Germania. Le mani nelle forze armate dei “golpisti del Reich”

di Federico Rucco

A guardare cosa è venuto fuori in Germania con l’inchiesta sul tentato golpe, sembra di vedere l’Italia degli anni Settanta. Una rete di aristocratici neri, militari e gruppi neofascisti voleva abbattere la repubblica e istituirne un’altra ispirata però alla Germania del Reich, l’impero.

E’ una cosa diversa dai nostalgici nazisti che guardano ancora ai fasti e ai fantasmi solo del Terzo, quello di Hitler, Goering, Goebels etc. Ma non per questo appaiono meno inquietanti. Insomma siamo in presenza di volenterosi restauratori del Kaiser piuttosto che del Furher.

Diversamente dall’Italia, in Germania nessuno sta liquidando gli arresti contro i Reichsbuerger o “cittadini dell’impero” come un “golpe da operetta”.

I neofascisti e i militari italiani allora se la cavarono con poco o nulla per il golpe dell’Immacolata tra il 7 e 8 dicembre del 1970. Poco dopo erano tutti di nuovo in libertà perché la versione ufficiale, politica e giudiziaria, lo rese tale, minimizzandone la pericolosità. A ben vedere gli obiettivi di quel tentato golpe, in Italia e nel tempo, si sono realizzati tutti.

Quello che sta colpendo l’opinione pubblica tedesca è indubbiamente la penetrazione della rete golpista dei Reichsbuerger (Cittadini dell’Impero, ndr) all’interno dei settori delle forze armate, dove però già nel recente passato erano emersi altri buchi neri, ma in quel caso relativi a “simpatizzanti in divisa” affiliati a gruppi dell’estrema destra.

Al momento sono tre i militari di alto grado con incarichi individuati nel vertice nel “Consiglio”, il gruppo eversivo di estrema destra costituito dal principe Enrico XIII di Reuss.

Si tratta di un tenente colonnello dei paracadutisti (radiato dal servizio solo dopo essere stato arrestato), un tenente colonnello a riposo del Comando forze speciali dell’esercito (Ksk), un sergente dello Stato maggiore del medesimo reparto, mentre emergono i dettagli sulla componente militare del Consiglio, denominata “Compagnie di difesa della patria”, ciascuna forte di 70-150 effettivi armati e addestrati.

Le formazioni golpiste erano state reclutate tra militari a riposo e riservisti delle Forze armate tedesche (Bundeswehr). L’unico caso di personale in servizio attivo finora accertato è il sergente del Ksk (le forze speciali, ndr) di stanza nella caserma di Calw nel Baden-Wuerttemberg.

Si tratta di un reparto e di una caserma già al centro di precedenti scandali a causa dell’infiltrazione dell’estrema destra nei propri ranghi e dei quali abbiamo già scritto negli anni scorsi sul nostro giornale.

Fino a ottobre scorso, i militari del Consiglio avrebbero effettuato sondaggi in alcune caserme in Baden-Wuerttemberg, Baviera e Assia per sapere se vi potessero essere alloggiate le formazioni golpiste. Intanto, l’organizzazione del principe di Reuss aveva trovato militanti anche tra le forze di polizia.

Tra gli arrestati durante l’operazione “Kangal” figura un ispettore capo radiato dal servizio per aver paragonato le normativa anti-Covid al nazionalsocialismo. Lo scorso maggio l’ultimo rapporto delle autorità di sicurezza federali sugli estremisti di destra presenti nei propri ranghi – inclusa la polizia – aveva rilevato 138 casi.

Dalle indagini emerge che un bacino di reclutamento del Consiglio del principe di Reuss tra le forze armate sono stati i veterani dell’Armata popolare nazionale (Nva), lo strumento militare della Repubblica democratica tedesca caduta con il Muro di Berlino nel 1990.

Al vertice delle Compagnie di difesa della patria vi era Ruediger von Pescatore, che da tenente colonnello comandò il 251mo battaglione paracadutisti dal 1993 al luglio del 1996. L’unità era stata disciolta nel settembre del 1996 per confluire in parte nel Ksk. Nel 1997, von Pescatore fu arrestato e condannato per sottrazione di armi dai depositi della Bundesweher e radiato dal servizio.

Per il reclutamento e l’approvvigionamento di armi delle Compagnie di difesa della patria viene indicato come responsabile Il tenente colonnello Maximilian Eder, ufficiale del Ksk e poi comandante del 112mo battaglione di fanteria meccanizzata (Panzergrenadier) di stanza in Baviera.

L’ufficiale, posto a riposo dal 2016, è stato arrestato in Italia – a Perugia – dove era giunto provenendo dai Balcani. In Kosovo, il 112mo battaglione Panzergrenadier al comando di Eder è infatto inquadrato nella Kfor, la forza della Nato che dal 1999 è presente militarmente in quel paese.

Nel Consiglio del principe Reuss, risultano presenti ufficiali e militari, estremisti di destra ma anche oppositori dei vaccini che formano il variegato movimento “Querdenken”, ossia “Pensiero laterale”. Non mancano sostenitori e simpatizzanti di Alternativa per la Germania (AfD), il partito nazionalconservatore all’opposizione al Bundestag ma al governo in alcuni land.

Tra gli arrestati durante l’operazione “Kangal” figura Birgit Malsack-Winkemann, deputata di AfD al parlamento federale dal 2017 al 2021 e poi giudice a Berlino. Nel nuovo Stato progettato dal Consiglio, il magistrato, destituito dall’incarico a seguito della cattura, sarebbe stata ministra della Giustizia.

Il nucleo centrale dell’organizzazione del principe di Reuss sono i Reichsbuerger o “cittadini dell’Impero”. Nostalgici del Reich tedesco – dunque non strettamente neonazisti – non si riconoscono nella Repubblica federale di Germania e nelle sue leggi.

Tra le attività di “allenamento” dei Reichsbuerger figurano anche ronde di sorveglianza nelle città e l’organizzazione di milizie armate.

Durante una delle manifestazioni di Querdenken, il tenente colonnello Eder, con la divisa del Ksk, dichiarò dal palco che il reparto doveva essere schierato a Berlino per effettuare “un’adeguata pulizia” all’interno del Bundestag.

La Germania oggi sussulta davanti alla ennesima scoperta di qualche “mostro dentro casa”, ma dovrebbe preoccuparsi anche della retorica militarista e aggressiva che si respira ormai a livello di governo e nella Bundeswher a causa della scelta bellicista intrapresa dal suo esecutivo sulla guerra in Ucraina.

Con gli appetiti e le ambizioni sollecitati da 100 miliardi di nuove spese militari, i mostri in via risveglio in Germania potrebbero non essere solo i “Reichsbuerger”. Soprattutto quando l’attuale classe dirigente si dimostra meno che mediocre ma fortemente avventurista.

Fonte: Contropiano.org

Germania. Le mani nelle forze armate dei “golpisti del Reich”
Germania. Le mani nelle forze armate dei “golpisti del Reich”

Corruzione UE/Qatar, “trovati sacchi di banconote in casa di Eva Kaili” – Metsola la sospende dall’Europarlamento

La vicepresidente del Parlamento europeo ha trascorso la notte in stato di detenzione e sarà ascoltata entro 48 ore da un giudice

Nella casa di Eva Kaili, la vicepresidente del Parlamento europeo arrestata in Belgio, sono stati trovati “sacchi di banconote”: per questo motivo l’europarlamentare, che sarebbe coinvolta nell’inchiesta sulla corruzione legata al Qatar, ha trascorso la notte in stato di detenzione. È quanto riferisce il quotidiano belga “L’Echo”. Secondo quanto scrive un’altra testata, “Le Soir”, Kaili, come gli altri quattro arrestati venerdì, sarà ascoltata entro 48 ore da un giudice che deciderà su eventuali mandati di cattura. La presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ha sospeso Kaili con effetto immediato dal ruolo di vicepresidente.

Procura belga: arrestate personalità con posizioni strategiche – La procura federale belga non ha confermato i nomi degli arrestati, ma sottolinea che si tratta di “personalità con posizioni strategiche”. Secondo le informazioni ottenute dall’agenzia di stampa greca “Ana-Mpa”, inoltre, è stato arrestato anche il compagno di Kaili, Francesco Giorgi, in passato assistente parlamentare di Antonio Panzeri, ex europarlamentare del gruppo S&D che figura tra gli arrestati nella maxi operazione condotta dalla polizia belga.

Fonte: TGCOM24

Corruzione UE/Qatar, "trovati sacchi di banconote in casa di Eva Kaili" - Metsola la sospende dall'Europarlamento
Corruzione UE/Qatar, “trovati sacchi di banconote in casa di Eva Kaili” – Metsola la sospende dall’Europarlamento

L’UOMO, L’AMORE, LA MORTE

a cura di Sandro Consolato

“L’uomo è come una bussola sulla nave: gira intorno al proprio asse e, così girando, vede tutti e quattro i punti cardinali, ma sopra di sé e sotto di sé non vede e non gli è dato vedere niente. Ma proprio lì si trovano le due cose a cui tiene e di cui vorrebbe sapere qualcosa. L’amore sotto di sé e la morte sopra di sé.

Esistono vari amori. Gli uni possono essere infilzati solo sulla forchetta; gli altri vengono mangiati con le mani, come le ostriche; alcuni vanno tagliati con il coltello, altrimenti ti soffocano, ma ci sono anche amori così liquidi che può essere d’aiuto esclusivamente il cucchiaio. Oppure bisogna raccoglierli, come Adamo quando raccolse la mela.

Quanto alla morte, è l’unica cosa a questo mondo che può salire e scendere, come un serpente, l’albero della nostra origine. La morte può aspettarti in agguato per molti secoli prima che tu nasca, ma può anche tornare indietro a prenderti muovendo verso di te dal lontanissimo futuro. Qualcuno che non conosci e che non vedrai mai può aizzare la tua morte contro di te così come aizza un cane da caccia contro una pernice, e può spedirla a caccia di te da una distanza immensa…”

(il profeta a Leandro, nel bel romanzo serbo “Il lato interno del vento” di Milorad Pavic, 1991)

L'UOMO, L'AMORE, LA MORTE
L’UOMO, L’AMORE, LA MORTE

La civiltà come processo: il concetto dinamico di civiltà

di Alexander Dugin

Questo approccio propone di considerare le civiltà nel quadro di ciò che Braudel ha definito “la grande durée”, cioè “cicli di lunga lunghezza. ” La prima persona a far progredire la teoria della civiltà come processo fu Norbert Elias (1939). In questo caso, una civiltà è il continuo cambiamento di tutti gli elementi, che si nota solo quando la civiltà raggiunge il suo punto culmine ed entra in un periodo di rivoluzioni, sconvolgimenti, o guerre. Ma i cambiamenti all’interno dell’ordine civile avvengono sempre, sebbene il più delle volte rimangano impercettibili per gli osservatori.
Così, la civiltà è una condizione in cui a microlivello si verificano continue fluttuazioni, si accumulano cambiamenti e si trasformano le relazioni tra gli elementi. Tale approccio corrisponde al metodo della scuola Annales e si differenzia notevolmente dall’approccio sostanzialista, basato sulla presunzione di identità costante. L’approccio dinamico suggerisce, per contro, che l’identità civiltà cambia costantemente e, di conseguenza, che ogni momento storico deve essere attentamente esaminato e il suo campo semantico necessariamente studiato nel dettaglio.

La civiltà come processo: il concetto dinamico di civiltà
La civiltà come processo: il concetto dinamico di civiltà

Pacifismo e internalizzazione del caos

di Alexander Dugin

Arriviamo così al legame tra caos e guerra. I progressisti tradizionalmente rifiutano la guerra, insistendo sulla tesi storicamente dubbia secondo cui “le democrazie non si combattono tra di loro”. Se la democrazia è intrinsecamente legata al minare la normatività e l’ordine, la gerarchia e l’organizzazione cosmica della società, allora prima o poi la storia porterà la democrazia al caos puro (questo è esattamente ciò che credevano Platone e Aristotele, con dimostrando vincentemente che è logicamente inevitabile). Così, l’abolizione degli Stati, seguendo il concetto pacifista che la guerra è parte intrinseca dello stato, dovrebbe portare alla pace universale (la paix universelle), poiché de facto e de jure le legittime istanze di guerra scomparirebbero. Gli Stati hanno però la funzione di armonizzare il caos e a tal fine talvolta scaricano le loro energie distruttive verso l’esterno, verso il nemico. Così, la guerra all’esterno aiuta a mantenere la pace all’interno.
Ma tutto questo è nella democrazia classica – e soprattutto nelle teorie realiste. La nuova democrazia respinge la pratica di esternalizzazione del lato oscuro dell’uomo nel contesto della mobilitazione nazionale. filosofi più responsabili (come Ulrich Beck, per esempio) propongono invece di interiorizzare il nemico, di mettere l’Altro dentro di sé. Questo è in realtà un appello alla schizofrenia sociale (nello spirito di Deleuze e Guattari), a uno spacco di coscienza. Se la democrazia diventa caos, il cittadino normativo di questa democrazia diventa un individuo caotico. Non si sta muovendo verso un nuovo cosmo; al contrario, sta espellendo i resti del cosmo, tassonomie e ordine – tra cui genere, famiglia, razionalità, specie, ecc. – fuori da sé per sempre. – fuori da sé per sempre. Diventa un portatore di caos, ma – a differenza della formula di Nietzsche – i progressisti tabù l’atto di dare alla luce una ‘stella danzante’ – a meno che non sia uno strip bar, Hollywood o Broadway. Il cittadino schizofrenico non dovrebbe costruire un nuovo cosmo con nessun pretesto: non è per questo che il vecchio è stato così duramente vinto. La democrazia del caos è post-ordine, post-cosmo. Distruggendo il vecchio, si propone di non costruire qualcosa di nuovo, ma di sprofondare nel piacere della decadenza, di soccombere al fascino di rovine, rovine, frammenti e frammenti. Qui, ai livelli inferiori di degenerazione e degrado, si aprono nuovi orizzonti di metamorfosi e trasformazione. Dato che non c’è più una gerarchia tra bassezza ed eroismo, piacere e dolore, intelligenza e idiozia, ciò che conta è il flusso stesso, l’essere in esso, lo stato di connessione alla rete, al rizoma. Qui tutto fianco a fianco e infinitamente lontano allo stesso tempo.

Pacifismo e internalizzazione del caos
Pacifismo e internalizzazione del caos

UN LIBRO ILLUMINANTE?

a cura di Leo Lyon Zagami

Confessioni di un illuminati Volume 8:
Dall’Ascesa dell’Anticristo al Suono del Diavolo e al Grande Reset

Tabella dei contenuti:

Introduzione dell’autore

Capitolo I

Le note di Dio e la frequenza del Diavolo
Musica e frequenze: una cospirazione diabolica
C’è una frequenza del male?
Hollywood e Walt Disney sono le macchine della propaganda massonica
Un matrimonio luciferiano che unisce musica, cinema e suono
Da Tavistock alla CIA., la geoingegneria sociale che controlla Hollywood
La globalizzazione del suono e la nuova figura del dj
Acqua, uomo e musica
La scienza comportamentale usata per manipolare le masse

Capitolo II

Il rumore dell’Anticristo
Cosa intendiamo per rumore e la missione di questo libro
Fiat Lux e il frankista sabbateo che possiedono la Ferrari
Come gli Illuminati e i Rothschild hanno aiutato l’ascesa del comunismo e il potere dei Rockefeller
Il rapporto Flexner, le origini della Big Pharma e il suono della manipolazione
La musica come arma militare non convenzionale
RCA, Elvis, e il controllo a 360 gradi del mondo dell’intrattenimento
Top Secret: la militarizzazione del cinema e della musica

Capitolo III

Fai quello che vuoi, sarà tutta la Legge
L’origine animistica del rock, il pitagorico e il ritmo del diavolo
Voodoo rock e le radici del male
Crowley e il patto con il diavolo nel mondo della musica
Crowley la prima Rockstar
Artista della “Grande bestia” tra incidenti mortali e successi
Tutti pazzi per Crowley e la maledizione continua
Ordo Templi Orientis e la religione degli Illuminati che domina Hollywood
Dagli antichi culti mistici all’hip hop
Quando la musica del Diavolo ispira massacri
Bob Dylan, la Mask, e il suo patto con il Diavolo
Tutti al bivio con il Diavolo

Capitolo IV

Hollywood e la Grande Babilonia dell’Anticristo
Le radici nascoste di Hollywood
La fabbrica di propaganda della moderna Babilonia guidata dal complesso militare-industriale e dalla massoneria
Da Acid House a Black New Age, i segreti del Tempio della Gioventù Psychick
Anton LaVey, il franco sabbatico che fondò la Chiesa di Satana
La crisi di LaVey e il satanista alla conquista della politica

Capitolo V

Controllo del caos, controcultura, psichedelia e manipolazione di massa dagli anni 50 agli anni 90
Le radici diaboliche del Beatnik, LSD e la generazione di Hollywood
Woodstock e altri esperimenti hippie dalla CIA
EMI e la svolta “Spirituale” e nascosta dei Beatles
L’industria del controllo crea il fenomeno Rockstar
I tre moschettieri della Beat Generation
Felicity Mason e la scena occulta di New York
William Burroughs, il guru oscuro della Beat Generation e degli anni ’80
Aldous Huxley, discepolo di Crowley e capo del progetto MKUltra

Capitolo VI

L’ascesa dell’Anticristo
Balducci e la “normalizzazione” del satanismo nel Vaticano post-conciliare
Satana e pedofilia a Hollywood
Il mito e l’importanza degli Illuminati nella cultura afroamericana
Oprah la vera regina degli Illuminati di Hollywood

Capitolo VII

Il Grande Reset di Hollywood e l’industria musicale
L’intelligenza artificiale e il metaverso di Hollywood
La filosofia “Reset” dello streaming, Apple, e la misteriosa morte di Michael Jackson
Il coinvolgimento massonico di Steve Wozniak e la sua passione per la musica del Diavolo
Magia rossa, moda e schiavi sessuali
Le stelle luciferine al servizio della monarchia
La genesi degli Illuminati da Mozart e Wagner a Beyoncé

UN LIBRO ILLUMINANTE?
UN LIBRO ILLUMINANTE?

IRAN: A COSA AMBISCE QUESTA RIVOLUZIONE TRANSNAZIONALE?

di Hanieh Tarkian

E così secondo il Time le eroine dell’anno sono le giovani iraniane che hanno animato le proteste degli ultimi mesi. Credo sia interessante la descrizione che la rivista stessa propone di queste giovani: “Il movimento che stanno guidando è istruito, liberale, laico, cresciuto con maggiori aspettative e disperato per la normalità: università e viaggi all’estero, lavori dignitosi, stato di diritto, accesso all’Apple Store, un ruolo significativo in politica, la libertà di dire e indossare qualunque cosa. Sono abbastanza diversi da chi li ha preceduti; a volte si sentono più Gen Z transnazionali che iraniani: sono vegani, deislamizzano i loro nomi, non vogliono figli”.
Adesso è chiaro a cosa ambisce questa “rivoluzione”?

A COSA AMBISCE QUESTA RIVOLUZIONE TRANSNAZIONALE?
IRAN: A COSA AMBISCE QUESTA RIVOLUZIONE TRANSNAZIONALE?

Postmodernità: attacchi di caos

di Alexander Dugin

Nella cultura, i rappresentanti del postmodernismo e del realismo critico (r.o.o.) hanno abbracciato questo e hanno iniziato con entusiasmo ad applicare teorie fisiche alla società. In questo caso si è spostati dal modello quantistico, non proiettato sulla società, alla sinergia e alla teoria del caos. La società d’ora in poi non ha dovuto creare alcun sistema gerarchico normativo, passando a un principio di rete – al concetto di rizoma (Deleuze/Gvattari). Il modello consisteva in situazioni in cui i malati mentali prendevano il potere sui medici clinici e costruivano i propri sistemi di liberazione. In questo, i progressisti hanno visto l’ideale di una “società aperta”, generalmente libera da regole e leggi severe, cambiando il suo atteggiamento secondo impulsi puramente casuali. La biforcazione diventerebbe una situazione tipica e l’imprevedibilità generale delle masse schizomiche verrebbe incorporata in teorie complesse non lineari. Tali masse potrebbero essere controllate, ma non direttamente, anzi indirettamente, moderando i loro pensieri, desideri e impulsi apparentemente spontanei, ma in realtà strettamente predeterminati. La democrazia era ormai sinonimo di caos. La massa non stava solo scegliendo l’ordine, lo stava rovesciando, portando la causa al disordine totale.

Postmodernità: attacchi di caos
Postmodernità: attacchi di caos

Gli ucraini sono russi?

a cura di Saker Italia

Sembra una domanda semplice, ma in realtà è immensamente complessa. Cercherò di delineare alcuni problemi, ipotesi e implicazioni che questa domanda comporta.

Bene, per cominciare, potremmo chiedere “cos’è un ucraino?” Dopotutto, nessuna nazione o paese del genere può essere trovato nei libri di storia. Ma non dobbiamo fermarci qui, e dobbiamo anche chiederci “cos’è un russo?”. Sì, c’erano una nazione russa e un paese russo registrati nei libri di storia, ma questo ci aiuta davvero?

I libri di storia francesi iniziavano con la frase “i nostri antenati, i Galli” che anche i bambini delle colonie francesi dovevano imparare. Alcuni hanno ridicolizzato il fatto che gli africani subsahariani o i bambini della Guadalupa dovessero impararlo, ed era evidentemente ridicolo.

Ma che dire dei francesi metropolitani, quelli che vivevano nella Francia vera e propria?

I loro antenati erano davvero i Galli e, in tal caso, quanta continuità, se c’è, esiste tra Vercingetorige e Macron o il popolo dalle antiche tribù galliche e i moderni francesi?

Ciò che spesso trascuriamo è che la nazionalità è un concetto molto moderno nato dall’ideologia del nazionalismo post 1789. In un passato più lontano, le persone costruivano la propria identità intorno a 1) il luogo di nascita/residenza 2) la religione e 3) il sovrano. Tenendo presente tutto ciò, iniziamo ponendo la domanda “cos’è un russo?”. Ma prima devo menzionare un’altra questione fastidiosa: la parola inglese “Russian” può significare una delle due cose: un membro del gruppo etnico/culturale russo, nel qual caso il termine russo è русский (russkij), o un cittadino della Federazione Russa, nel qual caso il termine russo sarebbe россиянин (rossijanin).

[Nota a margine: prima del 1917 potevi essere un “ceceno russo” o un “tedesco russo” perché allora la distinzione tra rossijanin e russkij non esisteva o, dovremmo dire, era meno comune e usata diversamente. La Russia, essendo l’erede culturale, politico e spirituale dell’Impero Romano d’Oriente, ha avuto la multietnicità incorporata dal momento in cui è apparsa la Russia]

Per il momento ignoriamo il secondo significato, e concentriamoci sull’etnico/culturale русский (russkij). Cos’è un русский (russkij)?

Per cercare di trovare una buona definizione, spieghiamo cosa non è un russo.

  • Non è qualcuno che parla russo. Ci sono molte persone che parlano russo e che non lo sono.
  • Non è qualcuno nato in Russia, perché ci sono molti non russi nati in Russia.

Che ne dite di qualcuno nato da genitori russi?

Qui ci imbattiamo in un problema logico: se definiamo russo qualcuno nato da genitori russi senza definire in primo luogo cosa significhi russo, questa è una definizione circolare.

Inoltre, Shojgu è russo? Suo padre era di etnia tuvana. Quindi al massimo russo al 50%?

E lo Zar Nicola II? I suoi antenati erano per lo più tedeschi e danesi.

E Lenin? Aveva solo 1/4 di sangue “russo” (qualunque cosa significhi)

Qui dobbiamo tenere a mente tre elementi cruciali:

  • La Russia è sempre stata multietnica, anche nel X secolo!
  • La Russia non ha confini naturali
  • La Russia è stata invasa da innumerevoli gruppi etnici e religiosi, e molti di questi gruppi si sono acculturati nella società russa aggiungendo la loro eredità a quella russa comune

Quindi la “definizione etnica” non funziona affatto.

Per paesi come il Giappone o nativi come i Mapuche le categorie etniche potrebbero avere un senso, ma per un paese con una storia e una geografia come la Russia è assolutamente privo di significato (da qui il motivo per cui il patriottismo è una forza molto positiva in Russia, e il nazionalismo molto tossico).

Ma diventa solo ancora più complicato.

Proprio come, diciamo, la Francia o l’Italia, la Russia ha attraversato momenti storici molto diversi, e la Russia, diciamo, del XV secolo e la Russia del XIX secolo avevano ben poco in comune.

Ora questo è altamente soggettivo, ma direi che possiamo almeno suddividere approssimativamente la Russia storica nei seguenti periodi:

  • La Russia prima di Pietro I
  • La Russia tra Pietro I e il 1917
  • La Russia sovietica tra il 1917 e il 1991
  • La Russia colonizzata dagli Stati Uniti tra il 1991 e il 2000
  • La Russia di Putin 2000-2021
  • La Russia dopo il 2022

E anche questa è una categorizzazione molto semplificata: ogni periodo dovrebbe anche essere ulteriormente suddiviso, ma ci vorrebbe troppo spazio.

Successivamente direi pure che è cambiato anche il modo in cui i russi si definivano in questi periodi, e questo è il motivo per cui Dostoevskij, precedente al 1917, pensava che non si potesse essere russi a meno che non si fosse prima Ortodossi (il che avrebbe potuto avere senso prima del 1917, ma sicuramente non ha alcun senso nel 2022). Il mio punto qui non è discutere la migliore definizione possibile di “chi/cosa è un russo”, ma mostrare che questa domanda apparentemente semplice è anche molto complessa e, nella migliore delle ipotesi, un bersaglio in movimento!

Ora, nel caso dell’Ucraina diventa ancora più complesso di così.

Quando ho scritto che non esisteva una “nazione ucraina” o uno “stato ucraino” nella storia non intendevo dire che POICHÉ non ci sono stati fenomeni del genere nella storia, oggi non esiste un ucraino.

Per essere chiari, NON credo che per considerarti appartenente ad un gruppo etnico o culturale DEVI avere una base storica. Le nazioni possono essere create, infatti direi che tutte vengono create prima o poi. L’etnogenesi è qualcosa che possiamo osservare in tutti i continenti, nazioni ed etnie: questa è l’emergere di un’identità NUOVA e DISTINTA, solitamente seguita dalla creazione di “miti fondatori” che potrebbero o meno avere una base reale nella storia.

Nel caso dell’Ucraina (qui intendo questo termine geograficamente, le terre di frontiera/confine sud-occidentale della Russia), è semplicemente innegabile che queste terre abbiano vissuto sotto il giogo polacco/latino per molti secoli, e che questa occupazione abbia avuto due risultati diretti:

  1. Il popolo ucraino ha avuto esperienze che il resto della nazione russa non ha avuto (come essere sotto occupazione latina o avere comunità Ortodosse sottomesse alla Chiesa Ortodossa Greca e non russa)
  2. Il popolo ucraino non ha vissuto alcuni degli eventi più cruciali della storia russa (come la crisi del vecchio rito contro il nuovo rito che ha sconvolto profondamente la società russa nel XVII secolo e dopo).

Tali differenze di esperienza hanno lasciato segni profondi sull’identità delle persone colpite. Sarebbe sciocco negarlo e sarebbe pericoloso ignorarlo deliberatamente!

Quindi, per riassumere quanto ho cercato di mostrare finora, potremmo dire che:

  1. La storia non è uno strumento utile per misurare una presunta “legittimità” della pretesa di identità di un gruppo.
  2. Le identità etniche/culturali possono sorgere sia spontaneamente che artificialmente.

Nel caso dell’Ucraina è un mix di entrambi. In primo luogo, “l’Ucraina” è una creazione del papato latino (si veda qui [in inglese] per una discussione). Ma, piaccia o no, i Latini alla fine hanno innescato un’etnogenesi ucraina, anche se con vari gradi di successo (all’incirca più si va ad ovest, più lungo è stato il giogo polacco, più forte è l’identità ucraina).

Ma anche se nulla di tutto ciò fosse accaduto, non avrebbe fatto alcuna differenza.

Anche supponendo che non ci fosse assolutamente NIENTE sul nostro pianeta che potesse essere chiamato “Ucraina” o “ucraino”, e anche se il popolo dell’Ucraina post-1991 avesse base storica ZERO per le sue affermazioni, è ancora un diritto umano fondamentale scegliere la tua identità (o, più precisamente, identità al plurale).

Se domani il popolo giapponese decidesse che d’ora in poi la sua identità non sarà giapponese ma, diciamo, marziana, potremmo ridere quanto vogliamo, ma non potremmo negare loro quel diritto o costringerli a rinunciare alla loro appena adottata identità “marziana”.

Inoltre non è sciocco dire ad una persona che odia assolutamente la Russia e tutto ciò che è russo, e che crede sinceramente di appartenere ad un gruppo etnico e culturale completamente diverso, che questa persona non ha diritto alla sua opinione, che questa persona deve accettare di essere russa?

Ciò creerebbe un “russofobo russo”.

In realtà là fuori ci sono MOLTI russi russofobi. Anche se per qualsiasi definizione immaginabile sei russo (o di qualsiasi altra nazionalità), hai ancora il libero arbitrio di rifiutare quell’eredità e sceglierne un’altra (anche fittizia).

C’è anche un termine speciale per queste persone: вырусь (vyrus’ [in inglese]). Nella mia esperienza, la maggior parte (ma non tutte!) le persone che sono emigrate volontariamente dalla Russia rientrano in questa categoria.

Ecco perché la mia prima tesi qui è questa: quegli ucraini che hanno scelto di identificarsi come ucraini e rifiutano qualsiasi eredità russa (qualunque cosa si possa intendere con questo) hanno il diritto morale di farlo, e nessuno ha il diritto morale di negare loro questa scelta. E mentre gli argomenti storici possono essere usati per sfatare i miti fondanti dell’ideologia ucronazista, non possono ancora essere usati per negare a nessuno quella che è una scelta profondamente personale.

[Nota a latere: è mia convinzione che le identità possano essere cumulative e che non debbano escludersi a vicenda. Mentre personalmente mi considero culturalmente un “russo pre-1917”, sono olandese al 50% per DNA, sono nato nella Svizzera tedesca e ho vissuto la maggior parte della mia vita nella Ginevra francofona, e sento anche più identità culturali dentro di me, compreso una argentina. Parlo bene 5 lingue (anche se con molti refusi quando scrivo, come tutti sapete!) e altre 2 ragionevolmente. Attualmente vivo negli Stati Uniti (cliccate qui per una spiegazione del perché [in inglese]) e giusto per aggiungere un altro elemento, sono un membro di una Chiesa Greco-Ortodossa, non russa. Mi considero anche un chitarrista jazz e un apneista. Quindi anche i miei hobby fanno parte della mia identità. Perché dovrei limitarmi ad una sola identità “pura” quando sono così chiaramente un bastardo? In effetti abbraccio e godo di tutta questa diversità di influenze che hanno contribuito a plasmare la persona che sono oggi. E se rivendico quel diritto alle identità cumulative, come potrei negarlo a qualcun altro?]

E poi c’è questo fatto innegabile: mentre circa l’80% dei россиянин (rossijanin) sono русский (russkij), il 20% non lo è. Infatti ci sono 193 gruppi etnici in Russia e 35 lingue che sono considerate lingue ufficiali in varie regioni della Russia, insieme al russo, oltre a più di 100 lingue minoritarie. E mentre i ceceni non sono русский (russkij) sono sicuramente россиянин (rossijanin), vale a dire che mentre i ceceni sono un gruppo etnico distinto, fanno anche parte di quello che io chiamo “sfera di civiltà russa”. Si potrebbe ragionevolmente sostenere che i ceceni del 2022 sono i più patriottici di tutti i russi!

Mi sembra molto più sensato che scavare nei cladi del passato, nelle tribù o nei gruppi locali di nativi e cercare una qualche “identità biologica”.

Questa è, tra l’altro, una delle differenze più sorprendenti e profonde tra i modelli culturali russo e ucronazista: i russi vogliono e apprezzano l’immensa diversità delle loro nazioni. Gli ucronazisti vogliono un’Ucraina razzialmente pura, russenrein (da qui il loro costante parlare di “subumani”, “scarafaggi” e “biomassa”).

Lasciamo il concetto idiota di “razza pura” ai Nazisti, ai Sionisti e ai loro simili.

La prima cosa che vorrei immediatamente sottolineare è che storicamente le terre che ora chiamiamo Ucraina erano molto esposte, o addirittura parte, della sfera di civiltà russa. Ma questo NON è assolutamente vero per l’attuale identità culturale ucronazista/Banderista che, di fatto, è stata creata come anti-Ortodossa e che oggigiorno si considera anti-russa. Conosco personalmente quell’identità molto, molto bene: non solo ho incontrato molti ucronazisti nella mia vita, ma ho anche monitorato per anni la propaganda ucronazista su Voice of America e Radio Free Europe, e so che il nazionalismo ucronazista non ha alcun contenuto positivo, è solo una pura e totale negazione di tutto ciò che è russo con alcune affermazioni veramente ridicole (e comiche) su una certa “antichità ucraina”.

In altre parole, anche se vivi a Odessa o Kharkov e provieni (supponiamo semplicemente che sia così) da un ceppo etnico russo puro al 100% (non esiste niente di simile, ma abbiate pazienza..), puoi ANCORA rifiutare quell’identità e adottare qualsiasi identità tu voglia, compresa quella ucronazista/Banderista.

A questo punto, voglio elencare tutti i criteri che chiaramente non sono utili per discutere le identità:

  • Costituzione genetica
  • Luogo di nascita
  • Madrelingua (o lingue)
  • Religione
  • Storia in generale e confini storici (che si spostavano costantemente) nello specifico
  • Approvazione personale di un’ideologia o di un’affermazione culturale, o meno
  • Ideologie politiche
  • Identità abbracciate in passato
  • La differenza tra una lingua e un dialetto
  • Somiglianze e differenze con altre identità

Eppure, ogni volta che sento discutere se i russi siano liberatori o occupanti dell’Ucraina, vedo usati questi criteri, e da entrambe le parti!

Questo non ha assolutamente senso per me.

In effetti, credo fermamente che la scelta di essere ucraino, russo o entrambi (sì, questa è una scelta!) dipenda da ogni singola persona. Punto.

Ma qui voglio aggiungere qualcosa di cruciale: dover fare una scelta così personale non è specifico o unico per gli ucraini, anche tutti i russi devono affrontare la stessa domanda!

Affermo che, oggettivamente, la quinta colonna “russa” e gli Integrazionisti Atlantici non sono, de facto, russi. Perché lo dico? Perché 1) servono padroni stranieri e 2) cercano di danneggiare la Russia. E non mi interessa come vengono confezionate le loro azioni (diamine, Navalnyj si è davvero sforzato di impersonare un nazionalista!).

Quindi, “essere russi” significa, a mio avviso, che hai fatto una scelta deliberata identificandoti con e diventando parte della sfera di civiltà russa.

In parole povere: non puoi essere la Russia e odiare la Russia.

Quante persone si considerano russe in ciò che resta dell’Ucraina?

Non lo so, e credo che nessun altro lo sappia.

Ma penso sia giusto dire che la maggior parte delle persone in Russia è stata scioccata dal numero di ucraini che hanno scelto non solo di adottare un’identità ucraina, ma anche di combattere e morire per essa! Molti, sinceramente, pensavano che gli ucraini fossero “fratelli”.

Oggi questa “fratellanza” assomiglia sempre più alla “fratellanza” di Caino…

Ancora più sorprendentemente, la maggior parte di questi ucronazisti non parla nemmeno correttamente l’ucraino e parla principalmente in russo. Alcuni si considerano addirittura Cristiani Ortodossi. Sì, questi russofoni, molti dell’Ucraina centrale e orientale, cantano ancora “Батько наш — Бандера, Україна — мати, ми за Україну будем воювати!” (Nostro padre è Bandera, nostra madre l’Ucraina, siamo pronti a combattere per l’Ucraina).

Vorrei notare con una certa gioia che se Bandera è il loro padre, allora l’Ucraina è nata non prima della metà degli anni ‘20 (poiché Bandera è nato nel 1909!). E non entrerò nemmeno nelle allucinazioni ucraine sull’essere “ariani puri” (al contrario dei moscoviti che vedono come finno-ugro-mongoli), che è un’ideologia sviluppatasi ancora più tardi.

Quindi, 2163 parole dopo, dovevamo anche rispondere alla domanda se gli ucraini sono russi?

No, non proprio. Ed ecco perché:

Presi da soli, i termini “ucraino” e “russo” sono molto ambigui.

Sappiamo che in passato molti di coloro che oggi chiamiamo “ucraini” avevano antenati che vivevano e facevano parte della sfera di civiltà russa. Ma ciò non significa AFFATTO che gli ucraini moderni vogliano (o addirittura possano!) entrare a far parte della sfera di civiltà russa, soprattutto perché ciò che questa sfera era, è, e diventerà è anche molto complesso, e persino controverso.

Inoltre penso che dobbiamo prestare particolare attenzione a ciò che sta accadendo oggi in Russia: l’OMS ha avuto un ENORME impatto sulla società russa, e quella società sta cambiando rapidamente e profondamente.

Questo di per sé pone la questione di che tipo di sfera di civiltà la Russia sta offrendo oggi ai popoli dell’Ucraina?

Una cosa è certa, la Russia, diciamo, del 2023-2025 sarà profondamente diversa dalla Russia del 2000-2022. In primo luogo, l’ultimatum russo all’Occidente del 2021, poi l’OMS del 2022, hanno veramente rivoluzionato (in senso letterale) la Russia: giornalisti della quinta colonna e Liberali assortiti sono fuggiti a migliaia (principalmente in Polonia, Israele e nei tre stati baltici), gli Integrazionisti Atlantici si sono arresi o mantengono un profilo molto basso. Gli agenti stranieri (persone pagate dagli interessi stranieri) devono ora registrarsi, sono elencati come tali, e possono essere multati o addirittura incarcerati per aver infranto le leggi russe (finalmente!).

La Russia ha anche rifiutato completamente e categoricamente l’intera ideologia woke promossa dall’Egemonia mondiale.

Ancora più importante, la realtà di un Impero Anglo-Sionista che vuole soggiogare, colonizzare, schiavizzare e smantellare la Russia è ora diventata difficile da ignorare. In effetti questa guerra (contro l’Occidente Collettivo, non solo pochi ucronazisti!) è una guerra esistenziale per la Russia tanto quanto la Seconda Guerra Mondiale, quindi quei russi che si lamentano della mancanza di prosciutto crudo spagnolo nei negozi russi devono svegliarsi e confrontare le loro attuali “difficoltà” con ciò che i loro genitori e nonni hanno sofferto durante la Seconda Guerra Mondiale (e puoi ancora trovare prosciutto crudo spagnolo in Russia, solo ad un prezzo più alto di prima; ci sono anche ottimi sostituti locali!).

Qui voglio esprimere i miei più sentiti ringraziamenti ai Neoconservatori statunitensi, ai lemming dell’UE, ai nazisti della NATO, ai papisti latini e a tutti gli altri odiatori della Russia che hanno generato una delle più grandi ondate di odio nella storia umana, e che ora hanno COSTRETTO tutti i russi ad una scelta fondamentale, ma vitale: resistere o perire.

A differenza della gente in Occidente (fino a poco tempo fa) e a differenza della gente in Ucraina (di nuovo, fino a poco tempo fa), molti russi hanno gradualmente cambiato il loro modo di pensare da “tempo di pace” a “tempo di guerra”. Anzi, direi addirittura che le cosiddette “sconfitte russe” a Bucha, Kharkov o Kherson hanno solo gettato altra benzina sul fuoco infuriato della rabbia russa: nel febbraio di quest’anno pochissimi russi avrebbero sostenuto di spegnere le luci in tutta l’Ucraina. Ma alla fine dell’estate lo stavano CHIEDENDO!

Quindi, la prossima volta che sentirete parlare di “sconfitte russe”, considerate quanto segue:

  1. il massiccio effetto di risveglio che queste “sconfitte” hanno avuto su una società russa (piuttosto viziata).
  2. il prezzo relativamente minuscolo pagato dalla Russia per queste ritirate tattiche (economia delle manovre delle forze, in realtà) e
  3. gli enormi costi di queste “vittorie” per la NATO

e decidete voi stessi se Putin è debole e indeciso o molto intelligente e astuto.

Nessuno sa davvero come sarà la Russia nel 2023-2024-2025, ecc., quindi nessuno sa veramente che tipo di “sfera di civiltà russa” sta “offrendo” l’OMS al popolo ucraino. È quindi impossibile accertare se gli ucraini (che sono comunque ucraini, sono ancora un gruppo eterogeneo!) torneranno mai ad essere russi o meno. Alcuni probabilmente lo faranno. Molti probabilmente non lo faranno.

Una cosa per me è assiomatica: la Russia non dovrebbe occupare nemmeno un metro quadrato di terra “ucraina” se quella terra è per lo più popolata da ucronazisti. In effetti non vedo la necessità di “arrivare al confine polacco” o altri piani così grandiosi. Sì, la NATO potrebbe benissimo non dare alla Russia alcuna scelta (proprio come la NATO ha imposto alla Russia l’OMS!), ma allora spero in un rapido “dentro e fuori”. La Russia dovrebbe liberare solo coloro che vogliono essere liberati. Punto. Il resto può ignorarlo (se lasciano in pace la Russia) o ucciderlo (se minacciano la Russia).

La Russia vuole/ha bisogno di milioni di ucronazisti all’interno dei suoi confini? No!

La Russia può permettersi di pagare per la distruzione del paese 404? No!

Le autorità russe vogliono davvero essere responsabili non solo delle pensioni e dei programmi sociali, ma anche della legge e dell’ordine in una terra popolata da persone (armate!) che odiano appassionatamente la Russia? No!

Ma sono pienamente d’accordo sul fatto che il Banderastan debba essere completamente smilitarizzato e denazificato.

Il primo obiettivo può essere raggiunto senza dover mettere forze su ogni metro quadrato dell’Ucraina, mentre il secondo avverrà come una naturale conseguenza del primo: se tutto ciò che hai sono forze di polizia e SWAT, che senso ha giocare ai nazisti o parlare di “liberare la Crimea il prossimo anno”? E se qualche ucronazista residuo vuole leggere il Mein Kampf, e riesce a restare sveglio mentre lo legge, allora lasciaglielo fare. Che importa?

E poi ci sono i movimenti di popolazione. MILIONI sono partiti per l’UE e MILIONI sono partiti per la Russia. MILIONI di persone sono “andate via” anche quando la Crimea e l’LDNR si sono unite alla Russia. E ora che le luci sono spente, altri MILIONI se ne stanno andando (e solo il 20% prevede di tornare secondo le stime ucraine). Aggiungete a questo i 100.000 morti di Ursula von der Ballen, moltiplicatelo per un fattore di sicurezza 2 e probabilmente abbiamo già 200.000 morti e, quindi, circa 300.000-400.000 feriti in azione. È vero, “Ze” & Co. possono continuare a mobilitare ondate dopo ondate di civili, e la NATO può persino far sì che la maggior parte attraversi una sorta di addestramento di base (incluso l’addestramento avanzato per alcuni), ma questa non è una strategia sostenibile: la Russia ha molti più proiettili di artiglieria di quanti corpi gli ucraini, i polacchi, gli inglesi e tutti gli altri pazzi possano gettare nel tritacarne russo.

[Nota a margine: potreste chiedervi quale sia l’attuale piano Neocon degli Stati Uniti. Semplice: far uccidere il maggior numero possibile di ucraini, e poi accusare la Russia di genocidio e rovinare le economie dell’UE per eliminare un concorrente. A proposito, il piano A era attaccare l’LDNR, innescare il rovesciamento di Putin, mettere al potere un fantoccio e smembrare la Russia. Quel piano è fallito. Quindi quello che vediamo oggi è il Piano B degli Stati Uniti, eseguito dalla NATO e da alcuni idioti megalomani con dolori fantasma imperiali (UK + PL per non menzionarli).]

Ancora una precisazione: tutto questo vale anche per la Bielorussia, il Kazakistan e tutti gli altri vicini russi. Finora nessuno di loro ha mostrato la capacità di essere uno stato vitale e stabile. TUTTI loro hanno scelto quella che alcuni chiamano “multi-vettorialità”, cioè: chiedi protezione alla Russia e soldi agli USA.

La Russia ha bisogno di simili “amici” o “alleati”?

L’Iran, la Cina o persino l’Algeria non sono amici e alleati infinitamente migliori sotto ogni punto di vista?

Io dico che tutti questi paesi limitrofi si devono mettono d’accordo e fare una scelta fondamentale, perché se c’è una cosa che l’Euromaidan ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio è che l’Occidente non permetterà mai a nessun paese di essere un buon vicino o partner sia dell’Occidente che della Russia.

Ora, soprattutto in seguito all’ondata di odio totale contro tutto ciò che è russo in Occidente, questo obbligo di scegliere una parte o l’altra è diventato un dato di fatto almeno finché l’Impero Anglo-Sionista (già morto) manterrà il suo (ancora molto reale) slancio e la sua capacità di corrompere le élite compradore che governano paesi senza sovranità o autonomia (l’intera UE per cominciare). Questo è il motivo per cui sia la Russia che la Cina cercano un mondo multipolare in cui tutti i paesi siano veramente sovrani, e le relazioni tra questi paesi siano determinate dallo stato di diritto internazionale.

Conclusione:

Non si tratta di Ucraina e Russia. Si tratta di una completa riorganizzazione del nostro intero pianeta, compresi il commercio internazionale e la finanza, le alleanze politiche e i valori culturali/spirituali.

In questo momento, sia la Russia che l’Ucraina sono bersagli mobili che stanno subendo enormi cambiamenti. E non sto dicendo che russi e ucraini non possano essere fratelli o addirittura essere di nuovo una nazione. Sto dicendo che fare tali ipotesi sarebbe estremamente pericoloso e costoso.

Da qualche parte, più avanti lungo la strada, potrebbero esserci un’Ucraina e una Russia che vivono in un rapporto non troppo comodo come, diciamo, il Pakistan e l’India oggi, ma con un’Ucraina completamente smilitarizzata (per non parlare di una minaccia alla Russia con armi nucleari, che sia il Pakistan che l’India hanno, in modo che il parallelo arrivi solo fin qui). Sono abbastanza sicuro che i polacchi morderanno un pezzo di quello che rimane del Banderastan, e forse anche gli ungheresi. Infine, ritengo molto probabile che, in un modo o nell’altro, la Russia libererà la costa ucraina e revocherà l’attuale blocco della Repubblica Moldava Transnistriana (PMR) dove vivono circa mezzo milione di cittadini russi. Quindi potete praticamente visualizzare come sarà l’Ucraina quando i russi decideranno di fermarsi.

Ma, quando tutto sarà stato detto e fatto, spetterà al popolo ucraino decidere quale sfera di civiltà vuole abbracciare. La Russia non dovrebbe liberare coloro che abbracciano la loro schiavitù.

Fonte: Saker Italia

Gli ucraini sono russi?
Gli ucraini sono russi?

Siria, lo spettro di una nuova rivolta indotta dall’occidente?

a cura di l’Antidiplomatico

La Siria non è più nelle prime pagine dei media. Eppure, la rivolta del 2011 fomentata dall’occidente, dalle monarchie del golfo, l’avvento dell’ISIS, di Al Qaeda e altre organizzazioni terroristiche non sono un lontano ricordo.
L’intervento di Hezbollah, dell’Iran, della Russia soprattutto, seppur hanno portato Damasco a liberare gran parte del suo territorio dalla presenza dei gruppi armati, le sofferenze del popolo siriano non sono finite.

Micidiali sanzioni USA, culminate con il Caesar act, senza dimenticare il continuo furto di petrolio da parte di Washington con la complicità delle milizie filo-curde, denominate Forze democratiche siriane, stanno alimentando tensioni anche comprensibili per una popolazione ridotta allo stremo. Come sempre avviene, c’è chi strumentalizza proteste legittime per portare il caos.

Ieri mattina, intanto, un gruppo di rivoltosi armati ha ucciso un poliziotto siriano nella città di Sweida, nella regione meridionale della Siria, dopo aver bloccato una strada principale della città. I rivoltosi hanno poi preso d’assalto l’edificio del governatorato, rubato documenti ufficiali e bruciato l’edificio e un veicolo accanto.

Il ministero dell’Interno siriano ha promesso di dare la caccia agli autori dell’assalto in una dichiarazione che descrive gli eventi:

“Un gruppo di fuorilegge, alcuni dei quali portavano armi personali, ha proceduto alle undici e mezza di questa mattina a bloccare la strada con pneumatici in fiamme vicino alla rotatoria di Al-Mashnaqa nel governatorato di Sweida (As-Suwayda)”.

Il ministero ha precisato: “I rivoltosi armati si sono successivamente recati nell’edificio del governatorato di Sweida, e hanno sparato colpi indiscriminatamente, ferendo un membro della polizia e un certo numero di cittadini presenti sul posto, i rivoltosi sono entrati nell’edificio con la forza delle armi, hanno rotto i mobili dell’ufficio e rubato un grosso parte dell’edificio, compresi i documenti ufficiali, e gli ha dato fuoco”.

Nel comunicato è stato aggiunto che i rivoltosi armati hanno appiccato il fuoco all’edificio del governatorato e alle auto situate vicino ad esso, e hanno cercato di assaltare l’edificio del comando di polizia, dove le guardie del comando li hanno affrontati, il che ha portato alla morte del poliziotto, Mahmoud al-Salmawi.

I leader spirituali drusi guidati dallo sceicco Hammoud Hannawi, nella provincia di Sweida si sono riuniti per discutere gli eventi, hanno rilasciato una dichiarazione forte condannando le rivolte e invitando alla calma generale nella provincia, la loro dichiarazione ha anche ha chiesto la cooperazione con le autorità per eliminare i rivoltosi e riportare la pace nella provincia.

Ora, questo attacco a Sweida potrebbe essere anche un episodio isolato, ma nel caso questo genere di proteste si diffondessero in altre parti della Siria con la strumentalizzazione di governi, media occidentali con la colpa da dare al “Dittatore Assad”, meglio fare qualche precisazione.

Negli ultimi giorni a Damasco c’è stata solo un’ora di elettricità, nelle campagne della capitale siriana manca da giorni.

Le comunicazioni sono scarse, connessioni internet con il contagocce, le industrie faticano a produrre paralizzando tutta la catena della distribuzione, i panifici non producono pane, tutto questo perché i siriani non dispongono più del loro petrolio saccheggiato degli statunitensi.

È tale la scarsità di petrolio che non si trova neanche al mercato nero.

Il buon senso farebbe in modo che le sanzioni debbano cessare immediatamente, ma l’Occidente le guerre le vuole vincere anche quando le ha perse come in Siria, al punto di soffiare sul fuoco di nuove rivolte su un paese già dilaniato.

 Se nel 2011 la Siria era un paese che esportava petrolio, in crescita economica, con il turismo in espansione, un’agricoltura florida, ergo si è potuto distruggere qualcosa, ora ci sarebbero solo le macerie. Quelle stesse macerie prodotte dall’occidente e dai suoi appetiti colonialisti.

Fonte: l’Antidiplomatico

Siria, lo spettro di una nuova rivolta indotta dall'occidente?
Siria, lo spettro di una nuova rivolta indotta dall’occidente?