. Vi ricordate quando scrivemmo che nel medio-lungo termine il “congelamento” di un anno fa sarebbe stato un boomerang per l’Occidente? Parrebbe che i primi riscontri stiano arrivando. In effetti, il mondo si sta dividendo in misura crescente in sfere d’influenza all’interno delle quali s’intensificano gli scambi commerciali e finanziari.

E così, se quasi -400 miliardi di debito americano sono stati perduti in Asia, gli Stati Uniti hanno potuto recuperare altrove, cioè in Europa e Americhe: +133,4 miliardi.

Il solo Belgio, che sintetizza molti dei movimenti nell’Unione Europea, ha accresciuto le proprie detenzioni di 88,1 miliardi. Anche il Canada ha contribuito con 36,5 miliardi e il Messico con 13,8 miliardi.

Tutto questo sta avvenendo mentre a Washington va in scena il solito teatrino dello scontro tra Casa Bianca e Congresso sull’innalzamento del tetto al debito americano. Soprattutto, questi tende a crescere a ritmi sostenuti senza che la politica federale riesca ad adottare misure necessarie per contenerlo. Senza l’Asia, con un’Europa che continua anch’essa a indebitarsi in misura massiccia, chi acquisterebbe i T-bond? E, infine, la Cina sta allentando il suo legame con l’America al fine di avere le mani libere su Taiwan e altri temi strategici?

Fonte: Investire Oggi

Gli Stati Uniti perdono l’Asia: in fuga dal debito americano per 400 miliardi di dollari in un anno
Gli Stati Uniti perdono l’Asia: in fuga dal debito americano per 400 miliardi di dollari in un anno

Credit Suisse e la bolla globale dei derivati

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi 

Il credito di salvataggio di ben 54 miliardi di dollari da parte della Banca centrale svizzera non è bastato a stabilizzare il Credit Suisse. Anche la fusione con la più grande banca elvetica, l’Ubs, non sembra calmare le acque turbolente dei mercati finanziari internazionali. La ragione, di cui si tende a non parlare, è una e semplice: l’esposizione in derivati finanziari speculativi otc, quelli non regolamentati e tenuti fuori bilancio, del Credit Suisse e delle banche too big to fail. In particolare quelle americane.  
L’ultimo rapporto sui derivati dell’Office of the Comptroller of the Currency, l’agenzia Usa di controllo bancario, ha rilevato che, al 30 settembre 2022, quattro banche statunitensi detenevano ben 195.000 miliardi di dollari di derivati finanziari, pari all’88,6% del valore nozionale di quelli presenti nel sistema bancario nazionale. JPMorgan Chase ne deteneva 54.300 miliardi di dollari, Goldman Sachs 50.970, Citibank 46.000 e Bank of America 21.600. Sebbene la legislazione Dodd-Frank, promulgata dopo la grande crisi del 2008, richiedesse che i derivati passassero attraverso la compensazione centrale, il 58,3% di essi non lo fa, rimanendo nella totale opacità.
Anche un recente studio della Banca dei regolamenti internazionali analizza le gravi complicazioni nella gestione dei derivati ed evidenzia che “le banche estere con sede al di fuori degli Stati Uniti hanno un debito in derivati otc di 39.000 miliardi. Più del doppio del loro debito registrato in bilancio e più di 10 volte il loro capitale”. Un’esposizione ritenuta “sbalorditiva” e foriera di nuovi sconvolgimenti.
Il Tesoro Usa sta esaminando l’esposizione delle banche statunitensi verso il Credit Suisse. Non si scopre adesso che il sistema bancario internazionale è strettamente interconnesso e che la crisi di un componente importante può diventare sistemica. Perciò, non regge la giustificazione secondo cui il problema sarebbe di origine estera, come le autorità americane hanno più volte sostenuto.
Negli Usa il quadro normativo distingue le banche con sede sul territorio nazionale da quelle con sedi estere. Queste ultime non sono sottoposte agli stessi standard, come i requisiti patrimoniali e una liquidità più stringente. Conoscendo bene i rischi, l’hanno fatto per attirare negli Usa capitali, anche speculativi, per restare, a tutti i costi, il mercato dominante.   
La storia delle crisi del Credit Suisse è stata bellamente ignorata per anni e consapevolmente sottovalutata. D’altra parte, rivelava la malattia dell’interno sistema che non s’intendeva affrontare drasticamente e curare.
Nel 2021 la banca aveva perso 5,5 miliardi di dollari a seguito di derivati pericolosi con l’hedge fund speculativo americano Archegos Capital Management, poi fallito. I segnali di allarme furono ignorati da tutti, non solo dal Credit Suisse. Quest’ultimo era già stato coinvolto, con forti perdite, anche nello scandalo e nel fallimento di Greensill Capital, la società di servizi finanziari britannica, che aveva lasciato un buco di 10 miliardi. In precedenza aveva pagato una multa di 5,3 miliardi di dollari alle autorità americane per aver ingannato gli investitori sul rischio dei titoli subprime legati alle ipoteche immobiliari.    
Credit Suisse, quindi, ha sempre operato sul mercato Usa. Da anni controlla la First Boston. Tra i suoi azionisti vi sono gli arabi, Arabia Saudita e Qatar, con il 20% e, poi, come sempre c’è l’onnipresente fondo americano BlackRock con circa il 5% delle azioni.
Ben sapendo che si mettono in difficoltà le banche che hanno ingenti investimenti in titoli di Stato a lunga scadenza e a basso rendimento, l’aumento dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali sembra essere una scelta obbligata. Nelle loro intenzioni mettere un freno all’inflazione resta la priorità, per evitare sconquassi economici e sociali. Per gli istituti finanziari in crisi metteranno a disposizione decine, centinaia di miliardi.  
E’ chiaro, però, che simili salvataggi pubblici non sono la soluzione. A ogni crisi il problema si ripresenta in dimensioni maggiori e peggiori.
Perciò non ci si dovrebbe mai stancare di ripetere che una riforma globale della finanza è necessaria e ineludibile. Per riportare un po’ di sanità nel sistema finanziario, sarebbe opportuno ritornare alla separazione bancaria, alla legge Glass Steagall Act del presidente FD Roosevelt, e battere la speculazione attraverso l’accantonamento dei derivati otc e il divieto della cosiddetta leva finanziaria.

Fonte: Arianna Editrice

Credit Suisse e la bolla globale dei derivati
Credit Suisse e la bolla globale dei derivati

IL SIMBOLISMO DEL SERPENTE

a cura di Monaco Guerriero

Nell’Antico Testamento si narra che il Serpente indusse al “peccato” Adamo ed Eva, che disobbedirono al comando divino e per questo furono “cacciati” dal Paradiso terrestre e condannati al lavoro.

Diversa è la visione degli gnostici Ofiti o serpentini (Ofis in greco = serpente) come venivano anche chiamati per la parte di rilievo da loro assegnata al serpente.

Secondo gli Ofiti il serpente sarebbe stato inviato da Sophia (o avrebbe assunto ella stessa le sembianze del Serpente) per risvegliare la coscienza dell’Uomo, che sonnecchiava in uno stato di indistinta beatitudine. Allontanatosi spontaneamente dall’Eden, venuta meno l’integrazione divina, l’Uomo si accorge di “essere nudo”, scopre il bene e il male, percepisce la natura duale dell’Universo.

Non tentatore, quindi, ma piuttosto vivificatore, veicolo di Conoscenza, il serpente (serpente gnostico) che libera l’Uomo dalla schiavitù dell’Eden e lo spinge a non vegetare, ma piuttosto a vivere coscientemente e consapevolmente, permettendogli di cogliere, gustare e nutrirsi dei frutti della Conoscenza.

Nella narrazione biblica di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, l’antagonista di Yahweh, che aveva causato ai due la conoscenza (la capacità di procreare) era il Serpente, Nahash in ebraico.

Il vocabolo ha anche due significati: “Colui che conosce i segreti” e “Colui che conosce il rame”. Questi altri significati o giochi di parole, li troviamo anche nell’epiteto sumero BUZUR, che sta a indicare Enki, che significava “Colui che svela i segreti” e “Colui che è delle miniere di metallo”.

Il serpente poteva essere Enki stesso. Il suo emblema erano due serpenti intrecciati; era anche il simbolo del suo centro di culto Eridu in Africa.

L’emblema dei serpenti intrecciati simboleggia la struttura a doppia elica del DNA, in poche parole la struttura del codice genetico. Vale a dire la conoscenza segreta che consentì a Enki di creare Adamo e successivamente di garantire ad Adamo ed Eva la capacità di procreare.

Energia vitale quindi il serpente che, con la stessa significazione è presente in certi passi del rituale templare, passi per i quali i Templari furono accusati di atti innominabili e addirittura vennero additati al pubblico disprezzo durante il processo al quale furono sottoposti.

Durante la cerimonia di iniziazione il neofita riceve un bacio alla base della spina dorsale, particolare di derivazione Ofita, a sua volto accolto, probabilmente, della tradizione indù, secondo cui esiste nell’Uomo un’energia vitale, rappresentata da un serpente, il serpente kundalini, che dorme acciambellato in fondo alla schiena e che, una volta risvegliato, risale lungo la spina dorsale, ridestando vari centri (chakras) fino ad arrivare nel mezzo della fronte, dove apre il terzo Occhio, ed alla sommità della testa, dove schiude la Conoscenza del Divino.

Viene alla mente la simbologia egizia: la testa del cobra (Ureo) si erge nel mezzo della fronte del Faraone a significare la natura ignea sovranità.

L’ureo, era una decorazione a forma di cobra in origine posta ai lati del disco solare e poi sul copricapo dei sovrani e delle regine egizie; esso rappresentava il Basso Egitto e la dea Wadjet, ed insieme alla barba posticcia era uno dei segni esteriori della regalità; talvolta era affiancato dall’avvoltoio (la dea Nekhbet, simbolo dell’Alto Egitto), come nella maschera e nel diadema di Tutankhamon, ed in epoca tarda e tolemaica i sovrani utilizzarono anche corone con due o tre urei affiancati.

Esso rappresentava la forza e la potenza del faraone, incuteva sottomissione ai sudditi e richiamava l’arma letale del cobra dall’alito infuocato che inceneriva i nemici e che secondo le leggende sacre si trovava sulla fronte di Horus quando il dio andava sul campo di battaglia.

Diversi altri sono i simboli collegati al serpente o le effigi in cui esso compare.

IL SIMBOLISMO DEL SERPENTE
IL SIMBOLISMO DEL SERPENTE

La Cina aumenterà gli scambi militari con la Russia: cosa cambia nel panorama globale

di Federico Giuliani

Aumentare gli scambi con le forze armate russe, così da approfondire la comunicazione, la cooperazione e la fiducia reciproca militare. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero della Difesa di Pechino, Tan Kefei, la Cina sarebbe pronta e disposta a rafforzare le relazioni con la Russia, non solo a livello economico e commerciale, ma anche sul piano bellico.

I termini e le perifrasi adottate dalla leadership cinese suggeriscono, dunque, un’ulteriore convergenza militare sino-russa da monitorare con estrema attenzione, ma che non si traduce automaticamente (o almeno: non si è ancora tradotta) in un comprovato e determinante appoggio di Xi Jinping a Vladimir Putin nel conflitto ucraino.

I media ufficiali cinesi scrivono che l’esercito cinese è disposto a lavorare con la sua controparte russa per rafforzare ulteriormente la comunicazione strategica e la cooperazione, per mantenere la sicurezza e la stabilità internazionali e regionali. Si fa inoltre menzione della volontà di organizzare pattugliamenti marittimi e aerei, oltre che esercitazioni e addestramenti congiunti, rafforzare gli scambi e la cooperazione tra i due eserciti e approfondire ulteriormente la fiducia reciproca militare.

Allo stesso tempo, il portavoce del ministero cinesi ha fatto notare che i legami Cina-Russia non sono simili all’alleanza militare e politica durante la Guerra fredda, visto che l’attuale partnership si basa sui principi di “non alleanza, non confronto e non presa di mira di terze parti”.

I piani militari di Russia e Cina

L’esercito cinese “è disposto a collaborare con l’esercito russo per attuare pienamente l’importante consenso raggiunto dai due capi di stato”, Xi Jinping e Vladimir Putin, e “rafforzare ulteriormente la comunicazione e il coordinamento strategici, organizzare regolarmente pattugliamenti marittimi e aerei congiunti, nonché esercitazioni e addestramento congiunti”, ha continuato il portavoce.

Si tratta di iniziative, ha concluso Tan, finalizzate ad “approfondire ulteriormente la fiducia reciproca militare” e a fornire “nuovi contributi al mantenimento della sicurezza e della stabilità internazionali e regionali”.

Le perifrasi e i termini adottati da Pechino suggeriscono una maggiore cooperazione militare tra i due Paesi, come del resto aveva già annunciato Putin nei giorni scorsi. Nel corso di un’intervista al canale tv Rossiya-24, il presidente russo ha spiegato che la cooperazione tra Russia e la Cina”non è un’alleanza militare”. “

Questo è assolutamente falso”, ha detto il capo del Cremlino al giornalista Pavel Zarubin quando gli è stato chiesto se la cooperazione tra Mosca e Pechino possa rappresentare una minaccia per l’Occidente. “Non stiamo creando alcuna alleanza militare con la Cina – ha aggiunto -. Sì, collaboriamo anche sul fronte tecnico-militare, non lo nascondiamo, ma è trasparente, non c’è nulla di segreto”.

Convergenza militare

La Cnn, intanto, ha sottolineato come, nel corso dell’ultimo anno, le società di difesa statali cinesi abbiano mantenuto rapporti commerciali con le aziende sanzionate della Difesa russa. I registri mostrano che per tutto il 2022, almeno fino a metà novembre, l’appaltatore cinese Poly Technologies abbia inviato almeno una dozzina di spedizioni – comprese parti di elicotteri e apparecchiature radio aria-terra – ad un’azienda russa sostenuta da Mosca e sanzionata dagli Stati Uniti.

Pare che anche il partner commerciale a lungo termine di Poly Technology, Ulan Ude Aviation Plant, un fornitore di elicotteri di livello militare, abbia continuato ad inviare parti e diversi elicotteri alla società con sede a Pechino. La maggior parte delle parti dell’elicottero incluse nelle spedizioni in Russia erano etichettate per l’uso nell’elicottero multiuso Mi-171E, progettato per il trasporto e la ricerca e soccorso.

Fonte: Inside Over

La Cina aumenterà gli scambi militari con la Russia: cosa cambia nel panorama globale
La Cina aumenterà gli scambi militari con la Russia: cosa cambia nel panorama globale

LOS VOLADORES

di Giovane Mesbet

Gli antichi Sciamani scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.

Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa.

Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.

Il Voladores è la mente umana, è il chiacchiericcio mentale, è la lamentela, sono le emozioni negative, è rimuginare nel passato e vivere nell’attesa del futuro, è evitare il momento presente, è ogni idea e ideologia con cui ci identifichiamo, è tutto ciò che ci impedisce di percepire la nostra natura divina connessa con il tutto.

I predatori (Voladores) alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione.

Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto.

I Voladores non amano le qualità vibrazionali della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà; in altre parole, aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di Coscienza.

Eckhart Tolle afferma: “Non essere capaci di smettere di pensare è una afflizione terribile, ma non ce ne rendiamo conto, perché quasi tutti ne soffrono, per cui è considerato normale.”

Cito anche John Michael Abelar: “Parliamo incessantemente a noi stessi del nostro mondo ed è proprio grazie a questo dialogo interiore che lo preserviamo, lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, energia; è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade e così ripetiamo le stesse scelte e le stesse strade fino al giorno della Morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose.”

Il grande Don Miguel Ruiz sostiene quanto segue: “Secondo i Toltechi, la mente degli esseri umani è invasa da qualcosa che la controlla e che dunque controlla il loro sogno personale. La libertà che cercano i Toltechi è quella di ritornare ad usare la mente e il corpo in accordo con ciò che sono veramente, di vivere la propria vita anziché quella che questo qualcosa ci impone per i suoi fini personali.”

LOS VOLADORES
LOS VOLADORES

Soggetto Radicale e fenomenologia della Presenza

di René-Henri Manusardi

Inabitazione del Divino nell’anima cosciente

     Nella Via della Mano Vuota – ispirata al magistero filosofico e metapolitico di Aleksandr Dugin –, che descrive l’ascesi guerriera del Soggetto Radicale all’interno della Metafisica del Caos o Nuova Metafisica, dopo l’ Immanenza come prima forma e dopo la Trascendenza come seconda forma, la terza forma di manifestazione diretta del Divino è detta la Presenza .

     Come già illustrato nei due precedenti articoli, nell’ Immanenza la percezione del Divino si caratterizza come Consapevolezza non differenziata , la quale emerge spiritualmente come emanazione energetica da ogni singolo oggetto che si affaccia all’esperienza diretta dell’anima cosciente, venendo colta da essa come un tutt’Uno vivo e indistinto da lei stessa (Link dell’Articolo: https://www.ideeazione.com/soggetto-radicale-e-fenomenologia-dellimmanenza/ ).

     Diversamente, nella Trascendenza , sviluppantesi dall’ Immanenza come ulteriore tappa di maturazione spirituale del Soggetto Radicale, la percezione del Divino si palesa come manifestazione del Totalmente Altro , come rivelazione della Trascendenza che in un movimento esistenziale di presenza assenza ossia di alternanza di luce e tenebre , trasforma l’anima cosciente attraverso una più intensa purificazione ( katharsis ) e un più deciso svuotamento di sé ( kenosis ) rispetto alla precedente tappa dell’Immanenza , confermandola nella volontà angelologica di totale appartenenza al Divinoe, quindi, quale messaggero del fuoco Divino della Tradizione (Link dell’Articolo: https://www.ideeazione.com/soggetto-radicale-e-fenomenologia-della-trascendenza/ ).

     La caratteristica peculiare della Presenza , quale terza forma di manifestazione diretta del Divino e tappa definitiva – che in realtà non ha mai fine – di maturazione spirituale del Soggetto Radicale nel corso del suo Esser-ci ( Dasein ), del suo itinerario esistenziale in questo mondo , consiste nell’abitazione del Divino ossia nella sua stabile dimora all’interno dell’anima cosciente. Una Presenza di libertà , fondata sul rispetto del Divino per la libertà dell’essere umano uomo e donna, che rende l’anima cosciente sempre più libera e liberata nella sequela della volontà Divina e delle ispirazioni del suo Santo Spirito. Una nell’abitazione del Divinoche è agli antipodi da qualsiasi senso di occupazione, schiavitù e realtà di arbitraria possessione – come avviene invece per chi si consacra e si lascia possedere dagli spiriti infernali vivendo immerso nelle volute tenebre dei vizi capitali. Una vera libertà, quindi, che viene sperimentata nel vissuto quotidiano come pienezza della vita umana, sentiero di liberazione esistenziale e autentica realizzazione spirituale:

     «Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. (…) Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Ma se vi mordete e vi divorate una vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi avviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni ei suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri» divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi avviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni ei suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri» divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi avviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni ei suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri» contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni ei suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri» contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni ei suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri». (Lettera di San Paolo Apostolo ai Galati 5,1,13-26).

     Dobbiamo tenere conto del valore paradigmatico di questa citazione dell’Apostolo Paolo inclusa nel Nuovo Testamento e interiorizzarla, in quanto ha una valenza spirituale universale che trascende e nello stesso tempo ingloba ogni singola confessione religiosa o filosofica, nel suo corretto rapporto di relazione col Divino . Essa non lascia spazio ad illusioni e crea un collegamento diretto tra libertà dell’essere umano e Presenza del Divino , il cui valore etico spirituale riguarda tutto l’itinerario esistenziale dell’essere umano e, in particolare, qualsiasi stadio di rivelazione del Divino durante le fasi di Immanenza, Trascendenza e Presenza nel tragitto proprio del Soggetto Radicale che procede lungo laVia della Mano Vuota .

     Tuttavia, nel criterio espositivo specifico della Antropologia mistica, la quale ha come fondamento ultimo l’affermazione di uno statuto ontologico riguardo la realtà naturale dell’anima cosciente , si è scelta una via oggettiva di neutralità confessionale e di autonomia antropologica, a somiglianza del criterio logico dell’Aquinate il quale pur nell’unità dello scibile, seppe distinguere e rendere autonomo il percorso filosofico da quello teologico, ossia differenziare le verità di natura dalle verità di fede , operando un distinguere per unirecome affermava Jacques Maritain. Questa impostazione gnoseologica si conferma anche per noi come la più logica, affinché l’Antropologia mistica risulti essere una terra di mezzo e un terreno di confronto, utile a qualsiasi confessione religiosa o filosofica per stabilire una base certa sopra quelle verità di natura che riguardano l ‘anima cosciente riguardo la sua essenza antropologica, la sua complessità strutturale, la sua interrelazione con mente e corpo, la sua apertura al Divino e alla relazione umana interpersonale e con le creature. Quindi, anche nella esposizione fenomenologica dei gradi di rivelazione della Presenza , la terza forma di manifestazione diretta del Divino nell’anima cosciente, ci atterremo al criterio oggettivo, neutrale ed autonomo che considera la stessa anima cosciente quale imago Dei , ossia la sua natura di immagine di Dio con le manifestazioni di Presenza a lei riconosciuta.

     Per quanto riguarda invece l’anima cosciente come similitudo Dei – ossia la sua somiglianza con Dio al di sopra della imago Dei –, dati dalla vita di grazia, di alleanza, di amicizia ricevuti per i meriti del sangue di Cristo, nonché la descrizione dei gradi di Presenza di Dio nell’anima ad essa propri, tratteggiati sull’esperienza mistica sponsale biblica del Cantico dei Cantici, risulta necessario l’uso di altri parametri conoscitivi che non riguardano direttamente l’Antropologia mistica, pur essendo in continuità con essa. Trattandosi piuttosto di un argomento trattato esaustivamente e profondamente dalla Teologia spirituale, ricordiamo a tal riguardo agli amici cristiani cattolici e ortodossi i trattati sistematici di Royo Marin, Tanquerey e Bernard che racchiudono l’insegnamento del Padri e dei Dottori della Chiesa riguardo l’ascetica e la mistica cattolica, nonché i volumi della Filocalia che custodiscono il prezioso tesoro spirituale ascetico e mistico dei Padri della Chiesa Orientale.

 Caratteristiche della Presenza del Divino

     La tematica della Presenza come terza forma di manifestazione diretta del Divino dopo Immanenza e Trascendenza , pone anche nel presente contesto la questione antropologica del suo collegamento con la fase di Assenza , nell’alternanza tipica comune a queste tre forme, viste nella prospettiva di progressiva maturazione nella relazione tra il Divino e l’anima cosciente. Una questione essenziale questa, che segna inesorabilmente il modus vivendi , l’itinerario esistenziale e la vita spirituale dell’anima cosciente. Confrontata simbolicamente con il ritmo respiratorio inspirazione ( Presenza ) ed espirazione ( Assenza), la ragione finale di questa ciclicità esistenziale dentro e fuori , di questo avviso interno ed esterno , di questa alternanza luce e tenebre alle sorgenti dell’anima cosciente, sembra trovare la sua ragione ultima nella preparazione dell’essere umano e, in particolare, del Soggetto Radicale all’azione. La sospensione apparente, la recisione temporanea dell’intimità con il Divino, porta a definire questa Assenza come movimento centrifugo di ordine pedagogico, che scalza l’anima cosciente dall’abitudine ancora imperfetta del gaudium Dei, in vista di un suo impegno esistenziale a favore del prossimo, considera la sua non completa maturità e perfezione nel distaccarsi dai piaceri celesti quando è necessario il compimento del proprio dovere esistenziale e sociale.

     L’acerbità, il dolore di questa Assenza non è più pronunciato di quello dell’Immanenza  più intenso di quello della Trascendenza . Ma è qualitativamente più profondo per l’anima cosciente che non percepisce più la Divina Assenzacome un’uscita e una lontananza infinita del Divino da sé stessa come nelle due forme precedenti, ma la sperimentazione come una sparizione, una scomparsa, un voluto inabissamento del Divino nelle profondità della stessa anima cosciente, nelle sue stanze più segrete di cui lei non ne ha assolutamente cognizione di esistenza. Questa apparente distanza, crea nell’anima cosciente una condizione di suprema desolazione, ma anche una corrente di forza titanica, attinta da questo stesso abisso dove il Divino si nasconde, per continuare con inossidabile tenacia la Grande Guerra Santa interiore.

     Possiamo quindi affermare che nell’inabitazione e nella stabile dimora del Divino all’interno dell’anima cosciente, in realtà la fase di Assenza può essere antropologicamente letta come Presenza negativa , la quale dal punto di vista fenomenologico si attiva come condizione di apofatismo interiore, in cui l’anima cosciente per mezzo della sua volontà totale di appartenenza al Divino diventa suo strumento consapevole che si muove ad ogni sua ispirazione, senza tuttavia averne né percezione né sensazione né fruizione alcuna. Il dinamismo Presenza Assenza, non più disperso come nelle forme precedenti ma contenuto nell’abisso dell’anima cosciente dove ora il Divino trova stabile dimora, rappresenta quindi la caratteristica sostanziale di questa forma la quale dà luogo a diversi gradi della stessa Presenza .

     Un’ultima considerazione di ordine etico, riguarda il rapporto tra libertà e impeccabilità. La Presenza del Divino come forma più elevata di rapporto tra il Divino stesso e l’anima cosciente, non garantisce a quest’ultima una condizione di impeccabilità, di uscita definitiva dalla possibilità di infrangere ancora la Legge Divina. Nei momenti dell’Assenza , infatti, l’anima cosciente viene sempre tentata dal maligno anche se, da un punto di vista qualitativo, le sue tentazioni al male sono più sottili sia nell’orgoglio sia nella sensualità Sono un genere di tentazioni il cui fine ultimo è quello di provocare la caduta luciferina dell’anima cosciente, in quanto ottenebrano la sua facoltà di conoscenza cercando di creare in lei una confusione di ruoli, facendo credere che“sentire di essere il Divino” per partecipazione, corrisponda ad “essere il Divino stesso” . “Sentirsi Dio” da parte dell’anima cosciente è un dono d’amore incondizionato che il Divino le riserva gratuitamente. A questa manifestazione infinita ed eterna d’Amore, l’anima deve corrispondere con la virtù dell’umiltà profonda conscia di essere e di rimanere una pura creatura davanti al suo Creatore e, soprattutto, deve esercitare una abissale pratica meditativa dell’Abbandono “ come una piuma sul respiro di Dio” , come affermava di sé misticamente la grande badessa benedettina Santa Ildegarda di Bingen, amica dell’Imperatore Federico Barbarossa, proclamata Dottore della Chiesa da Papa Benedetto XVI di venerata memoria.

I gradi della Presenza del Divino

     Nell’ambito della terza forma di manifestazione diretta del Divino, la Presenza , tutte le esperienze contemplative che nell’ Immanenza erano non differenziate e tutte quelle che nella Trascendenza erano transeunte, vengono ora chiarificate dalla stabilità dello stesso Divino nell’anima cosciente e possono anche ripetersi in modo più lucido e comprensivo. Parlare di gradi della Presenza del Divino , qui non significa fare una graduatoria o una scala Paradisi ben definita, strutturata e conseguente. Significa solo identificarli come gradi di intensità della stessa Presenza nell’anima cosciente, i quali da una Presenza cosmica impersonalematurano verso una Presenza interiore personale secondo il pensiero di San Tommaso d’Aquino che vede nella natura personale di Dio non tanto una sua riduzione avatarica bensì la più piena manifestazione dell’infinità e della eternità di Dio stesso. Questi gradi della Presenza nel loro esperire non seguono neanche una concatenazione temporale, per cui se ne viene sperimentato uno minore, non è detto che necessariamente se ne debba sperimentare uno maggiore o viceversa. Ma è facoltà inderogabile della libera volontà di Dio che conosce ogni singola anima cosciente, il donare a lei ciò che le è più connaturale o ciò che maggiormente le serve per raggiungere una piena comunione con Lui.

     Inoltre, all’interno della riflessione sull’anima considerata esclusivamente come imago Dei e non come similitudo Dei , il confine che passa tra percezione impersonale e personale del Divino è molto sottile e caliginoso. Infatti, nella percezione impersonale del Divino si avverte l’esistenza di un essere o di una forza che per l’anima cosciente assume anche i contorni personali in quanto viene percepito come Presenza. D’altra parte, la percezione personale del Divino, avviene sempre “per speculum et in aenigmate” come dice San Paolo ai Corinzi (1Cor 13,12), ossia “come attraverso uno specchio e in modo oscuro”ossia indecifrabile, quindi senza essere completamente certi di essere davanti al Divino come Persona.

     Prima di descrivere, pur sommariamente, i gradi della Presenza , dobbiamo sottolineare che alcune esperienze contemplative di manifestazione del Divino già sperimentate nell’ Immanenza e nella Trascendenza in modalità luce tenebre , come già detto sopra possono ora ripresentarsi e replicarsi ma con attribuzioni completamente diverse. In quanto nella terza forma ossia la Presenza , l’abitazione del Divino nell’anima cosciente non permette a queste stesse esperienze contemplative di manifestarsi anche come tenebre ed assenza del Divino stesso. Ma tenebre ed Assenza del Divino , in questa forma si presentano in modo totalmente distaccato da un punto di vista temporale rispetto aigradi della Presenza e, come dicevamo poc’anzi, il Divino si nasconde e sparisce nel profondo dell’anima cosciente stessa con un movimento ad intra e non più ad extra come nelle forme precedenti. Provocando così uno stato di desolazione maggiore per portare a compimento la purificazione ( katharsis ) e lo svuotamento di sé ( kenosis ), permettendo quindi all’anima cosciente del Soggetto Radicale una piena identificazione con esso come radice del Soggetto ordinario.

     Ricapitolando, tenendo presente che il senso progressivo dei gradi della Presenza del Divino non è continuativo né gerarchico né ascensionale né segue un ordine di merito, ma è solo una progressione indicativa che va dalla percezione impersonale a quella personale del Divino , nel quale il Divino stesso modula queste esperienze contemplative alle anime coscienti in base ad una loro connaturalità e secondo il suo imperscrutabile giudizio cerchiamo, ora di classificare sinteticamente questi stessi gradi evitando di proposito di dar loro una progressione numerica per i motivi suddetti.

     Ricordiamo anche che le tre prime esperienze contemplative, ossia i tre gradi di percezione della forza Divina, della Dispersione cosmica e dell’ Universo interiore possono venire sperimentate come esperienza “unica”, ossia una volta sola nella vita, da chiunque sia attratto dalla contemplazione della natura e sia in una situazione favorevole di immersione in essa. Inoltre, questi primi tre gradi della Presenza rappresentano anche gli esordi esperienziali di mistica naturale, di coloro che per via filosofica o religiosa hanno iniziato un cammino contemplativo e che sfociano poi nella pratica della Consapevolezza immanente non differenziata . Queste stesse esperienze, come già detto, possono anche replicarsi all’interno dellaterza forma di manifestazione del Divino che è la Presenza , di cui stiamo argomentando nel presente articolo, ma con una percezione chiara della presenza del Divino che si manifesta in varie forme come Padre, Assoluto, Creatore pur restando non conosciuto per mancanza di una esplicita Rivelazione .

     Rammentiamo infine che il termine “Percezione” , sta qui ad indicare la visione intuitiva su base sensoriale, attraverso la quale si tramuta in “Sensazione” formando la “Conoscenza” dell’evento spirituale, il quale poi sarà razionalizzato da una riflessione critica su “ Che cosa è avvenuto in me? . Infatti, tutto avviene nel corpo ei sensi sono “le porte dell’anima cosciente” e della sua esperienza del Divino in questo mondo.

     * Percezione della forza Divina.

     È una forma di percezione dell’energia vitale universale che avviene durante l’evento meditativo, attraversando il corpo sotto forma di corrente elettrobiochimica. Bruno Gröning, il quale è stato il più grande esponente di questa esperienza contemplativa e il suo codificatore, usava tre termini scaturiti dalla sua esperienza personale per indicare con Heilstrom la forza Divina , Einstellen il collegamento meditativo alla forza Divina , nonché Regelungen le regolazioni attraverso cui la forza Divina fa emergere, cura e guarisce le patologie spontaneamente o attraverso un processo più o meno lungo di guarigione:

     «Abbi fiducia e credi, la forza divina aiuta e guarisce. Il medico più grande di tutti gli uomini è e rimarrà sempre il nostro Signore! Nessun uomo può guarire, è sempre uno solo che può farlo: Dio! A Dio nulla è impossibile! Dio ha creato l’uomo bello, buono e sano, così vuole anche che contrassegnato. Originariamente gli uomini erano totalmente collegati con Dio, c’era solo amore, armonia e salute, era un tutt’uno. La malattia non appartiene all’uomo. Essere collegati a Dio, questo è tutto!» . (Bruno Gröning, frasi tratte dalle registrazioni delle sue Conferenze , in website bruno-groening.org).

     Se questa esperienza di mistica naturale viene vissuta come grado della Presenza , l’anima cosciente sperimenta in modo intenso la paternità di Dio e l’amore nonché le attenzioni che Lui riversa in lei come amata dal Padre.

     * Percezione della dispersione cosmica.

     È un’esperienza contemplativa in cui l’anima viene proiettata nell’immensità dello spazio cosmico e vaga nello stupore di una Presenza misteriosa o nel dolore della sua Assenza. Questa esperienza di mistica cosmica, viene descritta in modo consolatorio, articolato e sublime da Paramahansa Yogananda, guru hindu ed esponente di rilievo del Kriya Yoga nella sua “Autobiografia di uno Yogi” vero bestseller di tiratura mondiale, di cui ne estraiamo alcune righe:

     «S’odono i mobili mormorii degli atomi. L’oscura terra, monti, valli, ecco son liquido fuso! Fluenti mari si tramutano in vapori di nebulose! Om soffia sui vapori, squarciando meravigliosamente i loro veli. Stan rivelati oceani, scintillanti elettroni, finchè all’ultimo tocco del cosmico tamburo le luci più dense svaniscono nei raggi eterni dell’onnipervadente beatitudine. Io venni dalla gioia, di gioia vivo, in sacra gioia mi dissolvo» . (Astrolabio Ed., Roma 1971, pag. 146)

     Vissuto invece come grado della Presenza , all’opposto il dolore dell’Assenza non è qua presente come già sottolineato in precedenza. Resta però estremamente viva la percezione del Divino che qui, in aggiunta, si rivela in modo esplicito come Creatore dell’universo che accompagna l’anima cosciente in questo itinerario siderale, come tenendola tra le proprie mani e riempiendola di consolazione, d’amore ma soprattutto di bellezza. Una bellezza che a volte fuoriesce dai suoi occhi come magnetica luce, che viene avvertita dalle persone con cui l’anima cosciente è in relazione.

     * Percezione dell’Universo interiore.  

     In questa esperienza contemplativa, la percezione che prova l’anima cosciente è quella di “vedere” l’universo gravitare dentro di sé e, in questo modo, di “sentire” dentro di sé la percezione di essere la sintesi di tutti gli elementi cosmici animati e non animati: minerali, vegetali, animali, angelici. Questa esperienza, può darci una percezione viva circa la vastità immateriale della stessa anima cosciente, capace di contenere in un modo misterioso-simbolico ma altrettanto reale-esperienziale l’interiorizzazione sintetica del cosmo.

     Santa Teresa d’Avila nel suo Castello interiore ci parla con stupore della bellezza e della immensa capacità dell’anima, la quale per contenere Dio non può che partecipare alla sua immensità: «Le cose dell’anima si devono sempre considerare con ampiezza, estensione e magnificenza, senza paura di esagerare, perché la capacità dell’anima sorpassa ogni umana immaginazione» . ( Il Castello interiore , I, II, 8).

     Nel presente grado della Presenza , in più, l’anima cosciente percepisce in modo intenso e reale di essere stata posta dal Divino quale Principe della creazione, sentendo come in una duplice corrente discensionale e ascensionale che passa dal suo cuore in modo chiaro, l’ amore del Divino per le creature e viceversa quello delle creature per il Divino.

     *Percezione della Consapevolezza cosmica.

     Rappresenta un insieme di esperienze contemplative di simbiosi, di identificazione non differenziata con gli elementi della natura, che abbiamo lungamente descritto nell’articolo sull’Immanenza . Qui, all’interno del silenzio meditativo, la percezione sensibile si attiva in modo più intenso rispetto alla percezione visiva, in quanto l’osservazione del contenuto all’interno dell’anima cosciente sembra transitare verso il vissuto di un’esperienza sensibile in completa simbiosi aconcettuale e sovrarazionale con gli elementi del mondo minerale, vegetale e animale: “io pietra”, “io montagna”, “io pianta”, “io foresta”, “io lupo”, “io delfino”, “io aquila”, “ io fuoco, vento, terra e acqua”, “io oceano”, “io universo” ecc., sono parole che pallidamente possono descrivere tali esperienze di simbiosi.

     Un grande protagonista e un esperto della Consapevolezza indifferenziata anche nei suoi risvolti cosmici è stato il monaco buddhista vietnamita Thich Nhàt Hạnh: «Ogni giorno siamo partecipi di un miracolo di cui nemmeno ci accorgiamo: l’azzurro del cielo, le nuvole bianche, le foglie verdi, gli occhi neri e curiosi di un bambino, i nostri stessi occhi, tutto è un miracolo» . ( Il miracolo della presenza mentale: un manuale di meditazione , Ed. Ubaldini, Roma 1992 pag. 20).

     La percezione della Consapevolezza cosmica vissuta in questo grado della Presenza , lascia invece percepire al di là dell’esperienza simbiotica della non differenza , la radice di questo Uno non differenziato , di questo Divino il quale essendo presente in ogni cosa, viene anche percepito come al di sopra di ogni cosa quale Creatore del cosmo.

     * Percezione della nuda Presenza.

     In questo grado della Presenza , durante la percezione della nuda Presenza del Divino come nascosta, Deus absconditus , da parte dell’anima cosciente quale imago Dei , prevalgono stupore, silenzio, adorazione di quello stesso Divino che si percepisce presente ma di cui non si conosce il volto. Inoltre, il Divino viene qui fortemente percepito come l’Assoluto, Dominus, il Signore della Creazione. In questo stato, a volte, il Divino è così presente nell’anima cosciente che sembra incarnarsi in lei guardando con i suoi occhi, sentendo con le sue orecchie e camminando con i suoi piedi, mentre essa potrebbe per brevi attimi non percepire più la propria identità personale, ma solo quella del Divino. La percezione della nuda Presenza è figlia di una rigorosa ascesi spirituale, propria di quelle anime coscienti generose che dimostrano grande coraggio nell’opera di purificazione e svuotamento di sé. San Giovanni della Croce, valido esponente di questo apofatismo cristiano, in cui l’anima cosciente va alla ricerca del Divino dimenticando sé stessa, così descrive l’impervia e liberatoria tenacia che servono in questa Via spirituale:

     «Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente. Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente. Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente. Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente. Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi. Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai. Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai. Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei. (…) Quando ti fermi su qualche cosa, tralasci di slanciarti verso il tutto. E quando tu giunga ad avere il tutto, devi possederlo senza voler niente, poiché se tu vuoi possedere qualche cosa del tutto, non hai il tuo solo tesoro in Dio. (…) In questa nudità lo spirito trova il suo riposo poiché non desiderando niente, niente lo appesantisce nella sua ascesa verso l’alto e niente lo spinge verso il basso, perché si trova nel centro della sua umiltà. Quando invece desidera qualche cosa, proprio in essa si affatica». (San Giovanni della Croce, Opere, Salita del Monte Carmelo , libro I, cap. 13, 11-13, Postulazione Generale dei Carmelitani scalzi, Roma, 1991).

     * Percezione della Presenza di intimità.

     L’anima cosciente, in questo grado , viene a scoprire che il Divino a lei sconosciuto, non rivelato ma di cui percepisce essere l’Essere supremo e Divina Persona, desidera da lei la sua familiarità e la sua intimità. Ella scopre così con intensità che il Divino la ama perché la natura del Divino è natura d’Amore, il Divino è Amore. Circondata da questo Amore celeste, infinito ed immenso, l’anima impara ad abbandonarsi a Lui, a vivere con Lui, a parlare con Lui, ad amare Lui, a seguire Lui, a uscire da sé in Lui. Questa scuola d’Amore, essendo l’anima cosciente creata come desiderium Dei, la conferma nella sua totale fidelizzazione al Divino e lascia nel suo cuore un pegno d’amore, un ricordo che si risveglierà quando, nell’Assenza del Divino stesso, lei lo cercherà desolata. Ripensando così alle intime bellezze del loro reciproco amore, l’anima cosciente vivrà con questo unico ricordo a cui si aggrapperà tenacemente per non abbandonare la Grande Guerra Santa.

     In questo amore intimo e familiare con il Divino, pur con gli esuberanze poetiche e sentimentali tipiche della mistica Sufi, fa scuola il teologo e mistico persiano medievale Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī, il quale riesce ad incendiare i cuori d’amore per l’ intimità divina:«Ho bisogno d’un amante che, ogni qual volta si levi, produca finimondi di fuoco da ogni parte del mondo! Voglio un cuore come inferno che soffochi il fuoco dell’inferno sconvolga duecento mari e non rifugga dall’onde! Un Amante che avvolga i cieli come lini attorno alla mano e appenda, come lampadario, il Cero dell’Eternità, entri in lotta come un leone, valente come Leviathan, non lasci nulla che sé stesso, e con sé stesso anche combatta, e, strappati con la sua luce i settecento veli del cuore, dal suo trono eccelso scenda il grido di richiamo sul mondo; e, quando, dal settimo mare si volgerà ai monti Qàf misteriosi da quell’oceano lontano spanda perle in seno alla polvere!» . (Da Il fuoco dell’amore Divino , sito sufi.it).

     * Percezione della Presenza di unità. Questa esperienza contemplativa di tonalità fortemente mistica personale come le due precedenti, con cui spesso s’alterna o si s’intercala secondo i misteriosi disegni del Divino, lascia esperire all’anima cosciente il completo assorbimento nell’alterità del Divino, secondo i canoni della Scuola Advaita Vedanta del “non Due non Uno” (non duale) o con quella cristiana dell’Uno, propria dei mistici della scuola cattolica renana quali Meister Eckhart, Taulero e il Beato Suso:

     «L’anima è così completamente una con Dio che nessuno dei due può essere compreso senza l’altro. Si può concepire il calore senza il fuoco e la luce senza il sole, ma non si può pensare Dio senza l’anima, né l’anima senza Dio, tanto essi sono uno» . (Meister Eckhart, I Sermoni, Ed Paoline , Milano 2003, pag. 432).

     Per concludere, nella riflessione critica globale sul tema dell’Uno propria dell’Antropologia mistica, questa esperienza di superiore unità, da non confondere con l’unità non differenziata della Consapevolezza immanente, viene fenomenologicamente analizzata in due fasi nella dinamica progressiva dell’affermazione Divina vetero testamentaria e mosaica dell’ “Io Sono” .

     Nella prima fase , l’esperienza dell’ ”essere coscienza” può anche essere definita esperienza dell’ ”Io” Sono , in quanto l’accento di questa fase è ancora posto nell’identità individuale dell’essere, per cui la percezione dell’ ”Io” prevale sulla percezione del “Sono” . Da qui si comprende perché l’esperienza del proprio “Io” ossia dell’ego sia nella luce che nella tenebre, sia l’ultima illusione dell’anima cosciente e si afferma che l’utilità del tenebre interiore consista proprio nella sua funzione di mezzo di destrutturazione dell’ ”Io”, affinché le radici dei vizi capitali possano essere purgate e progressivamente attenuarsi a favore di una rinascita del vero “Io” che trova la sua reale natura nel confronto, nel dialogo e nell’unione con l’alterità espressa dal “Sono” .

   La seconda e ultima fase dell’ ”essere coscienza” – che non ha mai termine nel corso di questa vita –, ossia del percorso di percezione del fenomeno anima cosciente , ha come sua caratteristica principale dal punto di vista esistenziale il progressivo e totale trasferimento nell ‘alterità, nel vivere-per-l’Altro , nel vivere-per-gli altri , nel vivere in simbiosi con il cosmo. Anche qui, lo sradicamento dal proprio egocentrismo operato dalla tenebra interiore e dal lavorio sui vizi capitali continua, ma in modo più accettabile e tranquillo, in quanto l’anima cosciente è giunta ad uno stadio di maturità per cui non sfugge più la sofferenza, ma la cavalcata e la domina pacificamente attraverso la pratica meditativa dell’abbandono, pratica ora non più legata a singoli momenti ea tempi prestabiliti ma collegata ad ogni singolo respiro personale.

     All’interno della binarietà dell’ “Io-Sono” , il trasferimento dall’individualità dell’ “Io” all’alterità del “Sono” – in quanto il concetto di “Essere”è sempre partecipativo – si manifesta in diversi modi, non certo esaustivi in ​​questa esposizione. Durante l’evento meditativo può a volte apparire l’estasi, intesa qui come una perdita momentanea della percezione psichica della propria individualità e il trasferimento nel Totalmente Altro, indifferentemente percepito come personale (stato di assorbimento, relazionale) o impersonale (stato di estinzione, a-relazionale), ma più spesso prevale la percezione tenebrosa dell’Assenza in cui la coscienza viene purificata dai suoi attaccamenti e dai suoi vizi. Nel corso quotidiano dell’esistenza, invece, la caratteristica peculiare del trasferimento progressivo nell’alterità del “Sono”che non è perdita di individualità ma suo completamento, è dato da una tensione integrale dell’anima cosciente verso l’offerta totale di sé agli altri, il senso acuto della misericordia e la pratica della compassione vissuta nei confronti delle persone e di ogni essere animato e inanimato.

     Il nostro impegno per approfondire le tematiche sul Soggetto Radicale intende continuare, nella certezza di una nuova affermazione del Sacro, dell’Impero Europa, della Civiltà multipolare e nella ferma indicando che «Il Soggetto Radicale è incompatibile con qualsiasi struttura del tempo. Domanda con forza un anti-tempo, basato sul potente fuoco dell’eternità, trasfigurato alla luce della radicalità» . (Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica , NovaEuropa, Milano 2017, pp.239-240)

Fonte: Idee&Azione

30 marzo 2023

Soggetto Radicale e fenomenologia della Presenza
Soggetto Radicale e fenomenologia della Presenza

IL SEGRETO DEL DIGIUNO

di Davide Gori

Quando il corpo umano ha fame, mangia se stesso, fa un processo di pulizia, inizia eliminando tutte le cellule malate, cancerogene e invecchiate.

La fame mantiene giovane il corpo e combatte malattie come il diabete.

Durante la fame il corpo produce proteine speciali che si creano solo in determinate circostanze. E quando si fanno, l’organismo raccoglie selettivamente queste proteine intorno alle cellule malate, cancerose o morte, le dissolve e ripristina e trae beneficio dall’organismo nutritivo prodotto da questo processo. Ecco come si fa la raccolta differenziata durante il digiuno.

Gli scienziati sono riusciti attraverso lunghi studi specializzati che il processo di autofagia richiede condizioni insolite che costringano l’organismo a fare questo processo. Queste circostanze speciali includono che una persona si astenga dal mangiare per 16 ore (ciclo 8/16).

Gli esseri umani devono funzionare normalmente in questo periodo. Questo processo deve essere ripetuto per un certo periodo per garantire che l’organismo si pulisca al massimo e per non riattivare le cellule malate. Si raccomanda di ripetere il processo di fame uno o due giorni a settimana secondo Yoshinori Ohsumi – Premio Nobel per la fisiologia e la medicina.

Il digiuno intermittente di 16h non costa nulla.. Cenare alle 20:00 e poi pranzare il giorno dopo alle 12:00, salti solo la colazione e ti fa molto bene. Il corpo si pulisce.

Si può praticare digiuni completi di 10, 20 e 30 giorni solo con acqua e sentirsi molto bene!

Si può provare un digiuno di 3 giorni interi, che è quando si produce l’autofagia completa, e altrimenti i digiuni intermittenti.

Il digiuno di 40 giorni è per esseri ad alta vibrazione, il giorno quaranta non solo pulisci il tuo corpo, ma anche pulisci la tua anima dai parassiti interdimensionali e puoi aprire il terzo occhio. Questo digiuno è solo per i maestri spirituali e gli esseri ad alta vibrazione (non è raccomandato per gli apprendisti).

IL SEGRETO DEL DIGIUNO
IL SEGRETO DEL DIGIUNO

Intelligenza artificiale, Elon Musk lancia l’allarme: “rischio per l’umanità”

a cura di Armando Manocchia

L’intelligenza artificiale pone “profondi rischi per la società e l’umanità” e per questo servirebbe una “pausa” di almeno sei mesi nell’addestramento dei sistemi più avanzati. A lanciare l’allarme è Elon Musk con altri 1.000 fra ricercatori e manager che, in una lettera aperta, chiedono uno stop o una moratoria dei governi per evitare il tanto temuto “scenario Terminator” e consentire lo sviluppo di protocolli di sicurezza condivisi.
La lettera, pubblicata dalla organizzazione no profit Future of Life Institute, vanta firme eccellenti e per questo viene presa molto seriamente. A sottoscriverla ci sono il co-fondatore di Apple, Steve Wozniak, ma anche quelli di Pinterest e Skype, così come i fondatori delle start up di intelligenza artificiale Stability AI e Charatcters.ai.

Investimenti mirati di Musk

Ma tra i firmatari spicca ovviamente il nome del patron di Tesla che aspira a migliorare il cervello con Neuralink dopo aver contribuito a trasformare l’industria dello spazio con SpaceX e rivoluzionare quella dell’auto spianando la strada già più di un decennio fa alle vetture elettriche che si guidano da sole. Fanatico della tecnologia, Musk ha investito in società di intelligenza artificiale ed è stato anche nel Cda di OpenAI, il colosso del settore su cui Microsoft ha scommesso miliardi di dollari. Investimenti, come spiegato più volte dallo stesso Musk, che sono stati fatti “non per guadagnare” ma “per tenersi al passo con i tempi” e quindi conoscere queste tecnologie.

“Corsa fuori controllo allo sviluppo”

Nel mirino dei big non c’è tutta l’intelligenza artificiale ma i sistemi più avanzati di GPT-4, la chatbot di OpenAI capace di raccontare barzellette e superare facilmente esami come quello per diventare avvocato. “I sistemi potenti di IA dovrebbero essere sviluppati solo quando si ha fiducia che i loro effetti saranno positivi e i loro rischi gestibili”, si legge nella lettera in cui si parla di una “corsa fuori controllo allo sviluppo e al dispiegamento di potenti menti digitali che nessuno, neanche i loro creatori, possono capire, prevedere e controllare”.

Scongiurare “effetto Terminator”

Una corsa che, se non sarà fermata, rischia di far divenire realtà la fantascientifica “Skynet” protagonista dei film del ciclo Terminator di James Cameron e la sua decisione di distruggere l’umanità. Oppure, di far finire in mani sbagliate questi potenti sistemi con ricadute possibilmente devastanti. Pechino – ha avvertito il senatore Mike Gallagher a capo della commissione della Camera Usa sulla Cina – vede l’intelligenza artificiale come uno “strumento o un’arma per perfezionare la sua sorveglianza orwelliana tecno-totalitaria”.

Chiesta una pausa di sei mesi

Proprio il timore di conseguenze catastrofiche ha spinto i grandi dell’hi-tech a chiedere una pausa di sei mesi da usare per lo “sviluppo congiunto e l’implementazione di protocolli condivisi” che assicurino la “sicurezza” dei sistemi “al di là di ogni ragionevole dubbio”, si legge ancora nella lettera, che invita i laboratori di IA a concentrarsi nel rendere più “accurati, trasparenti, credibili e leali” gli attuali sistemi invece di correre verso lo sviluppo di mezzi ancora più potenti. “La società ha fatto una pausa su altre tecnologie con effetti potenzialmente catastrofici – prosegue la lettera -. Possiamo farlo anche in questo caso. Godiamoci una lunga estate dell’IA, e non corriamo impreparati verso l’autunno”.
https://www.tgcom24.mediaset.it/tgtech/musk-allarme-intelligenza-artificiale-rischio-umanita_62830294-202302k.shtml

Fonte: Imola Oggi

Intelligenza artificiale, Elon Musk lancia l’allarme: “rischio per l’umanità”
Intelligenza artificiale, Elon Musk lancia l’allarme: “rischio per l’umanità”

DALLA PARTE DI KALI: IL CONTO FINALE

di Roberto Siconolfi

Se la Dea Kali è quella potenza distruttiva finalizzata al bene, se il nostro tempo si configura come una grande resa dei conti alla fine di un ciclo storico e volta alla ricostruzione di uno nuovo, allora non possiamo che schiarirci dalla sua parte.
Il potere della dissoluzione, che si concretizza nella reazione a ingiustizia e iniquità, nella morte delle identificazioni, degli attaccamenti, delle architetture mentali, estendendo per analogia la funzione al crollo di istituzioni altrettanto nefaste, decadute, morte.
Come in una specie di “femminismo esoterico”, che coglie la profondità del femminile, non solo nel banale aspetto “harmony”, o peggio ancora in quello di taglio ideologico.
E anzi, se l’energia di Kali fa il suo corso, uno dei primi terreni da bonificare è proprio quello del senso comune, delle ideologie alla moda, del cosiddetto pensiero unico, vera e propria castrazione del pensiero e dell’apertura della mente, requisito fondamentale per ogni serio cammino di ricerca, vuoi nel senso della vita vissuta che nel senso spirituale.
Ed è proprio nel mondo spirituale, allo stesso modo, che l’influenza dissolutiva a fin di bene della Dea deve fare il suo corso.
Un mondo troppo speso affetto da rigidi – e dogmatici – intellettualismi; battaglie dottrinarie ai limiti della crociata; luciferiche megalomanie; soggetti psicologicamente disturbati; rinsecchiti nell’animo e pieni di veleno verso l’umanità.
E questo oltre alla fin troppo sputtanata New Age e alle religioni conformatesi al “mondo” – e al mondialismo –, o alle correnti religiose viceversa nostalgiche del “mondo” che fu.
Il caos e la distruttività del nostro tempo come nostro migliore alleato, anche nelle fin troppo evidenti questioni di carattere socio-politico.
Sapendo che il caos e la distruttività giocano a vantaggio delle forze ordinatrici e non dei loro agenti stessi.
E questo vale anche negli esempi dei governanti cattivi, giunti in qualche modo a dare il benservito a popoli sin troppo rammolliti e sottomessi, e che magari si credono anche furbi (vedere Italia).

DALLA PARTE DI KALI: IL CONTO FINALE
DALLA PARTE DI KALI: IL CONTO FINALE
DALLA PARTE DI KALI: IL CONTO FINALE