LA GIUSTIZIA DEL KARMA

di Mike Plato

La questione del Karma non è così semplice da pensare che per tutti sia “ciò che infliggo subisco” . Il problema è che il karma inferiore è gestito dalle potenze dell’Intermedio, e queste proteggono i loro accoliti, i collaboratori del loro impero, i loro volenterosi seguaci, con una giustizia PERVERSA E Pervertita che protegge tutti i perversi collaborativi dell’umano (disumano) consorzio. Per questo è lanciato un monito nei rotoli di Qumran: Beliar dichiara giusto l’ingiusto e ingiusto il giusto. lo stesso viene detto nei salmi in cui il salmista chiede

Salmo 57:2 Rendete veramente giustizia o potenti,

giudicate con rettitudine gli uomini? 3 Voi tramate iniquità con il cuore, sulla terra le vostre mani preparano violenze

E ancora

Salmi 81:1 Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli dèi. 2 “Fino a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte degli empi?”

Quindi, la giustizia terrena è di per sé corrotta, perché riflesso nel manifesto della giustizia karmica, in mano alle FORZE DI DIN (potenze del rigore) , peraltro interessate ad una prigionia perpetua delle anime e ad un controllo asfissiante su anime e menti e per questo inique nei loro giudizi. Peraltro capacità di giudizio che non potrebbero avere, in quanto esse stesse potentemente inique e criminali e destinate ad un giudizio finale Severo.

Fino all’eskaton, prevarrà il giudizio iniquo e ribaltato delle Potenze, che ha trovato il suo acme nella sentenza di morte di Gesù il Nazareno (tra i tanti).

LA GIUSTIZIA DEL KARMA
LA GIUSTIZIA DEL KARMA

NEO EURASIANESIMO

di Alexander Dugin

Il neo-Eurasianesimo è la teoria politica della costruzione dell’Impero, di un “grande spazio”, nel presente e nel futuro. O il neo-eurasianesimo diventerà il paradigma fondamentale dell’élite russa, o ci attende un’occupazione. Notiamo che altri potenziali “spazi grandi” e altri popoli sono tutti senza eccezione interessati ad un rinascimento eurasiatico che inizia in Russia. Tutti vincono da questo, dato che gli eurasiatici parlano fortemente non per l’universalismo, ma per “grandi spazi”, non per l’imperialismo, ma per “impero”, non per gli “interessi di qualsiasi popolo”, ma per “i diritti dei popoli.

NEO EURASIANESIMO
NEO EURASIANESIMO

L’ARCHITETTURA DEL POSTMODERNO

di Alexander Dugin

“L’architettura del postmoderno è priva di centro, asse, equilibrio e armonia. La postmodernità è mezzanotte. La modernità corrisponde alla sera, al tramonto: ci sono ancora residui del mondo tradizionale, di luce, di soggettività, di razionalità e di totalità. Ci sono famiglie, società, stati e uomini. Nella postmodernità tutto questo viene sostituito da dio, cyborg e entità post-umane. Al posto della realtà c’è la virtualità; al posto dell’intelligenza, l’intelligenza artificiale; al posto del postthombre; al posto del razionalismo moderno, la schizofrenia di Deleuze e Guattari. È una società liquida (Bauman) in cui tutto si dissolve, in realtà, non è nemmeno una società, ma una distruzione caotica di strutture che rilascia una grande quantità di energia, immediatamente sciolta in un processo entropico. È una caduta ininterrotta verso il basso”.

L'ARCHITETTURA DEL POSTMODERNO
L’ARCHITETTURA DEL POSTMODERNO

MELCHISEDEK A PERUGIA

di Costanza Bondi

A Perugia, il simbolo divino del Sacerdote dell’Altissimo ai più sconosciuto, poco noto soprattutto ai perugini, nonostante la splendida Perugia possa vantare ridondanza di tale simbologia.
Melchisedek – il mitico re biblico che simboleggia la superiore giustizia divina – è tra le immagini scolpite che “si bene prospicias, mira vedere potes” e che ornano quel capolavoro medievale che è la Fontana Maggiore di Perugia, con la sua collocazione prospettica nella Platea Magna della città (l’odierna piazza IV Novembre).
Il sigillo-simbolo che a lui è associato – noto anche nel mondo arabo come Rub’ el hizb – compare spesso in pitture, decori, loghi, tarsie lignee e marmoree in molti luoghi della Perugia stessa, nonché dell’Umbria. L’uomo di Dio Melchisedek, dall’ebraico מַלְכִּי־צֶדֶק מַלְכִּי־צֶדֶק / מַלְכִּי־צָדֶק = il Re (Dio) è giustizia, quindi Re + Sacerdote, umano + divino, l’Adam Kadmon, testimonianza della reintegrazione di ogni essere umano, colui che Guenon definirà l’Uomo Universale, per la Tradizione primordiale è il personaggio ossimoro “umano extraumano”, tramite il rito ad esso associato dell’offerta del pane e del vino: ecco, l’individuo entra in matrimonio con Dio e Dio con l’uomo.
L’aspetto che lo caratterizza è l’extratemporalità che lo rende Messia Universale, archetipo di giustizia. Quindi, Re giusto e Re della coscienza su cui si regge l’interconnessione tra mondo interiore e mondo esteriore, tra polo terrestre e polo celeste, tra presente ed esperienza mistica, tra Ego materiale e Alter Ego spirituale: in una parola, la Sophia.
Nelle immagini, Melchisedek scolpito nella Fontana di Perugia (accanto al mitico fondatore Euliste) – Sigillo di Melchisedek al Nobile Collegio della Mercanzia (boiserie a intarsi lignei); sul soffitto della Sala dei Notari; sulla facciata del Duomo cittadino.
Nell’articolo, cenni dello stesso simbolo anche riguardo alla Chiesa di san Costanzo, alla Chiesa del Gesù, al Caffè di via Mazzini, alla Basilica minore di san Domenico, alla Chiesa di san Bevignate, al Messale (o Codice) di san Giovanni d’Acri; alla Cattedrale di san Lorenzo (pavimento prospiciente l’altare maggiore e decori lignei intorno alla Madonnina delle Grazie); ai villini di viale Indipendenza e al soffitto della già Bottega Ceccucci, oggi Calzedonia, in corso Vannucci.

Articolo completo in Fenix Rivista di novembre 2022 n.169, XPublishing editore di Adriano Forgione

MELCHISEDEK A PERUGIA
MELCHISEDEK A PERUGIA

Le grandi rivalità di potere in Eurasia

di Shane Quinn

L’“agenda della libertà” del presidente George W. Bush potrebbe essere definita come sovversione, cioè il tentativo di minare la struttura di una nazione straniera per ottenere un cambiamento di regime o obiettivi politici. La propaganda è un elemento centrale delle azioni sovversive e comprende la diffusione di materiale in gran parte falso per screditare i regimi all’estero.

Questo è stato il caso 20 anni fa, durante la preparazione dell’invasione dell’Iraq guidato dagli Stati Uniti nel marzo 2003, quando Saddam Hussein fu erroneamente accusato di possedere armi di distruzione di massa (ADM) o di avere legami con Al Qaeda. La propaganda può essere diffusa abbastanza facilmente attraverso i media aziendali occidentali, come si è visto per l’Iraq, l’Afghanistan, la Serbia e così via.

Molto utili per fomentare i disordini sono anche le organizzazioni americane come il National Endowment for Democracy (NED), il National Democratic Institute NDI), l’USAID, la Freedom House, i gruppi Open Society di George Soros e, naturalmente, la CIA .

Molti di questi soggetti hanno sostenuto e finanziato le “rivoluzioni colorate” che sono verificate in Stati come la Georgia (2003), l’Ucraina (2004) e il Kirghizistan (2005). Questi Stati confinano con la Russia o sono ex repubbliche sovietiche, e non è una coincidenza. Le rivoluzioni sono state, chiaramente, un conveniente per l’amministrazione Bush colorato per la sua politica di accerchiamento della Russia.

Ad, nel febbraio 2005 il Wall Street Journal ha riconosciuto che, nello Stato dell’Asia centrale del Kirghizistan, organizzazioni come l’USAID, la NED e la Open Society di Soros come finanziando l’opposizione antigovernativa, uno dei principali promotori della “ rivoluzione dei tulipani” del Kirghizistan. Negli anni precedenti, solo l’USAID aveva erogato sono di milioni di dollari per queste attività. Stati come il Kirghizistan sono stati identificati dal presidente Bush come importanti non solo per invadere la Russia, ma anche come trampolino di lancio per le offensive militari americane.

Dal dicembre 2001 gli americani hanno iniziato ad arrivare in Kirghizistan, utilizzando la capitale Bishkek come centro logistico per sostenere l’invasione dell’Afghanistan. Washington stava anche cercando di aumentare la sua presenza nelle regioni del Mar Caspio e del Mar Nero, molto ambite, e nelle aree circostanti contese tra la Russia e le potenze occidentali.

Nonostante l’ingerenza di Washington nei territori come l’Ucraina e la Georgia, gli americani non desiderano particolarmente seminare instabilità nello Stato del Caucaso meridionale dell’Azerbaigian, un’altra ex repubblica sovietica che confina a nord con la Georgia. In Azerbaigian gli americani avevano bisogno di un ambiente stabile, perché potevano interessi nelle infrastrutture petrolifere che collegavano i campi di produzione di Baku, la capitale dell’Azerbaigian, al porto mediterraneo in acque profonde di Ceyhan, nel sud della Turchia, che ricevere navi cisterna che trasportavano oltre 300.000 tonnellate di petrolio ciascuna.

Baku ha fornito alla Russia sovietica almeno l’80% dell’intero petrolio durante la Seconda Mondiale, che è stato fondamentale per la vittoria dell’Armata Rossa contro la Germania contro la Guerra Mondiale. Oggi l’Azerbaigian contiene ancora notevoli quantità di petrolio e la sua importanza strategica rimane evidente. L’Azerbaigian condivide un’ampia costa con il Mar Caspio ed è una via energetica vitale che collega il Caucaso e l’Asia centrale, come sottolineato Zbigniew Brzezinski quando era consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (1977-81). Invece di inviare soldati americani per salvare gli obiettivi di Washington in Azerbaigian, il Pentagono ha inviato “contractor civili” di società private come la Blackwater. Uno dei loro obiettivi principali era quello di proteggere i giacimenti di petrolio e gas del Mar Caspio,

Il Mar Caspio, il lago più grande della Terra, è estremamente ricco di risorse naturali ed “è una delle più antiche aree di produzione secondo di petrolio al mondo” e “una fonte sempre più importante di produzione energetica globale”, l’Energy Information Amministrazione (VIA) statunitense. Nel 2012 l’EIA ha stimato che il Mar Caspio ei suoi dintorni contengono quantità accertate di petrolio pari a 48 barili, più di quanto sia presente in America o in Cina. Il Servizio geologico degli Stati Uniti ha calcolato che le reali riserve petrolifere del Caspio sono notevolmente superiori alle quantità accertate, contenendo forse altri 20 miliardi di barili di petrolio non ancora scoperti.

Nel 2012 la regione del Caspio ha prodotto in media 2,6 milioni di barili di greggio al giorno, pari a circa il 3,4% dell’offerta globale. Gran parte del petrolio viene estratto vicino alle coste del Caspio. Complessivamente, si ritiene che la produzione di petrolio del Caspio abbia superato quella del Mare del Nord, mentre le perforazioni petrolifere esplorative in quest’ultimo specchio d’acqua sono scese da 44 pozzi nel 2008 a soli 12 nel 2014. Eppure ci sono ancora 16 miliardi di barili di petrolio recuperabili al largo della costa della città scozzese di Aberdeen ea ovest delle isole Shetland, più a nord.

La US Energy Information Administration ha stimato che il Mar Caspio contiene “riserve probabili” di 292 mila miliardi di piedi cubi di gas naturale. Il Servizio geologico degli Stati Uniti ritiene che nel Caspio vi siano altri 243 mila miliardi di piedi cubi di gas non ancora scoperti, la maggior parte dei quali si trova nel bacino del Caspio meridionale. La Russia e il suo vicino Kazakistan hanno controllato la maggior parte del Caspio.

Al quarto vertice del Caspio tenutosi ad Astrakhan, in Russia, il 29 settembre 2014, le cinque nazioni che condividono una costa con il Mar Caspio – Russia, Iran, Azerbaigian, Kazaki – hanno deciso all’unanimità di sostenere la sicurezza della regione e di impedirne la penetrazione da parte di potenze esterne. L’accordo mirava a proteggere il cuore dell’Eurasia dall’espansionismo della NATO, intendendo di fatto gli Stati Uniti, la cui presenza militare negli ultimi anni si è notevolmente ridotta in Asia centrale.

L’accordo raggiunto, in occasione del quarto vertice sul Caspio, ha chiuso il Mar Caspio ai disegni del presidente Barack Obama. Uniti sarà difficile avanzare in cui in passato per gli stati sostenuti dopo l’area militare con l’Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan l’attacco del 2001 all’Afghanistan, dai Paesi della NATO Germania, Gran Bretagna, Italia Canada. Gli Stati Uniti hanno snaturato il ruolo della NATO, trasformandola in uno strumento militare offensivo di vasta portata. Tra le ambizioni di Washington c’era quella di una presenza a cavallo delle catene montuose dell’Hindu Kush e del Pamir dell’Asia centrale e meridionale, oltre che del Caucaso.

Nel maggio 2005 il presidente Bush aveva visitato la capitale georgiana Tbilisi, affermando che la Georgia era diventata un “faro di libertà”. Bush considerava il controllo del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale come vitale per ottenere la vittoria in Afghanistan più a est. La Casa Bianca di Bush si era assicurata basi militari statunitensi in Asia centrale, come nell’Uzbekistan meridionale, non lontano dal Tagikistan, e nella base aerea di Manas, nel nord del Kirghizistan.

Washington ha cercato di posizionare la propria potenza militare al centro dell’Eurasia, in particolare in Georgia e Azerbaigian, dove le truppe NATO potrebbero essere inviate in Afghanistan e in Iraq. Le basi militari statunitensi in Georgia sono servite da supporto alle basi del Pentagono in Turchia, a breve distanza dalla Georgia; mentre una presenza militare americana in Azerbaigian avrebbe dato all’amministrazione Bush l’opzione di inviare un attacco all’Iran, cosa di cui si discuteva da tempo a Washington.

La maggior parte delle élite americane si è resa conto che sarebbe altamente rischiosa e probabilmente successo. L’esercito americano non è riuscito a sconfiggere l’Iraq, un Paese molto più piccolo e debole dell’Iran. In effetti l’Iraq, una nazione in gran parte indifesa, era stato gravemente minato da anni di sanzioni occidentali prima dell’offensiva anglo-americana del 2003.

Il successo dell’esercito russo in Georgia del 2008 ha trasferito all’Occidente che il Caucaso, come i dintorni del Mar Nero e del Caspio, è nella sfera dell’influenza della Russia. Mosca non permetterà una continua espansione da parte degli americani. Tra le repubbliche ex-sovietiche, la Georgia si era allineata più strettamente agli Stati Uniti, dopo la “rivoluzione delle” della fine del 2003, sostenuta dal Pentagono e finanziata da gruppi legati al governo statunitense (NED, Freedom House, ecc.) e dalla Open Society del miliardario Soros.

Il fallito attacco georgiano del 2008 all’Ossezia del Sud è stato pianificato dal regime di Mikheil Saakashvili, sostenuto dagli Stati Uniti, solo dopo che l’amministrazione Bush aveva sancito l’azione militare, secondo l’ex ambasciatore della Georgia in Russia, Erosi Kitsmarishvili, che ha fornito questa testimonianza al Parlamento georgiano. Il vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney ha informato anche il leader georgiano Saakashvili che “vi copriremo le spalle”, in caso di conflitto tra Russia e Georgia. Come si è visto, gli americani hanno potuto fare ben poco.

Si può ricordare che l’Unione Sovietica non era stata battuta militarmente dagli Stati Uniti. All’inizio del secolo la Russia aveva 1,2 milioni di uomini nelle sue forze armate e possedeva 14.000 testate nucleari, di cui 5.192 operativo. Gli Stati Uniti, invece, nel 2006 possedevano 9.962 testate nucleari, di cui 5.736 operative, e l’esercito americano aveva 1,3 milioni di membri attivi. Non c’è molta differenza tra queste cifre e la Russia possiede armi più che sufficienti per competere con l’America.

Il Presidente Bush, come il suo predecessore Bill Clinton, ha continuato a perseguire inutilmente la Russia. Poco dopo il suo insediamento nel 2001, Bush ha ritirato gli Stati Uniti dal Trattato sui missili anti-balistici (ABM), che era stato firmato nel 1972 con l’Unione Sovietica, al fine di implementare il sistema di difesa anti-missile e ridurre così la minaccia di una guerra nucleare.

Bush ha continuato le sue mosse pericolose creando strutture missilistiche negli Stati della NATO, Polonia e Repubblica Ceca, e ha portato la NATO alle frontiere della Russia incorporando gli Stati baltici nell’organizzazione militare. Bush rifiutò di ratificare il Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (1996) e le modifiche all’accordo SALT 2 sulla riduzione degli armamenti strategici.

Tuttavia, la Russia non ha potuto essere sottomessa come la Germania, perché il suolo russo non è mai stato conquistato da potenze straniere, come quello tedesco nel 1945. A differenza della Germania, la Russia è uno Stato ricco di risorse, situato in un’ zona centrale dell’Eurasia. La Russia ha la capacità di usare la sua influenza, inoltre, per dettare accordi commerciali con l’Europea relativi a importanti forniture di petrolio e gas. Gli europei sono molto più dipendenti dai russi che non il contrario.

La Russia si è rafforzata al suo interno dopo gli sconvolgimenti degli anni Novanta. Nel 1998 più del 35% dei russi abitano al di sotto della soglia di povertà, ma nel 2013 questa cifra si era ridotta all’11%, un numero inferiore a quello degli Stati Uniti, dove nel 2014 almeno il 15% degli americani era in condizioni di povertà.

La Russia ha beneficiato degli alti prezzi del petrolio e del gas sul mercato internazionale e la sua crescita industriale è notevolmente aumentata. Sono aumentati anche gli investimenti nazionali ed esteri, soprattutto nell’industria automobilistica, che sono cresciuti del 125%, mentre il PIL del Paese è cresciuto del 70%, collocando la Russia tra le maggiori economie mondiali.

Riferimenti

US Energy Information Administration, “La produzione di petrolio e gas naturale sta crescendo nella regione del Mar Caspio”, 11 settembre 2013

Andrew Cockburn, “The Bloom Comes Off the Georgian Rose”, Harper’s Magazine, 31 Ottobre 2013

Wall Street Journal, “Nel cortile di casa di Putin si agita la ‘democrazia’ – con l’aiuto degli USA”, 25 Febbraio 2005

Luiz Alberto Moniz Bandeira, “The World Disorder: US Hegemony, Proxy Wars, Terrorism and Humanitarian Catastrophes” (Springer; Prima Edizione, 4 Febbraio 2019)

Guardian, “Bush saluta la Georgia come ‘faro di libertà’”, 10 maggio 2005

US Energy Information Administration, “Panoramica del petrolio e del gas naturale nella regione del Mar Caspio”, 26 agosto 2013

Daily Telegraph, “La produzione di petrolio del Mare del Nord aumenta nonostante il calo dei prezzi”, 3 agosto 2015

PBS, “Chi conta come povero in America?”, 8 Gennaio 2014

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Fonte: Idee&Azione

Le grandi rivalità di potere in Eurasia
Le grandi rivalità di potere in Eurasia

IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA

di Mike Plato

Quando Cristo dice:

IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA

non fa altro che parlare a quei pochi che possono capire che in queste tre paroline magiche si cela il MELKIZEDEK

perché???

Lo spiego subito..

VIA perché

TU SEI SACERDOTE AL MODO, NELLA VIA, DI MELKIZEDEK (salmo 110)

VERITÀ perché

MELKIZEDEK È RE DI GIUSTIZIA, e la verità e la giustizia sono la stessa cosa. Quando si dice HAI DETTO LA COSA GIUSTA è la stessa cosa che dire HAI DETTO IL VERO…

VITA perché

cristo allude alla vera vita, la vita eterna, ed è detto nel. Salmo 110…. TU SEI SACERDOTE IN ETERNO AL MODO DI MEL.

ergo dire IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA è rimarcare occultamente che EGLI È IL MELKIZEDEK

A proposito, tra le tre, la VERITÀ contiene sia VIA che VITA

IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA
IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA

Chi sono i globalisti?

di Lorenzo Tucci

I Globalisti vedono lo stato come un’azienda;

la guerra come un videogioco dove si contrappone sempre il ‘buono’ e il cattivo di turno;

l’alta finanza usuraia proprietaria del denaro che emette dal nulla come un oracolo;

i confini come un vezzo;

Il senso di appartenenza per cultura, ideali, tradizioni ad un popolo come un intralcio;

il dissenso come un pericolo;

la sovranità come una colpa;

lo schiavismo come un progresso.

Chi sono i globalisti?
Chi sono i globalisti?

UNIRE E PURIFICARE

a cura di Giuseppe Aiello

Dio unisce… Satana, Shaytan, il Diavolo, divide.

di riflesso, bisogna imparaare a conoscere chi tende a unire, e chi tende a dividere.

Come del resto bisogna ricordare che anche la luce divide (il puro dall’impuro) e la tenebra unisce (il puro all’impuro per generare una diabolica mescolanza).

Infatti, l’accostamento di Satana con il separare è assai equivoco.
‘Satana’ ci giunge,attraverso il greco della Bibbia dei Settanta (traduzione del III secolo a.C. dall’ebraico al greco) ‘Satanas’, dall’ebraico Sāṭān.

La radice trilittera semitica all’origine è s – t – n, propria di parole legate all’avversare, all’osteggiare.

Va dunque, rettamente inteso anche come ‘nemico’,’avversario’,’accusatore'(con metafora giuridica).

UNIRE E PURIFICARE
UNIRE E PURIFICARE

Tibi Silentium Laus

di Costanza Bondi

Elemento sacro per l’ebraismo, silenzio & parola sono uno la sorgente dell’altro: è il Creatore che si ritira per concedere al creato il suo spazio vitale (1). Narra inoltre un racconto della tribù dei Cherokee-Seneca di come lo Spazio Sacro si configuri a metà strada tra l’alito che entra e l’alito che esce mentre si respira, come nell’intervallo tra due battiti del cuore: una dimora invisibile che rende sacro ogni attimo tra il suo divenuto e il suo divenire.

In una visione dualistica, ritroviamo infatti l’azione-Yang-creatrice come vibrazione-suono complementare all’azione-Yin-ricevente, che vanta quindi la funzione di accoglienza del verbo. Verbo creato al di fuori del Sé per il corrispettivo silenzio che va a crearsi all’interno dello stesso Sé. In tale ottica, il suono-parola è già esistente rispetto all’atto del parlare. È la parola suprema Parā dello Yoga insita nell’altrettanto suprema coscienza. Ecco che Omraam Mikhaël Aïvanhov ci insegnò che tanto il rumore quanto il silenzio sono linguaggi, con la differenza che quest’ultimo può esprimere l’arrestarsi di ogni cosa, ma rappresenta anche il linguaggio della perfezione.

L’essere in quiete selah סֶלָה è la pausa che richiama l’accadico salalu del riposare da cui il greco σιωπάω siopào faccio silenzio, nonché il latino silentium, -ii silenzio, da cui anche la quiete, la calma e l’inattività. Un digiuno, quindi, come quello richiesto dal corpo per attuare un processo di pulizia, ma in tal caso mentale, interiore, che dissolva tutte le cellule-pensiero malate, nocive all’organismo spirituale. Solo la mente calma può infatti porsi realmente in ascolto e produrre quel silenzio nella sua qualità di “assoluto” perché precede e include la Nota Seme della Vibrazione Logoica (2). Concetto che, per la teoria della reincarnazione, si riaggancia al “silenzio del mancato ricordo” delle esistenze terrene precedenti, poiché relative alla percezione esclusivamente orizzontale-materiale, perciò limitata e limitativa, quindi menzognera. A monito che qualsiasi risveglio parta da un silenzio. Vocale. Sensitivo. Mnemonico. Esteriore. Interiore. Meditativo. Eremitico. Ritmico. Fisico. Ascetico. Sogyal Rinpoche, il lama dzogchen tibetano morto quattro anni fa, ci spiega che, trascinati dal caos, noi uomini siamo vittime della nostra mutevolezza mentale, all’interno della quale i pensieri sorgono, perlopiù, saltando come fossero pulci senza alcuna ragione o connessione.

E qui sta il segreto σῖγάω sigào: proteggere la nostra vita interiore, racchiuderla preziosamente come in una teca, per rafforzare il nostro corpo eterico, secondo gli insegnamenti di Steiner “Berlino, 7 Gennaio 1912” che proponeva la solitudine dell’anima. Solitudine è un termine, però, da non confondere con l’accezione semantica contemporanea, in quanto qui si esprime un silenzio nel significato di pienezza, non un silenzio nella sua facoltà di vuoto. Mike Plato: Il silenzio per gli ilici è morte, come lo è la solitudine. Quel che per lo pneumatico è l’unico luogo in cui cercare se stesso, per l’ilico è un luogo di pena, è il terribilis locus iste. Per cui l’ilico cerca costantemente la compagnia degli altri morti, la confusione verbale e il vociare, credendo così di sfuggire alla morte che ha dominio su questo piano. Dio creò il deserto affinché l’uomo vi ritrovasse l’anima.

Il rumore dell’Io si rivela pertanto come il Pieno-Vuoto, a cui si contrappone la quiete del Sé come un Vuoto-Pieno e a cui si può addivenire solo tramite il processo interiore che percorra il sentiero della vera comprensione di tutte le cose, che viva quell’essenza pura che va al di là del sapere sterile, nutrito dal dominio della ragione a scapito dell’intuizione, che al contrario è propria solo della “trasmissione” da spirito a spirito. Da qui, il silenzio iniziatico. Da non confondere, perciò, con la pratica politica dell’atimia ἀτιμία in voga nell’antica Grecia (3). Al contrario, un accondiscendere volontario al tacere riguarda più che altro un volersi esimere coscientemente e coscienziosamente dall’ambito mondano che prettamente rimanda alla sfera materiale. È così che possiamo annoverare l’eremitismo, il ritiro in solitudine per dedicarsi alla ricerca dell’anelata unione con Dio, al fine di assolvere lo spirito dalla verbosità, se non utilizzando la bocca per la preghiera quando assolutamente necessario e, quando no, orando a mente.

Ma il tacer del silenzio ha ancora una volta origini ancestrali, nascendo come pratica salvifica in quelle società di cacciatori-raccoglitori in cui nello specifico gli uomini erano dediti a caccia e pesca (in raccoglimento anche verbale per non far scappare la preda) e le donne erano preposte alla raccolta-preparazione del cibo in comunità e all’allevamento-nutrimento della prole (da cui, la necessità del doversi relazionare, anche con la voce). A livello ermetico, il “segno del silenzio” fu raffigurato nell’antico Egitto con Arpocrate.

Una simbologia dalla doppia funzione è il signum harpocraticum, per cui il portare il dito alla bocca in segno di silenzio da una parte vuol indicare che nulla di nocivo abbia a entrarvi (spiriti maligni, cibo del diavolo), dall’altra va a rappresentare il segreto dei misteri che dalla bocca stessa non possono uscire. Arpocrate, chi era costui? Divinità egizia Hor pa khred, l’Harpŏcrătēs, -i latino che arriva a noi dal greco Ἃρποκράτης, -ους è la divina incarnazione di Horus bambino, spesso raffigurato dentro un fiore di loto, a simboleggiare la propria purezza. L’idolatria nei confronti di Arpocrate ben presto si diffuse a Roma, in Grecia e nella parte nubiana dell’Africa, così che altrettanto si diffuse l’iconografia del suo signum che divenne l’emblema del silenzio sia nel cristianesimo sia nelle tradizioni misteriche, con particolare predominanza nell’esicasmo ἡσυχασμός, pratica monastica-ascetica sorta nel IV secolo con lo scopo di ricercare all’interno della cosmica armonia la pace interiore in unione con Dio. Stesso periodo in cui si stilava il Gran Papiro Magico (detto “di Parigi” poiché dal 1857 ivi collocato alla Bibliothèque Nationale), siglato come PGM IV: un testo redatto in greco e ritrovato in Egitto, all’interno del quale è descritto il rituale della “Liturgia di Mitra”. Si tratta di una guida per l’iniziando in cui costui, dopo aver pronunciato nel passaggio da uno stato all’altro le invocazioni del rito di protezione, era tenuto al signum harpocraticum per sigillarsi la bocca: solo così si riteneva possibile giungere al Principio Primo nella sua cognizione.

Intanto, a Roma erano state venerate due divinità femminili del silenzio, sebbene preposte a compiti diversi. Angerona, cui spettava il compito di tenere segreto il nome vero della città eterna, oltre che dea del silenzio lo era anche dei segreti e della compassione. Lala, punita da Giove col taglio della lingua per aver chiacchierato a sproposito, partorisce con Mercurio i due gemelli Lari, i Lares compitales preposti alla sorveglianza delle strade e dei cammini, e diviene Tacita, sempre dea dei segreti e del silenzio ma appunto per motivi non certo esoterici. Comunque, di vigilanza da compiere pur sempre si tratta, concetto che sarà trasposto nell’arte pittorica e scultorea nei modi più svariati, in cui il gesto del silenzio non è che l’apoteosi del ben più profondo tacere-sapere. Simbologia escatologica oggi quasi esclusivamente propria dei luoghi cimiteriali, ma il cui senso profondo è la via iniziatica in cui il silenzio è preludio a rinascita: cosa che nel mondo profano potremmo tradurre col silenzio che non è assenza di parole, ma condizione necessaria, dosata dal silenziato-ritmo perfetto, tra una parola e l’altra.

È il seme nascosto che va a macerare nel grembo della terra, all’interno della quale muore per ridivenire principio vitale. È l’oblio per le inudite profezie di Cassandra, foriera di verità inascoltate. È Pinocchio che esce infine dalla bocca del pesce per riveder la luce, dopo aver attraversato le varie prove iniziatiche: trasformazione in asino (caduta nella materia), monete d’oro in dono da parte di Mangiafuoco (iniziazione ricevuta), il Gatto e la Volpe (spoliazione dei propri averi), Lucignolo (tentazioni), il Paese dei Balocchi (piaceri esclusivamente materiali)… È la quiete mentale meditativa in vista dell’ascesa della coscienza, che prepara all’esperienza del “vuoto” nel primo dei cinque esercizi steineriani de “La scienza occulta” al capitolo V. È il bussante profano che chiede di divenire iniziato, il cui silenzio comincia all’interno del Gabinetto di Riflessione, dove egli stesso rimane a riflettere su quella che sarà la morte della propria vita profana e il futuro della propria vita iniziatica. Il Gabinetto rappresenta infatti l’elemento naturale Terra, da cui egli dovrà distaccarsi. All’interno, altri simboli riportano alla morte profana e alla rinascita iniziatica, quali ad esempio falce, teschio, clessidra e gallo. Una volta iniziato, durante le tornate rituali all’interno del Tempio il fratello non potrà prendere la parola per almeno tre anni, a meno che non gli venga espressamente richiesto dal Maestro Venerabile. Questo, ciò che avviene nella Massoneria Azzurra. Nel Rito Scozzese che va dal IV al XVIII grado, denominata Massoneria Rossa, il segno di riconoscimento tra fratelli nella Camera di IV grado viene figurato dal passaggio di indice e medio a squadra con il pollice sulle labbra: è il “segreto”, come sigillo di fedeltà iniziatica. Torna Arpocrate con la sua simbologia del dito sulle labbra. Torna Plutarco con l’ammonimento da lui descritto, per cui gli uomini che conoscono gli dèi non devono parlarne inappropriatamente. Giovanni Lettieri: Quel Tacere è anche il quarto precetto magico/teurgico praticato in Alchimia e in Magia e viene dopo il Volere, il Potere e l’Osare.

Il “tacere” comunque non è modalità esclusiva del praticare il silenzio, sì che in letteratura nascerà la corrente novecentesca dell’Ermetismo, in cui proprio la parola scritta ne sarà la prerogativa in riferimento all’allusività e all’indecifrabilità di un certo tipo di poesia che, in qualche modo, pur esprimendo qualcosa davanti alla situazione politica e storica di quegli anni, lasciava solo un desolante silenzio (4). Emblema di tale forma espressiva sarà la famosa lirica dal titolo Non chiederci la parola di Eugenio Montale. Di altro tenore è l’Aut tace, aut loquere meliora silentio (5) che campeggia sull’autoritratto di Salvator Rosa, un dipinto autografo realizzato con tecnica a olio su tela nel 1641, oggi custodito nella National Gallery di Londra, e che richiama il motto mutuato da Strabone, in memoria della disciplina del silenzio pitagorico. Secondo Pitagora tale pratica, avendo come finalità molto più rispetto al raggiungimento della calma della mente, permetteva di liberare l’uomo da qualsiasi artificio, sì da poter raggiungere la propria vera essenza. Un ascetismo, se vogliamo, teso alla più profonda conoscenza di se stessi in vista di una disciplina purificatoria, che il Vangelo in seguito ci restituirà con Matteo 15,11 per cui ciò che esce dalla bocca dell’uomo è quanto può renderlo impuro. Massimo Scaligero – Veroli, 17 settembre 1906: Il grande nemico dello spirito è la dialettica, della quale infiniti sono i travestimenti: compreso quello spiritualistico. Perché l’esperienza interiore si dia, deve esaurirsi il mondo delle parole. Segno della trasmutazione è per l’asceta giungere a sentire nausea per ogni argomentare o speculare, che non risponda a percezioni di realtà del mondo fisico o dello spirito.

Note:

1 – Sergio Daniele Donati, Il silenzio nella meditazione ebraica (https://www.joimag.it/silenzio-meditazione-ebraica-libro-sergio-daniele-donati/);

2 – Chiara Rovigatti, SILENZIO <<NOI SIAMO FIGLI DEL SILENZIO>> cioè dello Zero/Niente/Ain/Abisso-Quiete;

3 – Intendesi per “atimia” la perdita totale o parziale dei diritti civili in seguito a reati gravi contro lo stato, quindi, per estensione, la riduzione al silenzio del privato cittadino tramite l’interdizione da cariche sociali e da orazioni religiose;

4 – Chiara Basile, Il silenzio della letteratura: l’Ermetismo (https://losbuffo.com/2019/06/06/il-silenzio-della-letteratura-lermetismo/);

5 – Traduzione: Taci, a meno che il tuo parlare sia meglio del silenzio. 

Fonte: Pagine Filosofali

Tibi Silentium Laus
Tibi Silentium Laus

LA PUNIZIONE DI DIO

a cura di Maria Gloria Sirabella

Un uomo venne da Al-Hasan Al-Basri e gli disse:

“Ho sentito che ogni disobbedienza ha una punizione, ebbene io ho disobbedito molto a Dio e lui non mi ha punito”.

Rispose: “Figlio mio, quanto Dio ti ha punito, e tu non lo sai”.

Disse: “come?”

Al Basri: “Non ti ha privato della dolcezza del dialogo con Lui ?

▪️Non sono passati i giorni senza che tu leggessi il Corano?

▪️Non hai passato lunghe notti senza stare ritto (in preghiera)?

▪️ La tua lingua non è stata trattenuta dal menzionarLo?

▪️Non ti ha afflitto con l’amore per il denaro, il prestigio e la fama?

▪️Non hai sentito il peso dell’obbedienza sul tuo cuore?

▪️Maldicenze, pettegolezzi e bugie non ti sono state rese facili?

▪️Non hai dimenticato l’aldilà e non hai fatto del mondo la tua più grande preoccupazione?

▪️Non ti sono passati (inutilmente) le migliori stagioni: Ramadan, i sei giorni di Shawwal, il decimo di Dhul-Hijjah, e non sei stato in grado di approffitarne nel bene?

▪️ La punizione più facile per Dio è ciò che è tangibile, che sia in denaro, figli o salute, e la punizione più grande è ciò che è impercettibile nel cuore.

▪️La punizione di Dio è più grande di quanto tu realizzi. Infatti, fa parte della Sua punizione concederti benefici del mondo fino a farti dimenticare l’Aldilà, e spingerti alla conoscenza mondana che ti distrae dalla conoscenza profonda o dalla comprensione della tua religione, e donarti molto denaro, privandoti però del piacere dell’obbedienza e degli atti di culto. Giuro che in tutto ciò è una delle più grandi forme di punizione.

LA PUNIZIONE DI DIO
LA PUNIZIONE DI DIO